“A Gallipoli condotta al largo per i reflui depurati”, ma l’ultimo accordo non ne parla

GALLIPOLI. A Nardò dopo due firme solenni di altrettanti accordi intercomunali (coinvolto anche Porto Cesareo ed i suoi reflui), Regione e Comune sono tornati indietro: niente condotta a mare, lunga 2 km, sì al riutilizzo “totale” dei reflui depurati; scarico a mare resta, proprio sotto costa, per i momenti di “troppo pieno”. A Gallipoli, dove la condotta a mare venne decisa alcuni anni fa, non se n’è mai fatto nulla e ancora c’è chi la reclama. A maggior ragione quando il mare, sul litorale nord in località San Leonardo, presenta il conto. “Venite a vedere alle prime ore del mattino – sollecitano gli operatori turistici della zona, costretti a convivere da 15 anni con il divieto di balneazione – quando il mare sotto costa cambia colore (poi l’inclinazione del sole non lo evidenzia più in modo così netto, ndr) e poi qualcuno ci dica come si può  continuare a fare impresa in questa condizione”.

La denuncia arriva in pieno agosto, senza temere che il rimbombo dei media possa nuocere alle attività in essere tra l’inizio della liotrnaea nord e Torre Sabea. Sono esasperati. Né è servito a molto, anzi, il recente protocollo d’intesa sottoscritto da Regione, Aqp, Provincia, Comune e Consorzio di bonifica Ugento li Foggi. In 12 pagine non c’è neanche un accenno alla condotta sottomarina che loro auspicano come soluzione a tutti i problemi. Grazie all’impianto di affinamento di cui è dotato l’impianto depurativo di Gallipoli (al servizio anche di Alezio, Tuglie e Sannicola), si produrranno acque depurate al massimo grado (tabella 4 in gergo) da utilizzare nel distretto irriguo “Brile – Trappeto Raho” di 33 ettari tramite la rete distributiva dl consorzio di bonifica.  Un’altra parte sarà assorbita dall’area di rispetto del depuratore, di circa 6 ettari, in cui in base ad un progetto dell’Acquedotto, verranno impiantati alberi di alto fusto. E il resto dei reflui affinati? Nei momenti della stagione irrigua in cui si verificheranno disponibilità eccessive, le stesse prenderanno la strada dello Jonio, tramite il canale Serrazze che confluisce nel ronco principale di un altro canale, quello dei Samari che sfocia sulla litoranea sud in prossimità dei grandi alberghi. Nella stagione in cui non si innaffiano i campi, quando il surplus sarà quindi maggiore, i reflui non saranno affinati, saranno solo trattati al minimo (tabella 1) e raggiungeranno – proprio com’è adesso – il mare Jonio con sbocco dalla socgliera. Con le conseguenze – cromatiche ma non solo – che si possono vedere a occhio nudo. Nel protocollo  del 3 agosto scorso si stabiliscono anche gli oneri e si stabilisce che questa convenzione tra Istituzioni ed enti durerà fino al 31 dicembre 2018.

Oltre le carte però, starebbero riaffiorando altri orientamenti pro condotta sottomarina. È sicuramente a favore l’assessore alla Tutela del territorio e vicesindaco Cosimo Alemanno. Lo stesso Sindaco Stefano Minerva nei giorni scorsi ha effettuato un sopralluogo con l’assessore regionale all’Ambiente, Anna Maria Curcuruto, a San Leonardo, per far vedere “in diretta” la situazione attuale. Anche in questa occasione si sarebbe parlato della necessità della condotta che porti i reflui depurati al largo. Dando per scontato l’inevitabile scarico a mare quantomeno per i mesi di scarso utilizzo della risorsa idrica, come peraltro ribadito pochi mesi fa dall’allora assessore regionale Giovanni Giannini in un convegno in città, resta da capire il definitivo orientamento del presidente Michele Emiliano che – come si diceva in apertura – la condotta a mare ha azzerato in quel di Nardò per gli scarichi di Nardò e Porto Cesareo.

Commenta la notizia!