Gallipoli – L’ultimo libro di Antonio Errico “L’imperfetto lettore” (AnimaMundi edizioni, Otranto giugno 2018) è un inno alla lettura e ai libri. Ha fatto bene Errico a “infilare” come in una collana gli interventi che tiene sul Nuovo Quotidiano di Puglia nella rubrica “I resti di Babele” perché ha dato continuità ad un discorso che la misura dei pezzi in una rubrica giornalistica costringe a pause forzate e a continui rimandi. Come un discorso interrotto continuamente che ora, in questo piccolo libro di 115 pagine, acquista unità  tanto che anche le inevitabili deviazioni appaiono come ricchezza del tema di fondo.

Il bambino che legge, la lettura in tenera età, le maestre che insegnano a leggere (sono più brave di quelle che insegnano a fare i conti), il bambino che in treno legge “Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare” di Luis Sepùlveda mentre gli adulti sono fissi sui loro tablet, i libri letti nell’adolescenza che restano come pietre miliari e punti di riferimento per tutta la vita, i libri prestati, quelli che si leggono a metà o solo nell’incipit, le librerie come luoghi del cuore: tutti temi che ricorrono all’interno dei vari interventi che il metro giornalistico rende brevi e incisivi. Metti la passione di Errico per la lettura, metti la sua passione per l’insegnamento (dirige il liceo Quinto Ennio a Gallipoli) non  appesantita da precetti didascalici,  metti il suo amore per Borges, Ariosto, Calvino  Cervantes, Marquez, Morante (ma l’elenco è ancora lungo): quello che viene fuori dallo scrittore originario di Sannicola è un invito a chi già legge a essere un lettore “imperfetto”, perché in questo caso l’aggettivo non designa un aspetto negativo, anzi.

Il lettore perfetto non esiste  Chi legge  “è uno che ha piena consapevolezza della propria imperfezione… chi legge lo fa per compensare la propria esperienza con quella degli altri. Però non vuole farlo con creature reali” che sono imperfette come lui e crede di poter trovare creature perfette nella finzione. Ma si illude, perché “le creature che vivono nei libri, essendo a immagine e somiglianza dell’uomo, sono imperfette”. Il lettore perfetto, quindi, non esiste o forse è proprio il lettore incontentabile, quello che “prende un libro e lo esplora, come fosse un bosco in cui nessuno ha osato addentrarsi, come fosse un mare che nessuno ha mai navigato, oppure, più semplicemente, come fosse una casa che una volta ha abitato e nella quale ritorna con nostalgia di com’era, per ritrovarsi, per riscoprirsi”. Un libro come ritorno a casa per ritrovare se stessi.

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Come l’indicativo imperfetto  A pensarci bene il lettore “perfetto” è quello che presenta le caratteristiche dell’imperfetto  indicativo: l’incompletezza (la sua libreria è piena di libri ancora da sfogliare), l’abitudine  (non può fare a meno di leggere), la ripetitività (si legge e rilegge il medesimo “libro” di cui si è innamorati nell’adolescenza), il desiderio (mai completamente soddisfatto). E poi l’imperfetto è il tempo della narrazione  e del gioco dei bambini “facciamo che io ero un libro e tu un lettore perfetto…”.

 

 

 

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