Gaetano Romano, voce di Casarano

di -
0 1320

Simu Salentini. “Muore giovane chi agli dei è caro” dicevano gli antichi. Uno dei tanti luoghi comuni consolatori per una vita strappata troppo presto. Questa sorte toccò ad un giovane poeta di Casarano, Gaetano Romano, di cui si sa poco e quel poco curiosando qua e là nei testi di letteratura dialettale salentina. Ma pure dalle poche testimonianze si ricava il rimpianto per quello che sarebbe potuto essere e che non è stato. La fine sensibilità che traspare dai suoi versi faceva presagire, infatti, un avvenire poetico di tutto rispetto.

Gaetano Romano nacque nel 1883  da Felice e Virginia Musso. Ottenne un impiego alle Poste e fondò a Brindisi il giornale “L’Unione”.   Pubblicò, con lo pseudonimo di Roseo, la raccolta “Canti a vint’anni” che viene definito da Donato Valli  “esile raccolta di liriche di buona impostazione dedominicisiana” (Giuseppe De Dominicis, capitan Black, di Cavallino 1869-1905, è il poeta a cui si deve il merito della diffusione della poesia dialettale.

I suoi versi, popolarissimi, erano e sono tuttora recitati da numerosi cultori della sua poesia). Il giovane poeta Romano scrisse e mise in musica l’inno del Venerdì santo “Vieni o morte” che veniva cantato nel corso della processione. Il canto venne tanto apprezzato dai casaranesi, soprattutto da quelli più vicini alle tradizioni religiose, che la morte del giovane poeta viene rapportata proprio a questo canto. Si racconta, infatti, che egli morì il Venerdì santo del 1910 proprio quando veniva per la prima volta eseguito pubblicamente l’inno che aveva composto.

Di lui si ricordano anche le quattro quartine ispirate al santuario della Madonna della Campana. È nota la devozione del popolo di Casarano e dei paesi vicini verso la Madonna, il cui santuario domina sulla collina tutto il paesaggio circostante. Nella poesia che pubblichiamo accanto  non prevale l’elemento sacro ma si avverte una religiosità diffusa, laica, che coincide con il sentimento della natura. Tutto quello che circonda il luogo tanto caro a tutti i casaranesi, fiori, ulivi, uccelli, vigneti, il mare in lontananza, diventa per il giovane poeta occasione di nostalgia per un “beddhu e sfortunatu amore”                                                                   

Commenta la notizia!