Fiju sulu, fessa crisce

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Moglie, marito e figli, le tre “colonne” su cui si sosteneva il matrimonio; ogni “ampliamento”, se c’era, era ben occultato. Niente famiglie allargate, tutto  scorreva su binari abbastanza rigidi e se c’era flessibilità era tollerata e permessa solo nelle classi alte perché ai nobili, ai ricchi tutto era concesso anche andare contro il buon senso comune a cui invece erano obbligati tutti gli altri.

Su questo numero parliamo di figli, sempre attraverso i proverbi, con la raccomandazione che più volte abbiamo ripetuto: i proverbi non sono depositari di saggezza, ma indicatori di mentalità e bagaglio di tradizioni.

I figli erano sempre  ritenuti il necessario completamento del matrimonio. Anche in periodi difficili erano ben accetti : è vero che erano bocche da sfamare ma anche potenziali braccia da lavoro e speranza di ricchezza futura.

Non si possono certo scegliere: “Fijie e fiji, comu te li dave, te li piji”, ma era auspicabile una famiglia numerosa: “Fiji e cuperchi, nu ssu’ mai superchi”; “Fiji e bicchieri, nu bbastane mai”;”Fiji e turnisi, nu ssuntu mai troppi”.

D’altronde non era consigliabile avere un solo figlio  perché “Fiju sulu, fessa crisce” e “Fiju sulu e ncarizzatu, ddo’ fiate discrazziatu”; e ancora “Fiju uno, fiju nisciunu”. Ma come al solito c’è il proverbio che contraddice quello detto finora. Molti figli? Non è il caso perché :“Fiji muti, malannata sempre” , riferito, appunto all’aumento di  bocche da sfamare.

Particolare attenzione veniva prestata alla figlia, basta dire che veniva considerato un buon matrimonio quello che al primo parto era allietato dalla nascita della femmina: “La bbona mmaritata, face fimmana la prima fiata” e ancora “Ci bboni vicchizzi ole fare, de la fijia fimmana à ncignare”.

La predilezione per le figlia femmina veniva sottolinata dal rapporto con la nuora che non sempre era tranquillo: La nora nu te scarfa e nnu tte ndora: lu fiatu te la fija è quiddu ca te ripija”. Predilezione che si estendeva anche ai nipoti, ai figli della figlia femmina, naturalmente: “La fija te la fija tutta me mpija, tutta me mpija; la fija te la nora, num me fete e num me ndora”

I proverbi dicono la loro anche nel campo dell’educazione dei figli. Assodato il fatto  che “La pesciu arte è ccu crisci fiji”, allora bisogna prendere atto che “Ugnunu bbitua li fiji comu ole e ssape”. Con una raccomandazione comune, però: niente coccole, perché “Fijiu cocculatu”fiju malemparatu” e “Fiju troppu cuttentatu, nu rivesce custumatu”.

In conclusione, molti figli, pochi figli, il dibattito è aperto. Ma alla fine c’è un proverbio, secco, che non ammette aperture in nessun senso:  “Lu veduvu senza fiji tene la meju famija”. Così, senza mezzi termini, senza moglie e senza figli.

 

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