Gallipoli, la protesta: “Buono il reddito di dignità della Regione, ma così no”. Pagamenti arretrati di 7 mesi

Gallipoli – “Lo hanno istituito per alleviare un po’ i nostri disagi economici, invece se continua così, non fanno altro che accrescerli”, così si sfoga Mario De Salve, di Tuglie (in foto mentre è al lavoro), ammesso al Reddito di Dignità (il ReD appunto), che da giugno scorso si reca alla Mensa della Carità “S. Francesco d’Assisi” di Gallipoli in cambio di alcune centinaia di euro al mese, che però – e questo è il problema suo e di tutti gli altri ammessi a questa misura di sostegno – tardano ad arrivare. Il malumore è diffuso, anche se in pochi si espongono per segnalarlo.

L’aiuto alle persone in difficoltà, anche temporanea Istituito qualche tempo fa dalla Regione Puglia “quale aiuto verso persone che si trovano in difficoltà tali, anche temporanee, da essere al di sotto di quella soglia economica minima per una esistenza almeno accettabile. Il Red  – così è scritto nella nota esplicativa della Regione –  è uno strumento di contrasto alla povertà assoluta e di supporto a un percorso più ampio di inserimento sociale e lavorativo”.  I Comuni, che attraverso i Servizi sociali conoscono bene i problemi economici delle loro comunità, l’hanno visto come una manna dal cielo e si sono subito attivati con l’Ufficio di piano dell’Ambito di zona, in questo caso con Gallipoli capofila; hanno elaborato propri progetti lavorativi e, con le domande pervenute hanno stilato una graduatoria, da cui hanno poi attinto. L’Ambito di zona di Gallipoli (che ricalca il distretto sociosanitario) è formato da Gallipoli e dai Comuni di Alezio, Alliste, Melissano, Racale, Sannicola, Taviano e Tuglie.

I sussidi non arrivano, intanto c’è chi sostiene delle spese Il contributo varia dai 400 ai 600 euro al mese. Mario De Salve lavora cinque giorni la settimana, dal lunedì al venerdì, Natale e Ferragosto compresi, ma di soldi ne ha visti finora ben pochi, solo quelli di  giugno e luglio. “All’appello mancano ancora 7 mesi –aggiunge una signora che presta la sua opera alla Mensa – e nessuno sa dirci quando si sbroglierà questa matassa. Tra poco è Pasqua, e le 600 euro promesse e lavorate mi farebbero comodo”. “Ho una bambina di due anni e la mia compagna da mantenere, oltre l’affitto di casa, e quei 400 euro sarebbero meglio che niente – rileva De Salve –  oltre al fatto di dover raggiungere quotidianamente Gallipoli a mie spese. Non vorrei che al danno si aggiungesse anche la beffa”, conclude amareggiato.

Il Comune preme, con Acli, Cgil e altri ma ancora nessuna certezza “Come Comune siamo in regola – fanno sapere dall’Ufficio del piano di Gallipoli – l’ultima nostra nota di sollecito è del 12 febbraio scorso”, dicono mentre la esibiscono. Loredana Tundo, assessore a Galatina e dirigente provinciale delle Acli, aggiunge: ““Purtroppo tutti i Comuni stanno nella stessa situazione: l’unica cosa da fare è attaccarsi tutti al telefono e fare pressione presso gli uffici regionali”, propone. Anche Gigi Manno, responsabile del patronato Cgil a Gallipoli manifesta il suo disappunto:  “Non trovo parole per definire la situazione al limite del paradosso. Dare dignità alle persone solo a parole per poi, per problemi interni alla  Regione, negargliela nei fatti, è quanto di più assurdo mi sia mai capitato come sindacalista – commenta laconico -pur ammettendo un sia pur minima responsabilità dell’Inps. Qui da noi è una processione continua di persone che ci chiedono di intervenire  e non so più a quale santo rivolgermi”, conclude.

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