Gallipoli, arrivati e ripartiti 800 migranti. Senza più terrore. LE FOTO

GALLIPOLI. Dal terrore di trascorrere la notte in mare a quello del possibile naufragio, dal soccorso notturno fra fiocchi di neve e un vento gelido che soffiava implacabile al sole gallipolino che li ha accolti questa mattina. Così è iniziato l’ultimo giorno dell’anno per i 796 profughi giunti in nottata nel porto di Gallipoli a bordo del cargo “Blue Sky M” abbandonato, probabilmente, dall’equipaggio degli scafisti al largo dell’Isola di Corfù. Ore di paura e di sgomento, accalcati, al gelo, e con il rischio di schiantarsi sugli scogli di Leuca con i loro sogni e le loro speranze. Con un biglietto in tasca, una foto, un indirizzo. Ma il peggio è stato scongiurato. La nave abbordata a circa 15 miglia circa dalla costa di Santa Maria di Leuca dalla guardia costiera della capitaneria di porto di Gallipoli con la collaborazione della Marina militare e dell’Aereonautica militare che attraverso due elicotteri ha permesso al personale di imbarcarsi, è stata guidata in salvo fino al porto di Gallipoli. Nessun decesso come si era pensato in un primo momento, solo tanto freddo e tanta paura. Qualche ricovero per assideramento e controlli per le donne in stato di attesa. La macchina organizzativa, coordinata dal Prefetto di Lecce e dal Sindaco Francesco Errico, secondo le direttive del Ministero, ha funzionato.

Ad accogliere i migranti intorno alle tre della notte , personale medico e sanitario, un’unità mobile del 118, decine di ambulanze, i volontari della protezione civile, quindici i gruppi coinvolti guidati dal presidente cittadino Salvatore Coppola e dal coordinatore provinciale Salvatore Bisanti, i vigili del fuoco e tutte le forze dell’ordine. A cui, nel corso della giornata, si è aggiunta la solidarietà della Caritas e di una parte di cittadinanza che ha dato un grande contributo fornendo viveri, coperte e indumenti. Il comune ha messo a disposizione tre plessi scolastici, Via Giorgio da Gallipoli, via Pavia, Via Gorizia per l’accoglienza. Tre pullman sono partiti direttamente per Otranto.

Nelle prime ore la mensa ospedaliera ha fornito la colazione per tutti e intorno all’una il pranzo. Sono siriani in gran parte. Moltissimi giovani, numerose famiglie con bambini, alcune donne in gravidanza. Fuggono da una guerra ingiusta quanto crudele. Lasciano casa e affetti in cerca di salvezza. Tutti, o quasi, hanno già le idee chiare, i documenti, alcuni persino il passaporto, telefoni e in qualche caso il computer. L’Italia è un passaggio obbligato, la meta è il nord Europa.

I volontari della protezione civile che hanno avuto modo di parlare con i pochi dei quali sono riusciti a vincere la ritrosia, raccontano di giovani di ceto sociale medio. In spalla uno zaino con poche cose, quelle essenziali. Negli occhi la stanchezza e la diffidenza. Nelle gambe ancora tanta energia. Fremono. Aspettano per ore, in piedi, i pullman che li porteranno nei centri di accoglienza da dove poi sperano di proseguire per la meta iniziale. C’è chi chiede di andare a Roma o Milano perché ha già in tasca un biglietto aereo e chi dice di aver pagato oltre duemila euro per questo viaggio che doveva finire al nord. Un uomo di mezza età racconta l’odissea che lo ha portato, dalla Siria, prima in Turchia e poi dopo dieci mesi su questa nave, dilapidando oltre cinquemila dollari diretto in Norvegia. Alle due del pomeriggio i primi tre autobus, con a bordo circa 150 migranti, erano già partiti destinazione Bari e Toscana. Secondo il programma entro la tarda serata ne dovrebbero rimanere solo una settantina a Gallipoli nel plesso di via Giorgio, dove il Comune sta allestendo le brandine e gli spazi e la struttura consentono una permanenza dignitosa, anche se di breve durata. Qualcuno udendo i botti di fine anno che da questa mattina riecheggiano in città si è allarmato. Ma la guerra per ora, per loro, è solo un brutto ricordo.

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