Mappa dei fuochi contro chi specula

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I terreni tra la litoranea sud e Li Foggi, teatro di un incendo l’estate scorsa

Gallipoli. Arriva il nuovo catasto delle “aree percorse dal fuoco”. Servirà per evitare speculazioni nelle zone di pregio, a ridosso del parco naturale e lungo il litorale gallipolino, divorate dal fuoco tra il 2009 e il 2010.

Ne fanno parte il parco naturale di Punta Pizzo e zona Li Foggi, le aree nei pressi dell’Hotel Le Sirenè, il canneto della Baia Verde e zona Li Sauli ed anche la pineta di Lido Conchiglie. Il catasto è in fase di aggiornamento e pubblicazione da parte del Comune di Gallipoli sulla scorta dei dati forniti dal Corpo forestale dello Stato.

La lotta agli incendi boschivi può oggi contare su un nuovo e sofisticato sistema messo a punto dagli esperti della Forestale per garantire maggiore sicurezza. La legge quadro in materia obbliga, infatti, i Comuni a censire annualmente i terreni percorsi dal fuoco in modo da applicare con esattezza i vincoli del caso, che vanno dal divieto di modificare la destinazione d’uso dell’area per 15 anni, all’impossibilità di realizzare edifici, esercitare la caccia o la pastorizia per un periodo di dieci anni.

Facendo proprio lo spirito della legge, il Corpo Forestale dello Stato, nell’ambito di un accordo di programma con la Regione Puglia, nell’agosto del 2003, ha promosso la realizzazione dei rilievi delle aree boscate percorse dal fuoco durante il periodo estivo.

I perimetri di tutte le aree incendiate sono state rilevate dai forestali tramite tecnologia gps e i dati ricavati sono stati riportati automaticamente su cartografia, grazie a uno specifico programma di gestione delle informazioni. Nel caso di Gallipoli sono stati rilevati complessivamente oltre 40 ettari di terreno (soprasuolo) nelle aree che nella stagioni estive dell’ultimo biennio sono state “inceneriti” da ben 13 incendi.

Salvo nuove osservazioni, i nuovi vincoli sono già pronti a scattare. In particolare le zone boschive ed i pascoli, i cui soprassuoli sono stati percorsi dal fuoco, non potranno avere una destinazione diversa da quella preesistente all’incendio per almeno quindici anni.

Viene, comunque, consentita la costruzione di quelle opere pubbliche ritenute necessarie alla salvaguardia della pubblica incolumità e dell’ambiente. Inoltre è vietata per dieci anni la realizzazione di edifici nonché di strutture e infrastrutture finalizzate ad insediamenti civili ed attività produttive, fatti salvi i casi in cui per detta realizzazione sia stata già rilasciata autorizzazione in data precedente l’incendio.

Infine sono vietate per cinque anni  le attività di rimboschimento e di ingegneria ambientale sostenute con risorse finanziarie pubbliche, salvo specifica autorizzazione.

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