Racale. Quando sono comparse all’improvviso, alle spalle delle migliaia di persone rivolte con lo sguardo verso il mare, si sono prese la scena, con una scia tricolore lunga quattro chilometri.

I mitici MB 339 made in Italy, compresa l’ultima versione, non l’hanno mollata più, se non dopo un’altra grande fumata bianca rossa e verde come saluto, una trentina di minuti dopo le 17 di una domenica da ricordare.

Eppure le evoluzioni coreografiche e delicate degli ultraleggeri dell’Aeroclub Vega;  la potenza e la tecnologia dell’inglese Harrier capace di stare immobile sull’acqua come di sfrecciare a 800 chilometri orari; i salvataggi simulati con un elicottero del gruppo di Brindisi da 10mila chilogrammi eppure in grado di planare sul mare, avevano affascinato non poco spettatori e curiosi giunti da ogni parte e “sistemati” sotto pagliette ed ombrelli per il caldissimo sole, lungo sei chilometri di costa tra Mancaversa e Torre Suda.

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Ma la gente aspettava loro, i “magnifici dieci”  della Pattuglia acrobatica nazionale: la Pan con l’esibizione di Torre Suda ha chiuso la stagione italiana; l’aspettano adesso altri cieli, il prossimo sarà quello di Malta. Non li avranno sentiti gli scrosci di applausi dopo esclamazioni di meraviglia e fiati sospesi per le acrobazie che solo professionalità e duttilità del mezzo consentono di fare con grande e tranquillizzante disinvoltura.

In chiusura la levità dei paramotoristi del gruppo Audace: uno zaino con dietro una grande elica che li spinge a 30 chilometri orari massimo, colorati, allegri e rilassanti, come tutta la manifestazione.

Soddisfatto il vicesindaco Francesco Cimino: «L’idea di portare a Torre Suda e Mancaversa le Frecce Tricolori è nata per caso, una sera a cena con un amico. Ci abbiamo messo tutto l’impegno possibile, perché non è affatto facile riuscirci. L’obiettivo che speriamo di aver raggiunto anche solo in piccola parte è l’avvio di una destagionalizzazione del turismo nel Salento. Un ringraziamento al presedente Gabellone e agli amici dell’Aero Club Lecce Vega».

La prima foto è di Carlo Pasca

 

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