Farmacia all’asta, scontro Tar-Comune

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Melissano. Il commissario ad acta ha pieni poteri e deve porre in essere tutti gli atti necessari a reperire i fondi occorrenti per il pagamento del credito vantato dalla Gialplast, società che curava in precedenza il servizio di Igiene urbana.
“Vittima” il Comune di Melissano, gravato da decreti ingiuntivi per un totale di oltre 725mila euro. Il commissario può dunque vendere anche le quote pubbliche della farmacia comunale.

Lo ha stabilito il Tar di Lecce, presieduto dal giudice Rosaria Trizzino, con un’ordinanza che accoglie l’istanza, depositata il 17 febbraio 2011, dall’Ati Gialplast con la quale chiede richiedeva al Tribunale di precisare i poteri attribuiti al Commissario ad acta, in considerazione della “perdurante inerzia” dell’amministrazione comunale. Il Tar aveva nominato nel settembre del 2010, appunto, un commissario ad acta, il dottor Giuseppe Iannone, per dare esecuzione ai decreti ingiuntivi emessi nei confronti del Comune se non vi avesse provveduto l’ente nei successivi trenta giorni.

Le più recenti ordinanze sono due: la prima faceva riferimento ad un credito di 213mila euro in cui si è deliberato di liquidare e pagare in 10 rate mensili di € 22.135,40 ciascuna a partire data dal 28 febbraio 2011. Nella seconda, si parla, invece, della nota del commissario ad acta, datata 10 marzo 2011, nella quale, dopo aver illustrato la situazione del conto tesoreria del Comune e indicato le somme impignorabili per il primo semestre 2011, dichiarava che il Comune di Melissano non dispone delle risorse finanziarie necessarie per l’esecuzione della sentenza nei tempi a lui assegnati.

Si fa poi riferimento anche ad un “accordo” tra l’Amministrazione comunale e la Gialplast in base al quale la “provvista necessaria” al pagamento delle somme dovute si sarebbe ricavata dalla vendita delle quote della farmacia comunale, la cui fattibilità è ancora in fase di valutazione, a fronte della rinuncia al pignoramento delle quote stesse.

Il Comune precisava però che il Commissario ad acta non avrebbe potuto procedere alla vendita delle quote della farmacia comunale e che i mezzi finanziari per la soddisfazione del credito di Gialplast erano rinvenibili “aliunde”.

L’avvocato Massimo Fasano, che cura gli interessi dell’ente, spiega che l’’ordinanza del Tar “non è condivisibile nella parte in cui ritiene la possibilità di cedere, fra l’altro, le quote intestate al Comune della farmacia comunale. Tale statuizione si pone in netto contrasto con la oggettiva impignorabilità delle quote societarie di spettanza del Comune nella società mista a prevalente partecipazione pubblica come già statuito dal Giudice ordinario dott. Carlo Errico presso il Tribunale di Lecce, sezione distaccata di Casarano, in altra recente vicenda giudiziaria nella quale un creditore aveva sottoposto all’esecuzione le predette quote. Questo giudice ordinario, difatti, ha ritenuto che le quote rientrano nel patrimonio disponibile del Comune e non possono quindi formare diritto a favore di terzi atteso il carattere di servizio pubblico di interesse generale sotteso alla detta partecipazione in ragione dell’evidente finalità mutualistica e pubblicistica del servizio farmaceutico”.

«Ove il Commissario ad acta dovesse procedere alla vendita delle quote – conclude sicuro il legale del Comune – verrebbe ad eludere tale divieto e, per di più, la società farmaceutica dovrà essere sciolta ai sensi dell’art. 5 dello Statuto che riserva una quota di partecipazione al socio pubblico minima pari al 51%, al di sotto della quale lo scioglimento sarebbe automatico. Suggerirò, pertanto, all’amministrazione di impugnare la predetta ordinanza».
Nel braccio di ferro, sembrerebbe profilarsi intanto una transazione tra ditta ed ente locale.

Attilio Palma

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