Filanto & gli altri discesa infinita

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Casarano. Tra cassa integrazione (straordinaria o in deroga) e mobilità, il destino degli operai del gruppo Filanto pare segnato. «L’azienda non può più produrre», ha affermato – senza mezzi termini – Luigi Prete, il responsabile (di Taurisano) del settore “Risorse umane” del gruppo nel recente tavolo tecnico svoltosi in Provincia dove l’ex colosso del calzaturiero ha ufficializzato la richiesta di concordato preventivo per il ripianamento del debito.

Dovrà seguire (entro il 18 dicembre) la presentazione del nuovo piano finanziario che, se accolto, porterebbe la cassa integrazione “straordinaria ministeriale” per gli 80 operai attualmente con la cassa “in deroga”. L’alternativa sarà la mobilità, preludio del licenziamento. Filanto punta, dunque, a restare attiva nel Salento, per la sola commercializzazione, con una nuova società che potrà assorbire un numero assai limitato degli attuali 644 dipendenti (dei quali ben 471 in cassa integrazione ed appena 175 al lavoro).

Incertezza anche per i lavoratori di Adelchi: qui l’azienda si è detta disposta a revocare la mobilità per 791 operai solo in caso di proroga della cassa. Intanto gli operai lamentano il 2vistoso ritardo” con il quale vengono corrisposte le indennità già maturate. La situazione è al limite e non si escludono gesti eclatanti come quello che nel 2009 vide alcuni operai occupare la fabbrica ed il tetto del Comune di Tricase.

A Matino, intanto, la Romano ha chiesto un altro anno di cassa per 180 operai (su 350) ipotizzando un rilancio nel 2014. «Non abbiamo delocalizzato ma solo perso fornitori: speriamo nel rilancio», hanno fatto sapere i responsabili dell’azienda detentrice del marchio Meltin’Pot.

I lavoratori (nella foto) hanno seguito da vicino, e in centinaia, gli incontri a Lecce, in Provincia e in Prefettura. Vogliono chiarezza (anche da parte dei sindacati) sul loro futuro. E la solidarietà, intanto, corre pure su Facebook. «Noi della “5 Elle” vi avevamo avvisati da tempo che avreste fatto la nostra stessa fine ma non avete aderito mai agli  scioperi nostri o della De Rocco. Però restiamo solidali con voi: combattete perché la colpa non è vostra ma dei datori di lavoro. Auguri e forza», ha scritto sul social network Michele Fracasso.

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