Home In evidenza
Notizie in evidenza

 Lecce –   #Pressphobia – la parola scelta per il 2° Forum delle Giornaliste del Mediterraneo, iniziato oggi Bari – è la sintesi della paura della informazione, ma anche delle persone che fanno informazione, tanto da diventare bersaglio da colpite duramente.

C’è anche la #Pressphobia, la paura dell’informazione. Lo hanno raccontato nella prima giornata del Forum promosso da “Giulia giornaliste” Petra Caruana Dongli e Caroline Muscat, raccontando la storia di Daphne Caruana Galizia, la giornalista uccisa il 16 ottobre scorso a Malta in un attentato  mirato a bloccare le scomode inchieste che stava conducendo sulla corruzione nei piani alti. La sua è una storia di giornalismo investigativo che la ha costretta a subire quell’escalation di violenza che con i social,  ha raccontato Caroline Muscat, passa per gli hate speech, la distruzione della reputazione, l’attacco sessista –  Daphne era insultata come “strega” – per poi arrivare alle minacce, agli attacchi all’abitazione o al luogo di lavoro e  terminare nell’esercizio della violenza sulla presona , fino all’omicidio. Un episodio che ha sconvolto l’immagine di Malta come paradiso del benessere e che la rilancia come luogo di corruzione e traffici illeciti che non devono essere scoperti.

Quando costa resistere, da giornalista e da donna. La resistenza in nome del diritto superiore ad essere informati e ad informare è però troppo spesso fatta di solitudine. Solitudine sotto scorta, come quella di Marilena Natale, nella sua non interrotta battaglia per “svelenire”, in tutti i sensi, la sua “terra dei fuochi”. Aggressioni, intimidazioni, querele temerarie: tutti strumenti vissuti sulla propria pelle anche da Ester Castano e Fabiana Pacella di Leverano, e in cui la lotta più grande è quella con la solitudine, con l’isolamento, il discredito sulla propria attività di cronisti. Esempi di numerosi altri casi che coinvolgono giornalisti in Italia (al 52° posto per la libertà di informazione), come a Malta, in Tunisia, in Kosovo, in Turchia e via proseguendo. Per questo il messaggio lanciato in questa giornata è la necessità di costruire una scorta mediatica: l’appoggio della società civile, dei colleghi giornalisti, delle organizzazioni   per contrastare un meccanismo che da subdolo diventa violento di tacitamento della libera informazione. E il supporto anche dall’esterno, importante, ha ribadito Caroline Muscat, per non far spegnere i riflettori sulla vicenda.

Chi sostiene il Forum di “Giulia giornaliste”. Il Forum è organizzato da Giulia giornaliste su un’idea di Marilù Mastrogiovanni di Casarano grazie al contributo di: Corecom della Regione Puglia, Consigliera di parità della Regione Puglia, Fnsi (Federazione nazionale stampa italiana), UsigRai (sindacato giornalisti Rai), Idea Dinamica coop di giornalisti e con il Patrocinio della presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini, Accademia della Crusca, Articolo 21, Ossigeno per l’Informazione, Università degli Studi di Bari, Archivio di Genere presso Uniba, Università del Salento, Lim (Laboratorio Interdisciplinare del Mediterraneo), Centro Studi Osservatorio Donna presso UniSalento, Associazione Una buona storia per Lecce, Comune di Lecce, Creis (centro di ricerca europeo per l’innovazione sostenibile) .

Il programma della seconda giornata a Lecce. Domani seconda giornata a Lecce, Open space di piazza S. Oronzo alle ore 9,30. Introduce Marilù Mastrogiovanni (Giulia giornaliste); intervento di Marina Cosi (originaria di Castrignano del Capo) presidente nazionale “Giulia giornaliste”, Rossella Matarrese, coordinatrice di Giulia giornalista Puglia. Oltre ai saluti istituzionali, si parlerà anche di Daphne, Malta e l’Unione Europea; di di giornalismo embedded o non embedded; di raccontare l’Europa dai confini dell’Europa., di Kossovo e Turchia, di censura e giornalismo di guerra ai tempi dei social media. Chiude i lavori Carlotta Sami, portavoce Unhcr, Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati nel Sud-Europa.

 

Porto Cesareo – Gianfranco Amendola e Piero Angela, Bandabardò e Andrea Camilleri, Luca Carboni e Alessandro Cecchi Paone, don Luigi Ciotti e Licia Colò e poi Leonardo Ferragamo, Marisa Laurito, Neri Marcorè, Luca Mercalli, Piero Pelù, Nicola Piovani, Folco Quilici, Paola Saluzzi, Giovanni Soldini, Dario Vergassola, Alessandro Preziosi ed altre personali hanno messo la loro firma accanto a quelle di esponenti del mondo accademico (Ferdinando Boero dell’Unisalento, ad esempio) per chiedere al presidente del Senato, Pietro Grasso, ed alla senatrice Paola Pelino ed al senatore Giuseppe Marinello, di mettere in calendario al più presto la legge che ha ultimato il suo percorso alla Camera un anno fa: quella che blocca l’uso di microplastiche che finiscono nei nostri scarichi domestici e quindi in mare. Le contengono saponi, creme, gel, dentifrici e molti prodotti cosmetici in commercio.

La Camera ha già detto sì: tocca al Senato. La battaglia, per l’approvazione della norma prima che si sciolga il Senato per le votazioni è stata lanciata dalle associazioni Wwf Italia, Legambiente, Lipu, Lav, Marevivo, MedSharks, Greenpeace. Oltre a scienziati e ricercatori, l’obiettivo  di salvare il mare, in definitiva, essendo non catturabili queste microplastiche (diametro massimo 5 millimertri) neanche dai filtri dei depuratori, è di attivare i filtri umani e di legge tanto che la campagna si chiama “Faidafiltro”, ha l’appoggio convinto di numerose Aree marine protette. L’adesione più recente in ordine di tempo è quella dell’Area marina protetta di Porto Cesareo che comprende anche Portoselvaggio di Nardò. Ha affermato il presidente Remì Calasso: “Ci uniamo all’appello lanciato dalle associazioni ambientaliste già sottoscritto da molte personalità del mondo della ricerca scientifica, dello spettacolo, dello sport, del mondo produttivo e dai rappresentanti delle aree protette italiane. Ne chiediamo l’immediata approvazione”.

Una delle sei minacce emergenti agli oceani. Si legge in un passaggio importante della nota in materia: “L’industria cosmetica utilizza microplastiche come agente esfoliante o additivo in diversi prodotti di uso quotidiano. Quello che molti consumatori ignorano è che queste microplastiche non vengono trattenute dai sistemi di depurazione e finiscono così direttamente in mare. Le microplastiche generano un inquinamento incalcolabile e irreversibile. Lo stesso Rapporto Frontiers 2016, rilasciato dall’Unep, inserisce l’inquinamento da microplastiche negli oceani tra le sei minacce ambientali emergenti. Molti studi confermano – si sottolinea – che una volta in mare queste vengono ingerite dalla fauna, assieme alle sostanze tossiche accumulate. Il rischio è anche lo squilibrio della catena alimentare: pesci e molluschi contaminati da plastica e inquinanti possono finire così sulle nostre tavole”.

 

Gallipoli – Dietro a tanti appuntamenti che danno lustro alla città ci sono inevitabilmente ansie e contrattempi, che magari sfuggono ai più: così, visto da dietro le quinte, è l’atmosfera anche per l’evento clou di fine anno, il tradizionale “sparo del Pupo”.

“Basta navigare a vista, bisogna programmare”. Ce la stanno mettendo tutta i ragazzi dei “Cantieri di Capodanno” perché anche il 2017 (come da qualche tempo in qua sta accadendo grazie a loro) si chiuda nel migliore dei modi, consegnando così al nuovo anno una tradizione tutta gallipolina. Loro però, quelli dei “Cantieri”, non vorrebbero più come accaduto finora, “navigare a vista e col fiato sul collo”. Reclamano una necessaria e chiara programmazione concordata col Comune per la notte di S. Silvestro e l’1 di gennaio, quest’ultima data voluta proprio dal Comune.

Un evento unico con venti gruppi già al lavoro. Sono un fiume in piena Giuseppe Chetta (conosciuto con lo pseudonimo di Peppe Art) e Gianfranco Scialpi, rispettivamente presidente e vice dell’associazione che ha tra l’altro il merito di aver messo insieme una ventina di gruppi sparsi nei vari quartieri (salvo qualche eccezione). “Un evento unico nel suo genere: non ve ne sono altri al mondo di spettacoli simili” dicono Chetta e Scialpi. E’ questa la ragione per cui, già da febbraio hanno scritto al Sindaco Stefano Minerva sollecitando la sottoscrizione di un protocollo d’intesa che coinvolga Comune e Regione Puglia che però non si è concretizzato. “Di recente ci siamo incontrati con Minerva e l’assessore regionale Loredana Capone che si sono dimostrati disponibili – dicono – ma sino ad ora abbiamo visto niente e manca  poco al 31 dicembre”. Il riferimento è alla “riunione strategica per la prossima stagione” tenutasi in Comune a fine ottobre. In quella sede si è capito che l’iniziativa dei Cantieri avrebbe potuto essere confezionata in un progetto da presentare per il bando “InPuglia365” rivolto proprio a quanti con le loro manifestazioni attraggono turisti e vacanzieri nella “bassa stagione”.

“Collaboriamo col Comune, ma urgono risposte”. Sia chiaro che noi siamo per la collaborazione e non intendiamo attaccare nessuno del Comune”. Nella richiesta protocollata a  febbraio si evidenziava anche la necessità di locali dove poter lavorare ed anche di un congruo contributo economico. “Alcuni nostri associati ci chiedono insistentemente locali dove poter lavorare, e noi (il loro quartiere è quello di via Agrigento, ndr) abbiamo gli stessi loro problemi; ci stringiamo nelle spalle, non sapendo che risposte dare.

Emergenza locali: l’ipotesi dei garage dell’ex caserma dei carabinieri. Si parla di locali Proprio l’altro giorno ci è stato detto che, forse, ci avrebbero dato qualche garage dell’ex caserma dei Carabinieri, ma occorre fare in fretta”. Al recente bando dell’assessore al Turismo Emanuele Piccinno che invitava a presentare progetti per l’imminente periodo natalizio, l’associazione di Chetta e Scialpi ha replicato con una nota protocollata il 14 ottobre in cui si reiterano le richieste di febbraio con allegata una bozza di programma, che prevede oltre allo sparo del pupo a mezzanotte, anche mostre, concerti e spettacoli,  dal 27 dicembre a tutto l’1 gennaio, che chiuderebbe le manifestazioni con un gran concerto di Capodanno, l’incendio di un Gigante in cartapesta e i fuochi d’artificio.

Nardò – “Benvenuti nel centro storico di Nardò, città d’arte”. Segue foto di piazza Pio XI e via Anime invase dalle automobili. È l’amara “cartolina” di un post pubblicato oggi su Facebook da Marcello Tarricone, giornalista e residente nel centro storico neretino. L’argomento, di cui si dibatte ormai da decenni, è la chiusura al traffico del centro storico. Cosa che avvenne nel 2015 grazie all’“eroico” primo passo compiuto dall’assessore comunale dell’epoca, Maurizio Leuzzi. Dal perimetro messo al riparo dalle auto son rimaste escluse però altre aree di prestigio della città vecchia e per questo su di esse è stato di fatto dirottato il traffico veicolare. È il caso di via Gaballone, via Anime e piazza Pio XI. Proprio quest’ultima ospita la Cattedrale, la Curia Vescovile e il Museo Diocesano. Si tratta di zone che a parte weekend e festivi, quando almeno “sulla carta” l’accesso alle auto è vietato, durante la settimana sono transito quotidiano per centinaia di veicoli. «Tutti sanno ma nessuno fa niente – scrive Tarricone – e conoscono bene il problema il sindaco Pippi Mellone, gli assessori Giulia Puglia, Mino Natalizio, Ettore Tollemeto, il comandante della Polizia locale, etc. etc.». Come avvenuto per piazza Salandra, l’obiettivo è la chiusura totale al traffico anche delle zone suddette, a tutela sia del patrimonio storico-architettonico che dell’incolumità dei passanti. «Nel luglio 2016 – ricorda Tarricone – oltre 30 cittadini residenti in via Anime e via Gaballone hanno inoltrato una diffida al Comune evidenziando problemi di sicurezza per i pedoni e di staticità degli edifici, oltre ai danni al basolato (quanti soldi buttati…), chiedendo l’immediata chiusura al traffico di piazza Pio XI, piazzetta Calvario e via Fratelli Gaballone. C’è poi il problema della fruibilità turistica, con la Cattedrale secondo attrattore per visite in Puglia negli Open Days 2016. Credo che ai cittadini che chiedono il rispetto dei propri diritti – conclude – vadano date risposte. Le chiacchiere, al di là del colore politico degli amministratori in carica, restano solo chiacchiere. A quella lettera-diffida comunque gli amministratori non hanno mai risposto».

Una riposta potrebbe arrivare – finalmente, direbbero i residenti interessati – a breve. Con il nuovo anno dovrebbero essere installate le video camere di cui si è parlato spesso. Si tratta di cinque impianti che agevolerebbero di molto l’individuazione (tramite la targa dell’automezzo) dei trasgressori finora “perdonati”.

 

Stefano Manca

CASARANO. Il “Meucci” e il “Vanini” di Casarano primeggiano nella classifica stilata dal centro studi “Eduscopio” della Fondazione Agnelli che, per il quarto anno, certifica le scuole superiori che “meglio preparano agli studi universitari o al lavoro dopo il diploma. Il primo istituto, diretto da Concetta Amanti, è primo in provincia per l’indirizzo “tecnico- settore tecnologico” (secondo il “Mattei” di Maglie), mentre il liceo diretto da Maria Grazia Attanasi guida la classifica nell’indirizzo “linguistico” (secondo il “Capece” di Maglie”). Per l’indirizzo “tecnico – settore economico”, invece, primo è il “Cezzi de Castro” di Maglie (secondo il “De Viti De Marco” di Casarano), diretto da Anna Maria Vernaleone. Tra gli altri settori in prima fila le scuole di Lecce, dal “De Giorgi” (indirizzo scientifico), il “Pietro Siciliani” (Scienze umane) e “Palmieri” (Classico).

Per i percorsi universitari dei diplomati, “Eduscopio” valuta gli esami sostenuti, i crediti acquisiti e i voti ottenuti dagli studenti al primo anno di università, quello ritenuto “maggiormente influenzato” dal lavoro fatto durante gli anni della scuola secondaria. Per quanti, invece, non proseguono gli studi e preferiscono “tentare” l’avventura nel mondo del lavoro, il portale verifica se hanno trovato un’occupazione, quanto rapidamente hanno ottenuto un contratto di durata significativa, se il lavoro ottenuto è coerente con gli studi compiuti o se invece è un lavoro qualsiasi.

TAURISANO. Grandi numeri e partecipazioni d’eccellenza per la dodicesima edizione di Agrogepaciok, il Salone nazionale della gelateria, pasticceria, cioccolateria e dell’artigianato agroalimentare svoltosi a Lecce dal 4 all’8 novembre. In migliaia ( con un +12% di presenze rispetto al 2016) hanno affollato il centro fieristico di piazza Palio per scoprire novità ed eccellenze del settore gastronomico nei 10mila metri quadri di area espositiva che ha ospitato più di 130 aziende, in rappresentanza di ben 350 marchi. «Una vetrina di eccellenza per il territorio, che da tempo scommette sul settore agroalimentare come volano di sviluppo dell’economia pugliese, ma anche un’occasione di formazione imperdibile per tanti giovani e professionisti che operano in questo settore», come affermato dai promotori.

Anche quest’anno, infatti, il Salone ha proposto oltre 200 ore di lezioni con grandi chef e maestri chiamati a confrontarsi su tecniche e trucchi del mestiere. Poi masterclass, concorsi nazionali, laboratori in diretta e tantissimi appuntamenti hanno arricchito anche questa edizione. Fra questi, il “Forum di cucina” coordinato da Gigi Perrone (presidente dell’Associazione cuochi Salentini) ha ospitato il noto chef marchigiano Moreno Cedroni (2 stelle Michelin), che ha tenuto uno showcooking sulla sua cucina di mare, rivisitando due piatti della tradizione salentina: “lu quataru” (tipica zuppa di Porto Cesareo) e la “mignulata alla gallipolina”. Il “Forum di pasticceria” coordinato da Antonio Rizzo (presidente Associazione Pasticceri Salentini) ha ospitato invece il pasticcere e cuoco di fama mondiale Rossano Boscolo. Altre dimostrazioni “sul campo” per il “Forum di panificazione” e  nel “Forum di pizzeria”, coordinato da Giuseppe Lucia, campione europeo di pizza acrobatica.

Giovani protagonisti, infine, anche quest’anno nel concorso “Dolci talenti in Puglia” riservato a studenti e pasticceri under 25, vinto dal 21enne di Taurisano Claudio Basile con una reinterpretazione del babà dal titolo “Benvenuti al Sud” (secondo Samuele Vergaro, terzo Matteo Leone). Poi le Olimpiadi del Gelato mediterraneo, vinte quest’anno da Claudio Bove (di Putignano) che ha preceduto Gianluigi De Marco e Caterina Melle. Per il contest “Birrangolo in cucina”, invece, primo posto a Omar Zuccaro (di Lizzanello) e premio per l’estetica ad Angelo Pagliara. Il concorso “Dolci tradizioni – Premio Andrea Ascalone” per il miglior pasticciotto ha premiato Antonella Biasco, di Specchia, titolare della pasticceria Dolcemente a Tricase.

GALLIPOLI. Tutto pronto per la sesta edizione della “Settimana della cultura del mare”, che si terrà a Gallipoli da sabato 21ottobre sino a venerdì 27 ottobre, organizzata dell’associazione “Puglia&mare”, promossa dalla Regione e sostenuta dal Comune. Sette giorni ricchi iniziative intorno, sopra e sotto sua maestà il Mare, con cui la città ha un rapporto antico, intimo e intenso. “Questa settimana è fondamentale per promuovere un modo di vivere il mare anche nella quotidianità – afferma il sindaco Stefano Minerva – e serve a portare avanti anche tutte quelle iniziative su cui vogliamo investire, come la promozione della cultura, l’investimento sulle intelligenze del territorio e l’arte; oltre a rendere protagoniste ovviamente tutte quelle persone che hanno deciso di trascorrere la propria vita in simbiosi con il mare”. Uno dei momenti più importanti di questa edizione,  la mostra internazionale “Madremare”  di libri d’artista in tema, curata da Maddalena Castegnaro ed Enrico Rapinese dell’associazione “Presidi del libro – archivio del libro d’artista Verbamanent” di Sannicola, allestita presso l’aula magna dell’istituto comprensivo Polo 2 in piazza Carducci e visitabile tutti i giorni della Settimana dalle 17 alle 20, con inaugurazione sabato 21 ottobre alle ore 20. In programma laboratori didattici per gli istituti comprensivi cittadini curati dall’associazione Emys, con visite gratuite per minori accompagnati da adulti del “Centro di cultura del mare Marea” nel Chiostro di San Domenico dalle 17 alle 19. Ancora visite guidate con “Nel blu dipinto di blu”, a cura di un’altra associazione cittadina Amart nel centro storico (22 ottobre ore 16,30 con partenza dalla Biblioteca). Note di  “La musica del mare” presso la Sala Coppola a cura del Maestro Enrico Tricarico e del musicologo Giuseppe Lattante (23 ottobre alle 19); spazio anche ad altre forme di arte presso la sala Coppola, come il reading “Madremare” di musica e poesia a cura del “Presidio del libro” e con le letture di Zeromeccanico Teatro (24 ottobre alle 19).  Proiezioni di filmati previste presso la Galleria dei due mari (25 ottobre alle 19); presentazione presso la Biblioteca comunale del progetto del “Parco letterario – l’isola lampante” a cura di Elio Pindinelli (26 ottobre ore 19).

Venerdì 27 ottobre presso la “Galleria dei due mari” corso di formazione professionale per giornalisti intitolato a Domenico Faivre (1933-1997) sul tema: “Comunicare il mare: i grandi eventi all’aperto e la nuova normativa antiterrorismo” con la partecipazione del Questore di Lecce Leopoldo Laricchia, il direttore di Piazzasalento Fernando D’Aprile e dei giornalisti della “Gazzetta del Mezzogiorno Pietro Lisi e Massimo Urbano. La sesta edizione della “Settimana della cultura del mare” si concluderà nella stessa giornata alle 19.30 presso il teatro “Tito Schipa” con “Onde mediterranee”, novità assoluta di questa edizione, serata evento per la consegna dei premi “Vela latina”; riconoscimenti al prefetto Claudio Palomba e al viceprefetto Guido Aprea “per il lavoro svolto in provincia di Lecce per lo sviluppo turistico”. “La grande novità è che la prossima edizione si terrà a maggio, non più in autunno – afferma Giuseppe Albahari, direttore dell’iniziativa e di “Puglia&mare”-  sarà all’aperto e punteremo ancora di più a fare rete con altri soggetti, come ad esempio “Slow food” che punta ad una pesca sostenibile, ed i ristoratori per evitare che parte del pescato vada buttato. Vogliamo collaborare anche con l’associazione “Jonian Dolphin conservation”, che si occupa di preservare la vita dei delfini del Gonfo di Taranto”. Parte intanto per l’edizione 2018 “Icaro”, il concorso nazionale di filmati a tema marinaro realizzati con l’utilizzo di droni . Il regolamento si trova su www.pugliaemare.com.

GALLIPOLI. “Ogni città deve sapere quali sono i flussi turistici che la interessano ed attrezzarsi di conseguenza: ecco i dati ufficiali di Gallipoli”: è stata questa la chiave e il regalo di questa mattina agli operatori turistici (balneari, alberghieri, B&6, campeggi, case vacanza, intrattenimento, promotori culturali) riuniti in Comune con l’assessore regionale al Turismo, Loredana Capone. E i numeri presentati da lei al Sindaco Minerva ed all’assessore comunale Piccinno rafforzano quella che fino a qualche anno fa era una speranza e sta diventando una solida realtà, peraltro in crescita costante. “Sono i turisti stranieri ad aver colmato il calo di turisti italiani durante questi anni di crisi”, fanno notare dall’agenzia regionale “Puglia Promozione”. E il pensiero degli imprenditori ed amministratori gallipolini va subito a corso Roma ancora folto di ospiti d’Oltralpe. Sono svizzeri, tedeschi e francesi ad animare il mercato che, in quattro anni, ha portato Gallipoli da 89.702 arrivi e 450.288 presenze a 113.719 arrivi e 504.651 presenze. Sono ovviamente dati ufficiali ed altrettanto ovviamente c’è chi ha rilevato che la produzione dei rifiuti è stata uguale a 2 milioni di presenze. Siamo ai turisti fantasma, in nero e senza volto, ma questo è un altro discorso.

Tornando alla “realtà”, dal 2013 al 2016 gli arrivi sono aumentati del 26% e le presenze del 12. Detto che la provenienza straniera è in crescita anno dopo anno, nei particolari questo il quadro a tutto il 2016 relativo a Gallipoli: la scelgono più di 18 elvetici su cento, come i tedeschi al secondo posto (18,43% arrivi di cittadini svizzeri, 18,11 tedeschi). Al terzo posto i francesi con un 15,08. Il quarto posto lo si trova  distanziato di quasi otto punti, sempre in tema di arrivi: sono gli inglesi attestati al 7, 62. Il divario tra i provenienti dalla Gran Bretagna e i successivi in graduatoria (Belgio 6,64; Paesi Bassi 5,30) viene spiegato con la presenza di collegamenti aerei diretti con la Puglia. Tra il 3 e il 2% ci sono nell’ordine gli statunitensi, gli austriaci, gli svedesi gli spagnoli, i principali competitori dell’Italia in tema di turismo balneare (che detiene comunque la fetta più grossa del movimento gallipolino) e di altro (cultura, cucina…). Da questi Paesi parte l’80% del turismo estero che interessa la città. “Il livello attuale di belgi e inglesi – è stato rimarcato durante i lavori di programmazione della stagione 2018 di questa mattina in Comune – è potenzialmente molto interessante se servito con linee aeree dirette, perché sono utenti che preferiscono paesaggi, parchi, cicloturismo e gastronomia, tutti ingredienti che da queste parti sono presenti”. Ultimo dato, sempre in base a rilevazioni ufficiali, sulle scelte delle strutture in cui soggiornare: sono stati nel 2016 alberghi da tre e quattro stelle e i campeggi a quattro stelle. Case vacanza e B&b seguono. Da sottolineare infine che se i primi tre Paesi di origine dei villeggianti sono attratti dal mare (e non solo), la gran parte degli altri preferisce altri mesi che non siano quelli estivi.

Salva

LEUCA. Un particolare tipo di compost potrebbe contribuire a salvare gli ulivi salentini dall’attacco della Xylella fastidiosa? Ancora non è scientificamente provato, ma uno dei progetti di sperimentazione in corso ci sta provando. Teatro è il Parco naturale regionale “Otranto – Santa Maria di Leuca”; su alcuni terreni si sta sperimentando un intervento di agricoltura biologica che, qualora desse i risultati sperati, potrebbe essere esteso a tutti e 12 i Comuni che si affacciano sulla costa adriatica meridionale. Il progetto finanziato dalla Regione si chiama “Mabis” e punta alla diffusione e all’applicazione dei metodi di agricoltura biologica integrata e sostenibile, finalizzata al contenimento del complesso di disseccamento rapido dell’olivo (codiro) nelle aree agricole. I partner dell’Ente parco, presieduto dall’ingegnere Nicola Panico, sono l’Università degli studi della Basilicata (rappresentata dal rettore Aurelia Sole), attraverso il Dipartimento delle culture europee e del Mediterraneo: architettura, ambiente, patrimoni culturali (Dicem), e lo spin-off universitario Agrenement di Matera (amministrato da Giuseppe Carlucci). Nella pratica l’esperimento consiste nello spandimento sui terreni di un compost con un contenuto specifico di nutrienti e proprietà organiche ritenute adatte, che unito a un’adeguata irrigazione dovrebbe portare l’olivo a rafforzare le sue difese immunitarie fino a debellare il batterio. La prima fase è iniziata con lo spandimento del compost su tre terreni ubicati a San Dana (frazione di Gagliano del Capo), Alessano e Tricase, con una dose di 160 tonnellate ogni mezzo ettaro. Ora si attende l’analisi degli esperti di UniBas per capire se effettivamente la Xylella stia scomparendo da quegli oliveti. «Secondo noi, le misure biologiche sono la migliore soluzione per intervenire – ha spiegato il presidente Panico – il territorio salentino potrà rinascere se torniamo al modo antico di fare agricoltura unendovi la pratica dell’allevamento».

NARDÒ. Da un caso proibitivo ad una possibile soluzione: l’annullamento dei festeggiamenti civili in occasione della festa di San Gerardo Maiella a causa delle troppo onerose misure di prevenzione per la sicurezza e anti terrorismo, sembra aver dato la spinta necessaria a cercare di trovare una soluzione alla portata delle ricorrenze religiose e civili legate alle tradizioni ed alle identità popolari.

Quanto “pesa” la circolare Gabrielli. La mole di novità introdotta dalla “circolare Gabrielli” del giugno scorso rischia infatti di strozzare sul nascere le feste più piccole, sul cui bilancio non è materialmente possibile caricare anche quei 1.500-2.000 euro per vigilanza, verifiche, autorizzazioni, piani di sicurezza e altro (si pensi alle barriere anti intrusione di automezzi anche pesanti). Il “non abbiamo i soldi necessari” riecheggiato dalla parrocchia guidata da don Luigi Filieri, d’accordo col Comitato festa e il Consiglio pastorale parrocchiale, sembra aver raggiunto l’obiettivo, profeticamente adombrato dal parroco quando aveva detto il 6 ottobre scorso: “Certo, non sono contento del fatto che quest’anno non ci saranno i cosiddetti festeggiamenti civili in occasione della memoria liturgica di San Gerardo, ma sono consapevole che anche questa battuta d’arresto può rappresentare un’opportunità”.

Dalla battuta d’arresto per S. Gerardo Maiella ad una via d’uscita. L’opportunità appunto viene offerta adesso – per questa festa ma si suppone anche per le altre numerose feste parrocchiali e naturalmente per le cinque maggiori per tradizione – da un accordo stretto tra gli amministratori di Gallipoli, Nardò, Galatina e Leverano, in base al quale costi tecnici e strutture di salvaguardia dell’incolumità delle persone saranno condivise ed utilizzabili all’occorrenza in ciascuno dei quattro centri. “Esclusivamente – si sottolinea in una nota del Comune di Nardò che ne dà notizia – per eventi legati ai riti legati e al sentimento religioso”.  Il Sindaco Giuseppe Mellone ha informato della novità il vescovo della diocesi Nardò-Gallipoli. Cambia qualcosa per i festeggiamenti per S. Gerardo Maiella del 14 e 15 prossimi? Si andrà oltre i fuochi d’artificio che il parroco aveva comunque garantito, oltre ai riti molto seguiti dai fedeli? “In attesa che nei prossimi giorni questo accordo tra Nardò, Gallipoli, Galatina e Leverano venga formalizzato, l’”Amministrazione comunale neretina – si legge nella citata nota – ha dato piena disponibilità ad accollarsi “. Inoltre, Palazzo Personé offre l’apporto gratuito di un tecnico, l’ingegnere Gianluigi Barone, per la predisposizione del piano di sicurezza”.

Dal Comune, soldi, tecnico e una tirata d’orecchie. Dalla parrocchia di don Luigi Filieri, al momento, non ci sono prese di posizione né decisioni (ribadite o nuove). Si sa solo che si stanno valutando i nuovi scenari e soprattutto i tempi residui prima della data dell’evento. Quest’ultimo fattore potrebbe far propendere per il mantenimento della decisione già presa. Intanto però arriva alla guida della parrocchia una tiratina di orecchie. È il commento del Sindaco Mellone a chiusura del comunicato del Comune: “Ho anche rammentato al parroco di San Gerardo che sarebbe stato utile essere informati per tempo di queste difficoltà e dei rischi che correva la festa, piuttosto che essere avvisati semplicemente giovedì scorso che la stessa era stata ormai cancellata. Come ho detto a Sua Eccellenza, ci sono le condizioni per salvarla e spero che Don Luigi faccia di tutto nei pochissimi giorni a disposizione. Avessimo saputo prima, avremmo risolto tempestivamente”.

Il comitato di S. Gregorio: “Il Comune ci riunisca”. L’unità d’intenti dei quattro grossi Comuni, che attende peròdi essere messa nera su bianco, ha ovviamente sollecitato l’interesse dei numerosissimi comitati festa della città, un po’ per l’apertura manifestata verso le celebrazioni per San Gerardo, un po’ per i possibili risparmi comunque legati alla predisposizione di piani di sicurezza e tutto il resto, fino ai palchi con delle precise caratteristiche. “Credo che l’Amministrazione comunale – afferma Cosimo Caputo, presidente del comitato della maggiore festa, San Gregorio Armeno – dovrebbe fare il punto della situazione con i parroci e i rappresentanti di tutti i comitati per trovare le possibili soluzioni e far avere a ciascuno un quadro chiaro delle incombenze e delle eventuali agevolazioni”.

CASARANO. Si parlerà del Sistema sanitario pugliese, e dunque anche dell’ospedale “Ferrari” di Casarano, nell’incontro di lunedì 16 ottobre presso la Federazione regionale di Sinistra italiana a Bari. Ne da notizia Mino Borraccino, presidente della commissione Affari generali della Regione, commentando l’occupazione avvenuta questa mattina presso il reparto di Chirurgia pediatrica per impedire  il trasferimento degli arredi al “Vito Fazzi” di Lecce. «Siamo solidali con i cittadini di Casarano e con il comitato pro ospedale che in queste ore hanno occupato il “Ferrari”. Riteniamo profondamente giuste le ragioni che hanno portato a questo gesto esasperato», afferma il consigliere regionale tarantino, da sempre vicino alle rivendicazioni dell’ospedale di Casarano così come delle altre strutture declassate dal Piano di riordino voluto dalla Regione Puglia. Anche da Borraccino, così come dal comitato Pro Ferrari, giunge l’invito a “riaprire il tavolo di discussione con le comunità pugliesi, con le associazioni, e rivedere quanto prima la programmazione degli ospedali sul territorio”. All’incontro programmato in via Abbrescia 13 nel capoluogo saranno presenti sindacati, ordini professionali e comitati di lotta per la difesa degli ospedali insieme all’ex assessore regionale alla Sanità Tommaso Fiore.

Su quanto avvenuto in mattinata a Casarano interviene anche Ignazio Zullo, presidente del gruppo regionale di Direzione Italia, il quale evidenzia come il presidente Emiliano voglia la “partecipazione” dei cittadini su temi come la Tap e la “ignori” per il riordino ospedaliero, in questo caso “senza neppure aspettare il 20 febbraio quando il Tar si esprimerà nel merito del ricorso presentato dal sindaco di Casarano contro il declassamento”.

Intanto la direzione sanitaria del “Ferrari” ha provveduto a verbalizzare quanto accaduto stamattina nel reparto di Chirurgia pediatrica evidenziando che il prelievo degli arredi da una stanza del reparto non è potuto avvenire per l’occupazione da parte del sindaco Gianni Stefàno, di alcuni consigliere e assessori comunali e del presidente del comitato Pro Ferrari Claudio Casciaro. «La direzione medica, nella persona della dott.sa Gabriella Cretì, su ordine del direttore sanitario dott. Antonio Sanguedolce, ha richiesto l’intervento dei carabinieri della Stazione di Casarano. È intervenuto il comandante Amgelo Carbone il quale ha provveduto ad identificare gli otto occupanti” è scritto nel verbale.

 

Un treno delle Ferrovie Sud – Est

GALLIPOLI. La sicurezza prima di tutto: questo l’obiettivo che dovrà essere raggiunto dalle Ferrovie del Sud Est nel giro di due anni, il tempo necessario per realizzare la convenzione che due giorni fa il ministro Graziano Delrio ha firmato con sette Regioni tra cui la Puglia. Si tratta di adeguare in termini di sicurezza  le linee regionali alla rete nazionale. Alle sette Regioni sono stati assegnati complessivamente 237 milioni, di cui la fetta più consistente è toccata alla Puglia con 115, 2 milioni. “I progetti più grossi – ha evidenziato il presidente Emiliano – sono legati essenzialmente alla messa in sicurezza di tutta la rete regionale che ancora non ha l’Scmt, il sistema marcia-treno che blocca il treno in caso di presenza contemporanea di altro treno sulla stessa linea, e a quella infinità di passaggi a livello e altri punti di crisi che possono rendere minore la sicurezza”. La convenzione riguarda la  ferrovia Bari Nord, le ferrovie del Gargano e del Sud Est. In particolare per queste ultime ci sarà anche l’automazione di 26 passaggi a livello. Tutti gli interventi saranno sottoposti alla valutazione “prima e dopo” da parte dell’Agenzia nazionale per la sicurezza ferroviaria. Per la Puglia e le reti locali la questione della sicurezza, secondo Emiliano, è diventato un obbligo dopo il terribile incidente del luglio 2016 sulla linea Andria-Corato,  che costò 23 vittime, e l’incidente, per fortuna senza gravi conseguenze, sulla Galugnano-San Donato. Dopo gli interventi strutturali previsti potrà essere modificato il limite dei 50 orari che fa dei treni della Fse dei veri e propri treni lumaca.

Intanto pare che le linee Maglie-Otranto e Gallipoli-Casarano, pur non essendo sfruttate al massimo,  non saranno soppresse e sostituite da pullman, come  aveva fatto pensare la sospensione poco motivata e per ben due mesi nell’ultima stagione estiva.

CASARANO. Il Tribunale amministrativo regionale non ha bloccato il piano relativamente al destino del “Ferrari” e l’Asl, con la Regione, vanno di conseguenza avanti: sabato alle 8 suonerà la campanella per i reparti di Ostetricia e Ginecologia (accorpati al “Sacro Cuore” di Gallipoli) e Pediatria (al “Fazzi” di Lecce). Entro le ore 8 di sabato prossimo 7 ottobre  il personale interessato sarà trasferito in altre strutture e, quindi, saranno completamente dismessi i reparti citati; ovviamente “non sarà più possibile accettare ricoveri di qualsiasi tipo, né ordinari né urgenti”. In una nota l’Asl comunica che “il provvedimento è stato notificato alle strutture aziendali e unità operative degli ospedali di Casarano e Gallipoli e alla centrale 118, in modo da dare piena attuazione a quanto disposto, nonché alla Giunta regionale, al prefetto e al questore di Lecce, ai sindaci dei Comuni di Casarano e Gallipoli”.

Daniele Battistini

PORTO SELVAGGIO (NARDÒ). È stato ritrovato senza vita il 26enne Daniele Battistini scomparso da Nardò la scorsa domenica. In località “Punta della Lea”, nei pressi di Porto Selvaggio, questo pomeriggio c’è stata la terribile conferma che il ragazzo non fosse uscito di casa per fare una semplice passeggiata, timori peraltro sempre più pesanti col passare dei giorni. Le ricerche di carabinieri e della Protezione civile si sono da subito incentrate su Porto Selvaggio perché qui portavano gli ultimi contatti delle cellule telefoniche agganciate dal telefonino di Daniele. Il corpo dello studente di Scienze infermieristiche (a Lecce) è stato trovato con delle ferite da coltello e, al momento, gli inquirenti sono al lavoro per stabilire le modalità del decesso. Fondamentale sarà la perizia medico legale. Proprio oggi il fratello Andrea aveva lanciato un altro drammatico appello: “Lascia perdere qualsiasi problema, torna da noi. Fallo per mamma e papà che stanno morendo di dolore”.

NARDÒ. Saranno celebrati oggi pomeriggio alle 16.30 presso la parrocchia “San Francesco d’Assisi” i funerali di Daniele Battistini, lo studente neretino 26enne ritrovato cadavere il 5 ottobre scorso nella pineta di Portoselvaggio. In queste ore la salma, che si trova presso la camera mortuaria dell’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce, verrà traslata presso la parrocchia neretina di largo Cappuccini, non lontano dall’abitazione del ragazzo. Ieri pomeriggio il medico legale Roberto Vaglio ha effettuato l’autopsia sul corpo di Battistini stabilendo che il decesso sarebbe avvenuto per emorragia toracica causata da un’unica coltellata. Si farebbe strada dunque l’ipotesi del suicidio, seppur compiutosi in una modalità giudicata rarissima. In attesa però di ulteriori accertamenti il sostituto procuratore Maria Vallefuoco ha aperto un fascicolo a carico di ignoti per presunta “istigazione al suicidio”. Esclusa da subito l’ipotesi della rapina finita in tragedia: lo zaino del ragazzo è stato ritrovato non lontano dal suo corpo, telefonino compreso, ed è stato naturalmente sequestrato per risalire a eventuali contatti avuti da Battistini nelle drammatiche ore della sua scomparsa avvenuta domenica primo ottobre. La città è intanto sgomenta per l’accaduto e continua a interrogarsi sulle cause che hanno portato alla morte del ragazzo stringendosi attorno a papà Elio, mamma Anna e Andrea, fratello maggiore della vittima.

CASARANO. Ospedali e Piano di riordino: il Tar di Bari rinvia la decisione a febbraio. La lunga attesa per l’esito dell’udienza dello scorso 3 ottobre sul ricorso presentato dal Comune di Casarano non ha risolto il rebus sugli ospedali. La seconda sezione del Tar di Bari (presidente Giacinta Serlenga) ha respinto l’istanza cautelare chiesta dal Comune di Casarano fissando il merito del ricorso per l’udienza del 20 febbraio 2018. I giudici amministrativi hanno rilevato che nella bozza di accordo n. 7/2017, relativa alla modifica del regolamento regionale di riordino della rete ospedaliera, “è stata ipotizzata una diversa riorganizzazione dei presidi ospedalieri di Casarano e Gallipoli dando atto della praticabilità di una soluzione che non pregiudichi l’obiettivo del potenziamento dell’efficienza del sistema complessivo”.

L’ordinanza pubblicata quest’oggi non spegne, dunque, le speranze dell’ospedale di Casarano di conservare un ruolo di Primo livello, magari proprio insieme a Gallipoli. Richiamando la bozza d’accordo sottoscritta, sembra che il Tar voglia concedere alla politica altro tempo per trovare una soluzione “condivisa”. Il Tar, infatti, ha deciso di fissare una “sollecita discussione nel merito della controversia prima che la prevista ristrutturazione venga portata interamente a compimento”.

Nel ricorso in questione il Comune di Casarano è rappresentato dagli avvocati Giuseppe Lo Pinto e Fabio Cintioli mentre il comune di Gallipoli dall’avvocato Alessandra Musardo.

 

GALLIPOLI. Malgrado le prime piogge d’autunno, le fonti dell’Acquedotto pugliese restano al minimo e la società preannuncia la riduzione del servizio. Da giovedì 28 settembre verranno effettuate, quotidianamente, manovre di riduzione della pressione idrica su tutto il territorio servito, “garantendo, comunque, i livelli minimi previsti dalla Carta dei servizi”. I maggiori disagi potranno, dunque, aversi nei piani più alti degli stabili senza autoclave o con una insufficiente capacità di riserva.

Nelle sorgenti “storiche” di Caposele e Cassano Irpino la disponibilità d’acqua è ridotta del 34% rispetto alla media del periodo mentre gli invasi registrano un calo di 225 milioni di metri cubi. L’emergenza non ha colpito, finora, gli utenti finali solo perché Aqp è riuscita a recuperare 58 milioni di metri cubi d‘acqua, pari alla portata di una diga di medie dimensioni. Nei mesi scorsi la stessa Regione Puglia ha emesso un decreto per l’emergenza idrica, disponendo il divieto di utilizzare la risorsa per “usi impropri” e ad agosto è stata avviata una campagna di comunicazione finalizzata ad un uso “responsabile” coinvolgendo i Sindaci, molti dei quali hanno emanato ordinanze e misure specifiche sul contenimento dei consumi. «Le attuali, persistenti, condizioni metereologi che impongono una attenzione ancora maggiore e ulteriori misure di prevenzione che coinvolgono tutti: l’azienda, le istituzioni e i cittadini», fa sapere Aqp. Da ciò l’appello ai cittadini per dare il proprio contributo attraverso “piccoli gesti quotidiani”. Acquedotto Pugliese raccomanda di dotarsi di un impianto idrico interno adeguato ai propri fabbisogni, magari provvisto di autoclave o booster.

GALLIPOLI. Non è stato abolito il divieto di piantare alberi di ulivo al posto di quelli uccisi dalla Xylella fastidiosa, batterio da quarantena. La decisione n. 789 del 2015 resta in piedi, a conclusione della “due giorni” di lavori del Comitato fitosanitario europeo, che si tenuta il 21 e 22 settembre a Bruxelles.

Tutti d’accordo a Bruxelles ma non sui rimedi. La deludente notizia viene giustificata col fatto che “non è stato possibile mettere ai voti la proposta di modifica della decisione n. 789/2015 sulla Xylella fastidiosa, atto lungamente atteso e su cui la Regione Puglia da tempo si sta spendendo in ogni sede”, come si legge nella nota della Regione, nonostante che, nel corso della discussione tenutasi a Bruxelles, si sia registrato consenso pressoché unanime da parte di tutte le delegazioni sulle tre modifiche che sono di estremo rilievo per il nostro territorio: autorizzazione al reimpianto dell’ulivo, tutela degli alberi monumentali non infetti nei 100 metri da pianta infetta, liberalizzazione della movimentazione delle tre varietà di vite resistenti alla Xylella (Negroamaro, Primitivo, Cabernet Sauvignon). Le divisioni sono emerse sul “che fare”: l’assenza di soluzioni condivise ha bloccato ogni cosa, senza che si completasse l’analisi di tutti gli articoli del testo e senza quindi poterlo votare.

“Delusione grande, dopo tanto ritardo accumulato. “La delusione è grande – affermano il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano e l’assessore Leo di Gioia – per una notizia che, ancora una volta, priva gli agricoltori e tutto il territorio salentino della possibilità di immaginare un futuro economicamente sostenibile e di restaurare il paesaggio agrario gravemente compromesso dalla Xylella. Questo stop si aggiunge al ritardo accumulato negli scorsi mesi, in cui avevamo già assistito a diversi rinvii pur in presenza di una bozza di decisione utile alla causa del territorio pugliese. Già prima dell’estate, infatti, avevamo denunciato questa situazione che – nei fatti – penalizza esclusivamente il territorio pugliese, poiché negli altri Stati membri il problema non ha questa vastità e portata, anzi in alcuni di essi è del tutto assente. Per questo, già in occasione del primo rinvio avevamo indirizzato al Ministero una nota per segnalare la necessità di giungere con urgenza al voto e di innescare, grazie all’eliminazione del divieto di impianto dell’ulivo in zona infetta, un meccanismo virtuoso di estirpazione delle piante e di riconversione colturale supportata dai finanziamenti del PSR Puglia misure 5.2 e 4.1, che avrebbe comportato anche una riduzione della pressione di inoculo cioè la riduzione del rischio di espansione della malattia”,

Due giorni di Comitato fitosanitario europeo “utili ma non sufficienti”. E’ ritenuto positivo ma non sufficiente dai governanti pugliesi, il fatto che “gli Stati membri abbiano raggiunto il consenso sulle modifiche di interesse per il territorio pugliese, ma ciò non basta: occorre arrivare all’adozione della decisione formale, per poter attuare in concreto queste previsioni”.

Lunedì Regione dal ministro per preparare nuove mosse. “Nel frattempo non staremo con le mani in mano e già da lunedì avvieremo un confronto col Ministero – assicurano Emiliano e Di Gioia – per iniziare a preparare gli atti nazionali che sono necessari per rendere operativo il diritto di impianto di ulivi in zona infetta, affinché esso possa divenire realtà appena la decisione europea entrerà in vigore. Chiederemo inoltre a Roma di far presente alla Commissione europea che qualora le divergenze di vedute tra gli stati membri sui punti contestati della decisione dovessero protrarsi, sarebbe saggio dividere il testo in due parti, portando così al voto in Ottobre gli articoli su cui vi è unanime consenso”.

GALATONE. Sono piuttosto agguerriti e determinati i cittadini che in questi giorni hanno fatto sentire la propria voce sul trattamento riservato in una zona del centro storico di Galatone. I residenti di via Paraporti (la strada che ospita la locale stazione dei Carabinieri) hanno chiesto l’attenzione di amministratori comunali e cittadini per far notare quanto nelle mattine precedenti era accaduto proprio sotto le loro abitazioni: lavori in corso per il manto stradale. Via il vecchio asfalto per fare spazio al nuovo: peccato che nell’operazione riaffiorino i vecchi basolati (si presume di fine ‘800) che sotto il bitume in questi anni sono sopravvissuti in condizioni invidiabili. “è un peccato, non è possibile che ricopriamo una bellezza così con una colata di cemento” lamentano i residenti del borgo antico, che hanno diffuso immagini e video degli operai al lavoro, mentre ricoprono il lastricato con la nuova guaina di catrame.

 

CASARANO. Confermata anche dalla Corte d’Appello la condanna a 14 anni e 8 mesi di reclusione per Tommaso Montedoro. In attesa degli sviluppi giudiziari dell’operazione “Diarchia”, che lo scorso maggio portò all’arresto (insieme ad altri 13) del 41enne di Casarano (ritenuto al vertice del clan mafioso responsabile dell’esecuzione di Augustino Potenza e del tentato omicidio di Luigi Spennato), la conferma della pena arriva nell’ambito del processo di secondo grado per la precedente operazione “Tam Tam”. L’accusa confermata è quella di traffico di droga.  Lo stesso processo ha, invece, confermato l’assoluzione per Marco e Luigi Giannelli, di Parabita, per i quali la procura aveva invocato 8 mesi . Per i vari imputati nel processo per spaccio di droga ed estorsioni tra Taurisano, Acquarica del Capo, Ugento, Matino e Casarano, è venuta meno l’aggravante dell’associazione mafiosa. Le altre condanne sono per Gregorio Leo (di Vernole) a 5 anni, Rocco Trecchi (Taurisano) 8 anni, Antonio Parrotto (Casarano) 2 anni e 10 mesi,  Rosario Sabato (Taurisano)  3 mesi e 10 giorni, Stefano Ancora (Taurisano) 8 anni e 10 mesi, Adamo Causo (Ugento) 9 anni e 2 mesi, Daniele Manco (Taurisano) 7 anni, Carmelo Mauro (Taurisano) 7 anni e 4 mesi, Sabrina Morciano (Ugento)  1 anno e 8 mesi.

 

GALLIPOLI. “Si è agito molto sull’informazione, per far emergere il malessere sommerso; sulle strutture protette come le case rifugio; sulla legislazione resa più severa; poco lavoro è stato fatto sugli autori delle violenze, quasi abbandonati a se stessi. Attenzione: questo non è giustificazionismo ma volontà di capire la situazione andando oltre lo smarrimento e l’indignazione, formulando ipotesi e risposte”: inizia così l’intervista di “Piazzasalento” a Beatrice Sances, di Alezio, quasi 40 anni spesi tra Consultorio familiare del distretto di Gallipoli e corsi con i ragazzi delle Superiori su educazione delle emozioni, educazione sessuale ed altri temi relativi a quella delicatissima fase della vita che è l’adolescenza. Adolescenti come i due ragazzi di Specchia ed Alessano di cui oggi tutti parlano (e sparlano).

Più di qualcosa si è fatto sul versante delle donne; scarso il lavoro e quindi scarsi i risultati sul “se stesso” dell’uomo violento?

“Le aberrazioni mentali cui assistiamo sgomenti lo dicono; altri atteggiamenti meno eclatanti sembrano più accettabili ma devono preoccupare lo stesso. Il punto di partenza, la radice della questione è, a mio parere, che la donna ha fatto un percorso di emancipazione in cui l’uomo non sempre c’è stato, ha imparato, ha raggiunto un’altra armonia di coppia. Anzi, si è sentito sopraffatto, ridimensionato, senza potere ed allora – specie nelle fasce meno abbienti – ha fatto e fa ricorso alla violenza come uno strumento di affermazione del sé.  Noemi viveva forse una relazione di questo genere”.

Anche se con contrasti interiori molto evidenti, tra dichiarazioni assolute di amore e confidenze dolorose e prossime al distacco…

“Questa è la condizione di fondo degli adolescenti, la distanza tra ciò che si è appreso e quello che fai. La mancanza di coerenza che magari rimproverano agli adulti è un connotato tutto loro: riconosco il male, so che il comportamento più giusto è interrompere quel tipo di rapporto ma poi non lo faccio. È un comportamento in linea con la fase culturale attuale, in cui manca l’elemento della riflessione. Si brucia tutto in fretta, di corsa: ti mando uno stimolo, tu non reagisci come volevo e io mi sento uno scarto, tutto in un fiat. Da quello che vedo, quel 17enne si sentiva uno scartato e nessuno ci aveva messo le mani. Anche quando è uscito dalla caserma dei carabinieri ieri sera tardi, davanti alla folla provocatoriamente lui l’ha aizzata, sbeffeggiata: un’ulteriore tentativo di affermazione di sé, come un bullo: è l’unica piattaforma comunicativa che ha, la forza”.

Per cominciare ad uscire dall’impotente annichilimento e dalla rabbia inconsulta e semplicistica, e per recuperare quel “percorso” che tanti uomini non hanno fatto, da dove bisogna ripartire? Ha dei casi limite, nella sua lunga esperienza, da poter indicare come possibili modelli?

“Nessuna verità rivelata. Quello che cerco di fare col mio lavoro è esaltare la cultura della ‘fragilità’ tanto da farla diventare una risorsa in grado di farci diventare uomini e donne consapevoli di sé. Certamente ogni istituzione educante dovrebbe attrezzarsi per agevolare il percorso di questi nostri giovani avventurieri dell’identità. Poi cominciamo col farci domande prima di esprimere opinioni e giudizi. Perché, ad esempio, l’emozione prevalente nei giovanissimi è la rabbia? cosa manca in questa società in cui ‘tutto è permesso’? Io non ho la risposta ma cominciamo a cercarla e magari scopriremo cose insospettabili in cui anche noi adulti siamo compromessi. Il pensiero in questi momenti va ai tanti ragazzi e ragazze seguiti in questi anni, i cosiddetti ‘minori del Tribunale’, dai quali ho molto imparato, soprattutto che la rabbia è frutto della disperazione e dell’umiliazione”.

SPECCHIA. Il giorno dopo il ritrovamento del corpo senza vita di Noemi Durini, uccisa da L. M. di Montesardo (Alessano) – 16 anni lei, 17 lui – sembra mettersi in moto quel meccanismo istituzionale che avrebbero dovuto già essere stato avviato dalle denunce della madre della ragazza. Fossero state tempestive – è l’opinione dei familiari della vittima – forse questo epilogo tragico di un rapporto adolescenziale così travagliato e violento non ci sarebbe stato.

Il ministro della Giustizia Andrea Orlando ha deciso di mandare gli ispettori per verificare i tempi d’intervento della Procura del Tribunale dei minori di Lecce. Si vuole capire se e come si sia risposta alle richieste di aiuto della famiglia di Noemi. Analoga iniziativa del Consiglio superiore della magistratura, l’organo di autogoverno dei magistrati che oggi riunisce sul caso l’Ufficio di presidenza.

Ma tutto torna poi ai protagonisti della drammatica vicenda, a contrada San Salvatore dove sono stati ritrovati i resti della giovane che mancava da casa da dieci giorni. Ora l’autore del delitto è in un istituto di reclusione per minori, reo confesso fino ad indicare il luogo in cui aveva sepolto il “suo“ amore. Il Consiglio regionale dell’Ordine dei giornalisti ha invece fatto un richiamo a quanti stanno seguendo

Per poi informare l’opinione pubblica lo svolgimento delle indagini e della vicenda nel suo complesso, mettendo i giornalisti in guardia dall’alto rischio rappresentato dalle pulsioni emotive le più profonde e incontrollabili, indicando invece la via del rigoroso rispetto delle norme e della deontologia professionale in caso di soggetti minorenni.

Ieri gli studenti universitari di Bari hanno fatto un sit in per ricordare questo ennesimo femminicidio.

 

CASARANO. Si svolgeranno domani alle 17 a Soleto i funerali di Pierpaolo Serra, il 27enne di Soleto ritrovato senza vita, lo scorso martedì, nella sua abitazione di Perugia. La camera ardente verrà allestita presso la cattedrale dove il feretro del giovane sarà intorno alle 9. Questa mattina, a Perugia, si è svolta l’autopsia per risalire alle cause della morte improvvisa dell’universitario (ad un esame dalla laurea in Medicina) e per individuare eventuali responsabilità di terzi soggetti.

Sotto choc le due comunità salentine più direttamente coinvolte dal dramma, ovvero Soleto, dove il padre del giovane, il professor Elio Serra, noto psichiatra, è stato sindaco per dieci anni, e Casarano, dove la madre del ragazzo, la professoressa Maria Grazia Attanasi, è dirigente del Liceo Scientifico “Giulio Cesare Vanini”.

Per la scuola, queste, sono ore e giorni particolarmente difficili, visto che la notizia della tragedia è giunta proprio in avvio del nuovo anno scolastico. Giusto martedì mattina, la dirigente Attanasi aveva accolto in auditorium, con il suo solito entusiasmo, le “matricole” del “Vanini” in una mattinata di festa, consegnando una rosa ad ognuna delle ragazze presenti. Poche ore dopo la notizia che ha sconvolto per sempre l’esistenza di una famiglia e profondamente segnato l’intera comunità scolastica.

Il particolare momento vissuto dal liceo viene espresso nelle parole che i professori Claudia Costanino e Giuseppe Isernia, collaboratori della dirigente, hanno rivolto (sulla home page del sito istituzionale della scuola) “Alla grande famiglia del “Vanini”, ricordando alcuni versi della poesia “Giorgio per giorno” di Giuseppe Ungaretti, ed invitando ad esprimere la vicinanza alla dirigente “continuando a lavorare, studiare e collaborare al meglio delle nostre possibilità secondo le indicazioni che lei ci ha dato sino a ieri per cercare di alleviarle l’ulteriore carico della quotidianità lavorativa”.

Tantissimi i messaggi di cordoglio e di vicinanza espressi – in queste ore -su facebook non appena la professoressa Attanasi, aggiornando l’immagine di copertina, ha pubblicato la foto di Pierpaolo.

SPECCHIA. Noemi Durini è stata ritrovata due giorni fa; ora ci sono da ritrovare altri pezzi di una vicenda il cui ricordo durerà molto a lungo. Occorrerebbe trovare sempre più spazio per una riflessione corale, di comunità, come ha consigliato da questo giornale la dottoressa Beatrice Sances, per recuperare ritardi pesanti sulle attenzione mai date agli autori degli abusi e dei delitti contro le donne. Ma ribolle ancora troppa rabbia e tanti perché dalle risposte facili e ultimative, che tengono inchiodato questo dolore collettivo.

I nodi da sciogliere.

Sul piano delle indagini gli interrogativi non mancano: la 16enne non è morta per i colpi di pietra sferrati dal suo compagno, come accertato ad un esame diagnostico: allora dice il vero l’autore del crimine, il quale ai carabinieri ha parlato di un coltello? E dove sarebbe finita quest’arma? Di chi sono le macchie di sangue nell’auto della 500 in cui si sarebbe svolto l’ultimo incontro tra i due all’alba di domenica scorsa? Ma il 17enne ha fatto tutto da solo o, come ha urlato a “Telerama” il papà dell’uccisa, l’autore sarebbe il padre del giovane che ora in isolamento in una struttura protetta? L’autopsia di sabato dovrebbe chiarire qualche dubbio.

La guerra tra famiglie.

Resteranno tutti interi e strazianti i rapporti dilaniati tra le due famiglie e tra quelli che ormai sono schieramenti in campo. Era lui la rovina di lei o viceversa? Un gioco al massacro, un altro ancora. Molto pare aver pesato l’arcaica cultura di chi concepisce la donna – quale che sia la sua età – come oggetto di proprietà, silenziosa, sempre al suo posto e sempre obbediente, con autonomia zero. Se questo è, c’è chi pensa che – ad un altro livello, beninteso – anche il minore appare una vittima. Lo scambio di accuse continua, come i particolari che cambiano nel racconto del ragazzo. Sarebbe pentito, avrebbe lasciato in casa un biglietto trovato, dopo il rinvenimento del corpo della ragazza, dalla madre; parole con cui sostiene di aver “fatto tutto per voi, vi voleva ammazzare e fuggire con me a Milano”; scrive di sentirsi un fallito. Lontane ormai le immagini di strafottente bullo all’uscita dalla caserma di Specchia, davanti ad una folla violenta quasi al suo stesso livello, almeno nelle espressioni.

I funerali e il circo mediatico.

La madre di Noemi, puericultrice apprezzata, dopo le due denunce inviate alla Procura dei minori di Lecce, ha avuto anche il coraggio di stoppare un funerale-show (maxischermi fuori dalla chiesa, moto rombanti…). Ha invitato ad un comportamento sobrio durante il piccolo percorso che farà la salma della figlia, dalla casa in chiesa. Ma l’impressione che al circo mediatico, in cui tutti i protagonisti sono “buoni” per fare audience, senza eccezione alcuna, non si riuscirà a togliere questo boccone. Il comitato sorto a Specchia con gruppi e associazioni, avrebbe voluto collaborare ai funerali (data la previsione di una grande folla) ma adesso farà altro: in programma iniziative per ricordare lei e le ragazze come lei, vittime di amori corrosi da antichi veleni.

Le Istituzioni zoppicanti.

Il Comune di Alessano (l’omicida abitava nella frazione di Montesardo) riceve dalla Procura del Tribunale dei Minori di Lecce la richiesta di una relazione sul soggetto L. M.; ha tempo 90 giorni per presentarla a partire dal ricevimento dell’istanza che è di fine agosto. La stessa magistratura per minorenni scrive al Comune di Specchia proponendo l’affidamento di Noemi ai servizi sociali; forse è un modo, un altro dopo quello consigliato a più riprese dalle sue amiche, per allontanarla da lui. La data della comunicazione è del 4 settembre, il giorno dopo l’ufficializzazione della scomparsa della donna. Dopo mesi di silenzio ufficiale, ecco una mossa. Un caso che sia stata fatta appena scattato l’allarme? Dubbio legittimo e denso di possibili conseguenze. Il ministro della Giustizia, Orlando, ci vuole vedere chiaro ed ha inviato i suoi ispettori “per vedere è stato fatto tutto il necessario dopo le due denunce della madre”. Si paventano comportamenti del Tribunale “abnormali”. Pure il Consiglio superiore della magistratura riunirà martedì il comitato di presidenza “per verificare se ci sono stati problemi, omissioni oppure no”.
Questo non lo avrebbe mai immaginato. La tragica protagonista di questa storia non lo avrebbe di certo voluto né mai immaginato, ma la sua barbara uccisione ha aperto una importante cerimonia a Palazzo di giustizia di ecce dove questa mattina si è insediato il nuovo presidente della Corte d’Appello, Roberto Tanisi, di Taviano. Il magistrato ha aperto il suo intervento in un’aula magna gremita, parlando proprio di Noemi, “vittima della più grave delle ingiustizie”.

NARDÒ. Il “Grande Fratello” nel 2015; prima ancora Miss Italia (2011) e il programma tv “Veline” (2012). Poi, lo scorso 7 settembre, riecco in uno studio televisivo la 25enne neretina Mary Falconieri, stavolta non per parlare di spettacolo ma di salute. Intervistata da Barbara D’Urso, Mary ha rivelato che una predisposizione genetica la espone a un’alta probabilità di ammalarsi di tumore. Perciò si farà asportare i seni e, dopo aver realizzato il sogno di diventare mamma, anche le ovaie. Decisioni difficili, laceranti, definitive.

«Ho una storia familiare critica – spiega Mary – con mia mamma colpita da tumore dieci anni fa a 35 anni; mia zia a 37 anni e mia cugina a 31. Sotto consiglio dei medici ho eseguito il test genetico, scoprendo che senza intervento ho l’85% di rischio tumore».

A pochi giorni da quell’intervista, su cui ha molto riflettuto prima di esporsi di nuovo davanti al grande pubblico televisivo, la giovane donna ripercorre la sua storia: «Ho saputo di essere positiva alla mutazione del gene Brca1 ad aprile, dopo un test all’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce. Ho guardato in faccia la realtà e rivissuto i momenti negativi della mia vita con mamma, zia e cugina malate di tumore (più altri casi di parenti lontani)». Così Mary affronta la situazione mettendo da parte ansie e paure: consulta oncologi e senologi e poi vola a Milano, direzione Istituto europeo di Oncologia. «Non ho esitato un secondo – ricorda adesso  – a prendere la decisione: mi opero. Non potrò allattare i miei figli ma non avrò il tumore al seno!”». Poi le reazioni degli amici. «Mi facevano i complimenti per il coraggio ma io so solo che amo la vita e voglio viverla, finché posso, in salute. Puoi nascondere quello che vuoi e far finta di nulla ma poi i nodi vengono al pettine». Altro passaggio delicato e coinvolgente, la scelta di raccontare la sua vicenda in un popolare salotto televisivo. «Mi son chiesta: perché non mandare un buon messaggio ai telespettatori spiegando l’importanza della prevenzione?! Ne ho parlato con gli autori. Ammetto che, stavolta sì, ho avuto paura. Di essere fraintesa». Rischio superato: tantissimi i telespettatori che continuano a scriverle in questi giorni. Un plauso a Mary (impegnata nel corso di studi di infermieristica) arriva anche dai suoi concittadini dell’Ant “Don Tonino Bello”, che si occupa di assistenza oncologica: «Condivido la decisione di Mary Falconieri di seguire i consigli dei medici – dichiara la delegata neretina Luciana Fracella – perché la prevenzione salva la vita. Da quest’anno l’Ant organizza anche giornate dedicate alla prevenzione del tumore tiroideo, essendo riusciti ad acquistare un ecografo». Già, la prevenzione: tema sul quale Mary torna ormai spesso. Con una raccomandazione finale: «Lasciamo stare il gossip: stiamo parlando di cose serie».

Voce al Direttore

by -
Ora che è passata la festa – giusta: logistica adeguata a compiti delicati e decisivi per il grado di vivibilità – possiamo tentare...