Presicce – Quattro voci, quattro punti di vista, per un unico scopo: presentare il Comitato del no e accennare alle prime motivazioni sul perché essere contrari al progetto di fusione tra Presicce e Acquarica, oggetto del referendum del prossimo 16 dicembre. La manifestazione si è svolta  giovedì 18 ottobre in piazza del Popolo.

L’introduzione è stata affidata alla presidente del Comitato del no Francesca Stendardo, presentatasi all’appuntamento con in mano lo studio di fattibilità. “Chi dice che basta solo leggere per informarsi, sta mentendo. In questo periodo ho avuto modo di confrontarmi più con quelli del sì che con quelli del no: questo ci deve essere, il confronto vero. A chi sollecitava il nostro Comitato a scendere nell’arena, ricordo che esso si è già esposto con azioni concrete: come l’invio della lettera alla settima Commissione della Regione Puglia, in cui abbiamo denunciato che il percorso mancava di partecipazione. Ci preoccupa proprio la fretta con cui si vuole chiudere questo processo”. E continua a spiegare: “Il no nasce dalla nausea della velocità con cui bisogna esprimersi. I veri protagonisti sono le due comunità, le due autonomie municipali che con il voto del 16 ci assumiamo la responsabilità di eliminare. Per fare buone politiche bisognerebbe prima studiare e poi scegliere, mentre la fusione è scelta a priori, per scelta politica e finanziaria”.

La questione economica divide: per i sostenitori del no, non è un argomento valido o esclusivo per scegliere la fusione. Ed è questo il tema che si ripete nei commenti successivi. Come in quello di Tommaso Ciriolo, il secondo a prendere la parola: “Quali sono i reali vantaggi? Certezza di finanziamenti? Benessere per tutti? Riqualificazione? Non condividiamo il metodo e la tempistica, che non permette la discussione profonda che ci dovrebbe essere. Quante persone sanno che a paesi più grandi corrispondono tasse maggiori? Perché noi in poco tempo vogliamo fare passi da gigante, mentre non è stato presentato nessun progetto? Siamo qui a iniziare un percorso di conoscenza e non dobbiamo farci abbindolare da finti orizzonti”.

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Un’altra donna per il terzo intervento. Si tratta di Fania Ciccarone che espone i suoi dubbi come chi l’ha preceduta: “Ricordiamo che la fusione sarà irreversibile, proprio per questo è un obbligo essere informati su tutto. I finanziamenti verranno utilizzati per la macchina amministrativa. Magari per i primi dieci anni tutto andrà bene, e poi? Che succederà al Sindaco dell’undicesimo anno? Ci sarà il dissesto finanziario? Siamo folli se chiediamo certezze?”

Chiude il giovane Rocco Gennaro, di Acquarica, che punta il dito sul tempo perduto a partire dal 2015: “Mi viene da sorridere sentendo dire che grazie alla fusione si abbassano le tasse. Uno degli argomenti del sì è relativo agli introiti: cosa faremo con questi soldi? Investire in demagogia non è mai stato concreto”.

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