Gallipoli – Ci sono voluti dieci mesi di udienze, il rinvio a giudizio del marzo scorso ed un’ora di camera di consiglio per giungere a conclusione di una delle faccende giudiziarie che vedono al centro Marco Barba, 45 anni, già affiliato della Sacra corona unita, ex collaboratore di giustizia e con 23 anni di carcere alle spalle per due omicidi quando era ancora minorenne ed ora condannato a dieci anni. La condanna è arrivata davanti alla Corte d’assise di Lecce che ha accolto in pieno le richieste del pubblico ministero. La vicenda trae origine dall’estate 2016 quando Barba mise nel mirino Sandro Quintana, imprenditore della ristorazione col padre e consigliere comunale. Alla famiglia l’allora omicida tornato in libertà aveva fatto recapitare una lettera con minacce, richieste estorsive e due proiettili. Davanti agli stessi, Barba avrebbe esibito in più occasioni una pistola.

Precise le pretese: libero accesso alle discoteche principali della zona; acquisto di camion frigo per il trasporto di prodotti ittici; l’impegno di acquistare mitili e altri frutti di mare per i ristoranti della famiglia Quintana. La situazione era diventata tanto allarmante che a fine turno di lavoro al ristorante principale, i Quintana ed alcuni addetti erano stati accompagnati presso i propri domicili sotto l’occhio vigile dei carabinieri. Da questo e da altro erano maturate le accuse di stalking, tentata estorsione, detenzione di armi, munizioni e otto ordigni esplosivi confezionati artigianalmente (trovare dai carabinieri durante una delle numerose perlustrazioni da casa del Barba), danneggiamenti.

I dieci anni di galera, che sicuramente saranno appellati dagli avvocati del condannato, non sono l’ultimo conto in sospeso con la giustizia del 45enne gallipolino. Barba deve rispondere per l’omicidio dell’ambulante di nazionalità marocchina Khaled Lagraidi, 41 enne (foto sopra), ucciso e  “tombato” in un bidone nel gennaio dell’anno scorso presumibilmente per soldi non restituiti a fronte di forniture di stupefacenti.

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