fernando d'aprileAbbiamo scritto ieri pomeriggio un articolo con una tempestività – confessiamo – non voluta considerato quanto si sarebbe sprigionato da lì a poche ore sull’asse Londra-Washington-Facebook-Wall Street. A corredo c’è una foto del creatore del social più popoloso, incettato e ammaccato (ripresa da Wired, rivista statunitense). Lo abbiamo pubblicato su questo giornale Piazzasalento.it, edito a Gallipoli. Poi questa mattina lo abbiamo rilanciato su Facebook. L’articolo – come potete vedere – trae spunto da una brutta vicenda occorsa ad una donna di Ruffano (Sud Salento), perseguitata dall’ex via internet in una agorà da 2 miliardi di persone perp oi allargarsi a panorami più ampi e, per certi versi, preoccupanti.

Poco dopo ci siamo chiesti se la società di Facebook ha, tra le sue armi con magici algoritmi, quella di controllo delle cattive notizie che la riguardano, piuttosto frequenti in questi ultimi due anni, periodo in cui si è registrato anche un calo di iscritti (sempre dal tetto dei 2 miliardi di individui). Ci siamo domandati se l’avrebbero rimosso o se, più “dolcemente”, l’avrebbe lasciata scorrere ed annegare in quel fiume che, in confronto, il Mississippi è un rigagnolo.

Poche ore e il riscontro, questo sì in automatico, è arrivato. “Metti in evidenza il post per raggiungere più persone” è il canonico invito riservato a quei post che denotano un certo interesse tra i naviganti. Mettere in evidenza vuol dire pagare una somma per la sponsorizzazione che Facebook ti consiglia per accrescere il tuo successo in termini di cliccate. Gli affari sono affari, verrebbe da dire. Ma, a parte questo piccolo episodio,  resta l’impressione sempre più incalzante che il meccanismo messo in moto possa essere sfuggito in tutto o in parte dalle mani del suo ideatore. Da questo e da altro, di cui sentiremo sicuramente parlare a lungo, sono nate altre domande, simili a quelle che in ben altre Stanze si stanno ponendo quanti vogliono capirci qualcosa per poi, magari, volgerlo a proprio vantaggio: Facebook, al centro di bufere giudiziarie di carattere anche penale, è in grado di controllare quanto pubblica? Sa controllare la propria enorme banca dati? O non controlla niente? O fa finta di non poter controllare niente per non pagare dazio? E intanto sa tutto di noi?

Pubblicità

Commenta la notizia!