Felline, il laboratorio di Liliana De Lorenzis e i preziosi prodotti delle “incantevoli mani”

Il laboratorio di Liliana De Lorenzis con le allieve intente ad apprendere l’arte dei ricami pregiati. Avranno anche loro incantevoli mani.

Felline. Un viaggio nel tempo, anzi “sul filo” del tempo, a Felline. Basta oltrepassare l’arco di Piazza Caduti e mettersi nelle “incantevoli mani” di Liliana De Lorenzis.

Recita così quell’insegna fuori dal suo laboratorio dove, da quattro anni, si eseguono antichi lavori pregiati: dal tombolo al chiacchierino, dal filet all’hardanger. Ma Liliana, giovane casalinga, ha cominciato dieci anni fa a “cucire addosso” ad altre, anche, quella passione che lei non ha ereditato dalla mamma: «Avevo 12 anni quando osservavo le mie vicine di casa dedicarsi a questo tipo di lavori. Da allora, è cominciato il mio percorso da autodidatta, grazie a libri, tv Internet».

Si è specializzata così tanto, De Lorenzis, da risultare meritevole, l’estate scorsa, di quel riconoscimento andato anche ad altri piccoli imprenditori salentini, in occasione  della rassegna culturale allistina “Premio Kallistos”. Ad applaudirla quella sera, in platea, c’erano le sue allieve, dai trent’anni in su, che la seguono, fedeli, nei corsi da ottobre a maggio.

Non altrettanto si può dire delle sue figlie, “lontane da quel mondo”, come Liliana ammette. A loro, però, c’è da ben credere che quell’arte antica non sia del tutto indifferente, almeno non lo è il corredo cucito dalle “incantevoli mani” della loro mamma.

Qualcuno in famiglia c’è, però, ad essere contagiato dalla magica manualità della donna. È il marito Tebaldo Verardi, anche lui “creatore” di alcuni oggetti artigianali esposti all’interno del piccolo edificio “culla” del laboratorio. Un tempo deposito di attrezzi da lavoro del padre di Liliana, oggi cassaforte di piccoli tesori antichi: non solo tende, centrini e simili, ma anche vecchi oggetti d’arredo che la padrona di casa si diverte a scegliere con cura, in giro per i mercatini delle pulci.

Dal passato familiare, invece, provengono le foto in bianco e nero sulle pareti, la collezione di chiavi e quella di stemmi della Marina militare, quest’ultima a cura del marito. Era il suo lavoro prima di andare in pensione e dedicarsi all’attività teatrale con la sua “Compagnia dei talenti”, sempre ospitata nello stesso laboratorio. Una struttura a duplice uso dunque, anzi triplo: potrebbe essere adibita a B&B, fa sapere Liliana, la camera del piano superiore. Una stanza dai muri “parlanti”, con sovraimpressa una data: 1707. Lassù, dunque, il “filo” del tempo è tirato ancora più indietro.

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