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GALLIPOLI. Non è stato abolito il divieto di piantare alberi di ulivo al posto di quelli uccisi dalla Xylella fastidiosa, batterio da quarantena. La decisione n. 789 del 2015 resta in piedi, a conclusione della “due giorni” di lavori del Comitato fitosanitario europeo, che si tenuta ieri e oggi a Bruxelles.

Tutti d’accordo a Bruxelles ma non sui rimedi. La deludente notizia viene giustificata col fatto che “non è stato possibile mettere ai voti la proposta di modifica della decisione n. 789/2015 sulla Xylella fastidiosa, atto lungamente atteso e su cui la Regione Puglia da tempo si sta spendendo in ogni sede”, come si legge nella nota della Regione, nonostante che, nel corso della discussione tenutasi a Bruxelles, si sia registrato consenso pressoché unanime da parte di tutte le delegazioni sulle tre modifiche che sono di estremo rilievo per il nostro territorio: autorizzazione al reimpianto dell’ulivo, tutela degli alberi monumentali non infetti nei 100 metri da pianta infetta, liberalizzazione della movimentazione delle tre varietà di vite resistenti alla Xylella (Negroamaro, Primitivo, Cabernet Sauvignon). Le divisioni sono emerse sul “che fare”: l’assenza di soluzioni condivise ha bloccato ogni cosa, senza che si completasse l’analisi di tutti gli articoli del testo e senza quindi poterlo votare.

“Delusione grande, dopo tanto ritardo accumulato. “La delusione è grande – affermano il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano e l’assessore Leo di Gioia – per una notizia che, ancora una volta, priva gli agricoltori e tutto il territorio salentino della possibilità di immaginare un futuro economicamente sostenibile e di restaurare il paesaggio agrario gravemente compromesso dalla Xylella. Questo stop si aggiunge al ritardo accumulato negli scorsi mesi, in cui avevamo già assistito a diversi rinvii pur in presenza di una bozza di decisione utile alla causa del territorio pugliese. Già prima dell’estate, infatti, avevamo denunciato questa situazione che – nei fatti – penalizza esclusivamente il territorio pugliese, poiché negli altri Stati membri il problema non ha questa vastità e portata, anzi in alcuni di essi è del tutto assente. Per questo, già in occasione del primo rinvio avevamo indirizzato al Ministero una nota per segnalare la necessità di giungere con urgenza al voto e di innescare, grazie all’eliminazione del divieto di impianto dell’ulivo in zona infetta, un meccanismo virtuoso di estirpazione delle piante e di riconversione colturale supportata dai finanziamenti del PSR Puglia misure 5.2 e 4.1, che avrebbe comportato anche una riduzione della pressione di inoculo cioè la riduzione del rischio di espansione della malattia”,

Due giorni di Comitato fitosanitario europeo “utili ma non sufficienti”. E’ ritenuto positivo ma non sufficiente dai governanti pugliesi, il fatto che “gli Stati membri abbiano raggiunto il consenso sulle modifiche di interesse per il territorio pugliese, ma ciò non basta: occorre arrivare all’adozione della decisione formale, per poter attuare in concreto queste previsioni”.

Lunedì Regione dal ministro per preparare nuove mosse. “Nel frattempo non staremo con le mani in mano e già da lunedì avvieremo un confronto col Ministero – assicurano Emiliano e Di Gioia – per iniziare a preparare gli atti nazionali che sono necessari per rendere operativo il diritto di impianto di ulivi in zona infetta, affinché esso possa divenire realtà appena la decisione europea entrerà in vigore. Chiederemo inoltre a Roma di far presente alla Commissione europea che qualora le divergenze di vedute tra gli stati membri sui punti contestati della decisione dovessero protrarsi, sarebbe saggio dividere il testo in due parti, portando così al voto in Ottobre gli articoli su cui vi è unanime consenso”.

CASARANO. Confermata anche dalla Corte d’Appello la condanna a 14 anni e 8 mesi di reclusione per Tommaso Montedoro. In attesa degli sviluppi giudiziari dell’operazione “Diarchia”, che lo scorso maggio portò all’arresto (insieme ad altri 13) del 41enne di Casarano (ritenuto al vertice del clan mafioso responsabile dell’esecuzione di Augustino Potenza e del tentato omicidio di Luigi Spennato), la conferma della pena arriva nell’ambito del processo di secondo grado per la precedente operazione “Tam Tam”. L’accusa confermata è quella di traffico di droga.  Lo stesso processo ha, invece, confermato l’assoluzione per Marco e Luigi Giannelli, di Parabita, per i quali la procura aveva invocato 8 mesi . Per i vari imputati nel processo per spaccio di droga ed estorsioni tra Taurisano, Acquarica del Capo, Ugento, Matino e Casarano, è venuta meno l’aggravante dell’associazione mafiosa. Le altre condanne sono per Gregorio Leo (di Vernole) a 5 anni, Rocco Trecchi (Taurisano) 8 anni, Antonio Parrotto (Casarano) 2 anni e 10 mesi,  Rosario Sabato (Taurisano)  3 mesi e 10 giorni, Stefano Ancora (Taurisano) 8 anni e 10 mesi, Adamo Causo (Ugento) 9 anni e 2 mesi, Daniele Manco (Taurisano) 7 anni, Carmelo Mauro (Taurisano) 7 anni e 4 mesi, Sabrina Morciano (Ugento)  1 anno e 8 mesi.

 

GALLIPOLI. “Si è agito molto sull’informazione, per far emergere il malessere sommerso; sulle strutture protette come le case rifugio; sulla legislazione resa più severa; poco lavoro è stato fatto sugli autori delle violenze, quasi abbandonati a se stessi. Attenzione: questo non è giustificazionismo ma volontà di capire la situazione andando oltre lo smarrimento e l’indignazione, formulando ipotesi e risposte”: inizia così l’intervista di “Piazzasalento” a Beatrice Sances, di Alezio, quasi 40 anni spesi tra Consultorio familiare del distretto di Gallipoli e corsi con i ragazzi delle Superiori su educazione delle emozioni, educazione sessuale ed altri temi relativi a quella delicatissima fase della vita che è l’adolescenza. Adolescenti come i due ragazzi di Specchia ed Alessano di cui oggi tutti parlano (e sparlano).

Più di qualcosa si è fatto sul versante delle donne; scarso il lavoro e quindi scarsi i risultati sul “se stesso” dell’uomo violento?

“Le aberrazioni mentali cui assistiamo sgomenti lo dicono; altri atteggiamenti meno eclatanti sembrano più accettabili ma devono preoccupare lo stesso. Il punto di partenza, la radice della questione è, a mio parere, che la donna ha fatto un percorso di emancipazione in cui l’uomo non sempre c’è stato, ha imparato, ha raggiunto un’altra armonia di coppia. Anzi, si è sentito sopraffatto, ridimensionato, senza potere ed allora – specie nelle fasce meno abbienti – ha fatto e fa ricorso alla violenza come uno strumento di affermazione del sé.  Noemi viveva forse una relazione di questo genere”.

Anche se con contrasti interiori molto evidenti, tra dichiarazioni assolute di amore e confidenze dolorose e prossime al distacco…

“Questa è la condizione di fondo degli adolescenti, la distanza tra ciò che si è appreso e quello che fai. La mancanza di coerenza che magari rimproverano agli adulti è un connotato tutto loro: riconosco il male, so che il comportamento più giusto è interrompere quel tipo di rapporto ma poi non lo faccio. È un comportamento in linea con la fase culturale attuale, in cui manca l’elemento della riflessione. Si brucia tutto in fretta, di corsa: ti mando uno stimolo, tu non reagisci come volevo e io mi sento uno scarto, tutto in un fiat. Da quello che vedo, quel 17enne si sentiva uno scartato e nessuno ci aveva messo le mani. Anche quando è uscito dalla caserma dei carabinieri ieri sera tardi, davanti alla folla provocatoriamente lui l’ha aizzata, sbeffeggiata: un’ulteriore tentativo di affermazione di sé, come un bullo: è l’unica piattaforma comunicativa che ha, la forza”.

Per cominciare ad uscire dall’impotente annichilimento e dalla rabbia inconsulta e semplicistica, e per recuperare quel “percorso” che tanti uomini non hanno fatto, da dove bisogna ripartire? Ha dei casi limite, nella sua lunga esperienza, da poter indicare come possibili modelli?

“Nessuna verità rivelata. Quello che cerco di fare col mio lavoro è esaltare la cultura della ‘fragilità’ tanto da farla diventare una risorsa in grado di farci diventare uomini e donne consapevoli di sé. Certamente ogni istituzione educante dovrebbe attrezzarsi per agevolare il percorso di questi nostri giovani avventurieri dell’identità. Poi cominciamo col farci domande prima di esprimere opinioni e giudizi. Perché, ad esempio, l’emozione prevalente nei giovanissimi è la rabbia? cosa manca in questa società in cui ‘tutto è permesso’? Io non ho la risposta ma cominciamo a cercarla e magari scopriremo cose insospettabili in cui anche noi adulti siamo compromessi. Il pensiero in questi momenti va ai tanti ragazzi e ragazze seguiti in questi anni, i cosiddetti ‘minori del Tribunale’, dai quali ho molto imparato, soprattutto che la rabbia è frutto della disperazione e dell’umiliazione”.

SPECCHIA. Il giorno dopo il ritrovamento del corpo senza vita di Noemi Durini, uccisa da L. M. di Montesardo (Alessano) – 16 anni lei, 17 lui – sembra mettersi in moto quel meccanismo istituzionale che avrebbero dovuto già essere stato avviato dalle denunce della madre della ragazza. Fossero state tempestive – è l’opinione dei familiari della vittima – forse questo epilogo tragico di un rapporto adolescenziale così travagliato e violento non ci sarebbe stato.

Il ministro della Giustizia Andrea Orlando ha deciso di mandare gli ispettori per verificare i tempi d’intervento della Procura del Tribunale dei minori di Lecce. Si vuole capire se e come si sia risposta alle richieste di aiuto della famiglia di Noemi. Analoga iniziativa del Consiglio superiore della magistratura, l’organo di autogoverno dei magistrati che oggi riunisce sul caso l’Ufficio di presidenza.

Ma tutto torna poi ai protagonisti della drammatica vicenda, a contrada San Salvatore dove sono stati ritrovati i resti della giovane che mancava da casa da dieci giorni. Ora l’autore del delitto è in un istituto di reclusione per minori, reo confesso fino ad indicare il luogo in cui aveva sepolto il “suo“ amore. Il Consiglio regionale dell’Ordine dei giornalisti ha invece fatto un richiamo a quanti stanno seguendo

Per poi informare l’opinione pubblica lo svolgimento delle indagini e della vicenda nel suo complesso, mettendo i giornalisti in guardia dall’alto rischio rappresentato dalle pulsioni emotive le più profonde e incontrollabili, indicando invece la via del rigoroso rispetto delle norme e della deontologia professionale in caso di soggetti minorenni.

Ieri gli studenti universitari di Bari hanno fatto un sit in per ricordare questo ennesimo femminicidio.

 

CASARANO. Si svolgeranno domani alle 17 a Soleto i funerali di Pierpaolo Serra, il 27enne di Soleto ritrovato senza vita, lo scorso martedì, nella sua abitazione di Perugia. La camera ardente verrà allestita presso la cattedrale dove il feretro del giovane sarà intorno alle 9. Questa mattina, a Perugia, si è svolta l’autopsia per risalire alle cause della morte improvvisa dell’universitario (ad un esame dalla laurea in Medicina) e per individuare eventuali responsabilità di terzi soggetti.

Sotto choc le due comunità salentine più direttamente coinvolte dal dramma, ovvero Soleto, dove il padre del giovane, il professor Elio Serra, noto psichiatra, è stato sindaco per dieci anni, e Casarano, dove la madre del ragazzo, la professoressa Maria Grazia Attanasi, è dirigente del Liceo Scientifico “Giulio Cesare Vanini”.

Per la scuola, queste, sono ore e giorni particolarmente difficili, visto che la notizia della tragedia è giunta proprio in avvio del nuovo anno scolastico. Giusto martedì mattina, la dirigente Attanasi aveva accolto in auditorium, con il suo solito entusiasmo, le “matricole” del “Vanini” in una mattinata di festa, consegnando una rosa ad ognuna delle ragazze presenti. Poche ore dopo la notizia che ha sconvolto per sempre l’esistenza di una famiglia e profondamente segnato l’intera comunità scolastica.

Il particolare momento vissuto dal liceo viene espresso nelle parole che i professori Claudia Costanino e Giuseppe Isernia, collaboratori della dirigente, hanno rivolto (sulla home page del sito istituzionale della scuola) “Alla grande famiglia del “Vanini”, ricordando alcuni versi della poesia “Giorgio per giorno” di Giuseppe Ungaretti, ed invitando ad esprimere la vicinanza alla dirigente “continuando a lavorare, studiare e collaborare al meglio delle nostre possibilità secondo le indicazioni che lei ci ha dato sino a ieri per cercare di alleviarle l’ulteriore carico della quotidianità lavorativa”.

Tantissimi i messaggi di cordoglio e di vicinanza espressi – in queste ore -su facebook non appena la professoressa Attanasi, aggiornando l’immagine di copertina, ha pubblicato la foto di Pierpaolo.

SPECCHIA. Noemi Durini è stata ritrovata due giorni fa; ora ci sono da ritrovare altri pezzi di una vicenda il cui ricordo durerà molto a lungo. Occorrerebbe trovare sempre più spazio per una riflessione corale, di comunità, come ha consigliato da questo giornale la dottoressa Beatrice Sances, per recuperare ritardi pesanti sulle attenzione mai date agli autori degli abusi e dei delitti contro le donne. Ma ribolle ancora troppa rabbia e tanti perché dalle risposte facili e ultimative, che tengono inchiodato questo dolore collettivo.

I nodi da sciogliere.

Sul piano delle indagini gli interrogativi non mancano: la 16enne non è morta per i colpi di pietra sferrati dal suo compagno, come accertato ad un esame diagnostico: allora dice il vero l’autore del crimine, il quale ai carabinieri ha parlato di un coltello? E dove sarebbe finita quest’arma? Di chi sono le macchie di sangue nell’auto della 500 in cui si sarebbe svolto l’ultimo incontro tra i due all’alba di domenica scorsa? Ma il 17enne ha fatto tutto da solo o, come ha urlato a “Telerama” il papà dell’uccisa, l’autore sarebbe il padre del giovane che ora in isolamento in una struttura protetta? L’autopsia di sabato dovrebbe chiarire qualche dubbio.

La guerra tra famiglie.

Resteranno tutti interi e strazianti i rapporti dilaniati tra le due famiglie e tra quelli che ormai sono schieramenti in campo. Era lui la rovina di lei o viceversa? Un gioco al massacro, un altro ancora. Molto pare aver pesato l’arcaica cultura di chi concepisce la donna – quale che sia la sua età – come oggetto di proprietà, silenziosa, sempre al suo posto e sempre obbediente, con autonomia zero. Se questo è, c’è chi pensa che – ad un altro livello, beninteso – anche il minore appare una vittima. Lo scambio di accuse continua, come i particolari che cambiano nel racconto del ragazzo. Sarebbe pentito, avrebbe lasciato in casa un biglietto trovato, dopo il rinvenimento del corpo della ragazza, dalla madre; parole con cui sostiene di aver “fatto tutto per voi, vi voleva ammazzare e fuggire con me a Milano”; scrive di sentirsi un fallito. Lontane ormai le immagini di strafottente bullo all’uscita dalla caserma di Specchia, davanti ad una folla violenta quasi al suo stesso livello, almeno nelle espressioni.

I funerali e il circo mediatico.

La madre di Noemi, puericultrice apprezzata, dopo le due denunce inviate alla Procura dei minori di Lecce, ha avuto anche il coraggio di stoppare un funerale-show (maxischermi fuori dalla chiesa, moto rombanti…). Ha invitato ad un comportamento sobrio durante il piccolo percorso che farà la salma della figlia, dalla casa in chiesa. Ma l’impressione che al circo mediatico, in cui tutti i protagonisti sono “buoni” per fare audience, senza eccezione alcuna, non si riuscirà a togliere questo boccone. Il comitato sorto a Specchia con gruppi e associazioni, avrebbe voluto collaborare ai funerali (data la previsione di una grande folla) ma adesso farà altro: in programma iniziative per ricordare lei e le ragazze come lei, vittime di amori corrosi da antichi veleni.

Le Istituzioni zoppicanti.

Il Comune di Alessano (l’omicida abitava nella frazione di Montesardo) riceve dalla Procura del Tribunale dei Minori di Lecce la richiesta di una relazione sul soggetto L. M.; ha tempo 90 giorni per presentarla a partire dal ricevimento dell’istanza che è di fine agosto. La stessa magistratura per minorenni scrive al Comune di Specchia proponendo l’affidamento di Noemi ai servizi sociali; forse è un modo, un altro dopo quello consigliato a più riprese dalle sue amiche, per allontanarla da lui. La data della comunicazione è del 4 settembre, il giorno dopo l’ufficializzazione della scomparsa della donna. Dopo mesi di silenzio ufficiale, ecco una mossa. Un caso che sia stata fatta appena scattato l’allarme? Dubbio legittimo e denso di possibili conseguenze. Il ministro della Giustizia, Orlando, ci vuole vedere chiaro ed ha inviato i suoi ispettori “per vedere è stato fatto tutto il necessario dopo le due denunce della madre”. Si paventano comportamenti del Tribunale “abnormali”. Pure il Consiglio superiore della magistratura riunirà martedì il comitato di presidenza “per verificare se ci sono stati problemi, omissioni oppure no”.
Questo non lo avrebbe mai immaginato. La tragica protagonista di questa storia non lo avrebbe di certo voluto né mai immaginato, ma la sua barbara uccisione ha aperto una importante cerimonia a Palazzo di giustizia di ecce dove questa mattina si è insediato il nuovo presidente della Corte d’Appello, Roberto Tanisi, di Taviano. Il magistrato ha aperto il suo intervento in un’aula magna gremita, parlando proprio di Noemi, “vittima della più grave delle ingiustizie”.

NARDÒ. Il “Grande Fratello” nel 2015; prima ancora Miss Italia (2011) e il programma tv “Veline” (2012). Poi, lo scorso 7 settembre, riecco in uno studio televisivo la 25enne neretina Mary Falconieri, stavolta non per parlare di spettacolo ma di salute. Intervistata da Barbara D’Urso, Mary ha rivelato che una predisposizione genetica la espone a un’alta probabilità di ammalarsi di tumore. Perciò si farà asportare i seni e, dopo aver realizzato il sogno di diventare mamma, anche le ovaie. Decisioni difficili, laceranti, definitive.

«Ho una storia familiare critica – spiega Mary – con mia mamma colpita da tumore dieci anni fa a 35 anni; mia zia a 37 anni e mia cugina a 31. Sotto consiglio dei medici ho eseguito il test genetico, scoprendo che senza intervento ho l’85% di rischio tumore».

A pochi giorni da quell’intervista, su cui ha molto riflettuto prima di esporsi di nuovo davanti al grande pubblico televisivo, la giovane donna ripercorre la sua storia: «Ho saputo di essere positiva alla mutazione del gene Brca1 ad aprile, dopo un test all’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce. Ho guardato in faccia la realtà e rivissuto i momenti negativi della mia vita con mamma, zia e cugina malate di tumore (più altri casi di parenti lontani)». Così Mary affronta la situazione mettendo da parte ansie e paure: consulta oncologi e senologi e poi vola a Milano, direzione Istituto europeo di Oncologia. «Non ho esitato un secondo – ricorda adesso  – a prendere la decisione: mi opero. Non potrò allattare i miei figli ma non avrò il tumore al seno!”». Poi le reazioni degli amici. «Mi facevano i complimenti per il coraggio ma io so solo che amo la vita e voglio viverla, finché posso, in salute. Puoi nascondere quello che vuoi e far finta di nulla ma poi i nodi vengono al pettine». Altro passaggio delicato e coinvolgente, la scelta di raccontare la sua vicenda in un popolare salotto televisivo. «Mi son chiesta: perché non mandare un buon messaggio ai telespettatori spiegando l’importanza della prevenzione?! Ne ho parlato con gli autori. Ammetto che, stavolta sì, ho avuto paura. Di essere fraintesa». Rischio superato: tantissimi i telespettatori che continuano a scriverle in questi giorni. Un plauso a Mary (impegnata nel corso di studi di infermieristica) arriva anche dai suoi concittadini dell’Ant “Don Tonino Bello”, che si occupa di assistenza oncologica: «Condivido la decisione di Mary Falconieri di seguire i consigli dei medici – dichiara la delegata neretina Luciana Fracella – perché la prevenzione salva la vita. Da quest’anno l’Ant organizza anche giornate dedicate alla prevenzione del tumore tiroideo, essendo riusciti ad acquistare un ecografo». Già, la prevenzione: tema sul quale Mary torna ormai spesso. Con una raccomandazione finale: «Lasciamo stare il gossip: stiamo parlando di cose serie».

GALLIPOLI. Primo esempio. Ha realizzato un nuovo complesso abitativo in città in questi ultimi anni. Quando gli si chiede “come vanno le vendite?“ guarda i cartelli ancora col “vendesi” e dice: “Li avrei venduti già tutti, di sicuro, se solo avessi accettato denaro in contanti”. Ma non è legalmente possibile: Sono immobili da 350-450mila euro l’uno. “Sa quanti commercianti, imprenditori e… altri hanno scatoloni pieni di soldi a casa? Non può immaginare. Ma poiché proviene da attività non dichiarate fiscalmente, non possono che trovare sbocchi non ufficiali”. Qui o altrove.

Secondo esempio. Poco importa se questo episodio è accaduto l’anno scorso o in queste settimane, il senso non muta. Un uomo si ritira a casa nel centro storico a bordo del suo motociclo. È quasi l’alba. Entra, lascia il borsello che porta con sé e va in un’altra stanza. Qualcuno deve averlo seguito o lo stava aspettando conoscendo bene lui e i suoi orari, chissà. Il borsello sparisce, con dentro documenti e soldi. Tanti soldi, tanti da non poter andare a fare denuncia per il furto. Sarebbero altri guai: come giustificare quei 15mila euro in contanti? Cosa dire ai carabinieri? Certo, non la verità: erano il guadagno di due settimane di “apecalessino”. Senza scontrini.

Terzo esempio. Imperversano soprattutto nella città vecchia – così dicono ristoratori e loro dipendenti – gruppi di vacanzieri che cenano e poi spariscono, facendo ricorso a sistemi tra i più fantasiosi. Ma gli autori dei raggiri non possono certo essere ammirati: i danni sono dell’ordine di migliaia di euro. Che fare? Denunciare alle forze dell’ordine, come sarebbe ovvio? Ci pensano ma l’ipotesi viene lasciata cadere; se vengono “quelli”, poi magari fanno domande sul personale, vogliono vedere documenti, controllano qualche conto… No, meglio fare da sé, fare un patto di “mutuo soccorso” e stare con gli occhi aperti. Nel caso con maggiore risonanza, così è stato. Tanti colpi ma nessuno che abbia denunciato, alla fine, qualcun altro. Pure le botte (“sacrosante”) in nero.

A Lecce e in provincia i posti letto sono 87.800 tra alberghi (306: a Riccione sono 400), b&b, case vacanza, camping. Nello stesso periodo – anno 2016 – gli arrivi registrati durante l’estate per il comparto turismo e collegati, sono stati 915mila; molto probabilmente e realmente sono stati molti di più. Dai dati della Camera di commercio di Lecce le tendenze registrate sono in crescita: alloggi e ristorazione +30%; servizi alla persone +11,6;  servizi alle imprese +40%. Da giugno a fine agosto di quest’anno, secondo la Cna Balneatori, il solo turismo marino ha segnato un +23% in Puglia, anche se al primo posto resta l’Emilia Romagna (due punti in più).

Il settore tira e anche se – come a Gallipoli – proprio in agosto si notano flessioni per alberghi e campeggi, la gallina dalle uova d’oro continua a vivere il suo ciclo prezioso. Come il sempre massiccio movimento economico non dichiarato, che agisce senza lasciare tracce, che fa sparire gran parte di quelle “uova d’oro”. Lo dicono, oltre il diffuso e verificato sentire comune, gli incassi dalle tasse di soggiorno. Se la pubblicistica corrente incorona Gallipoli, i soldi incassati da presenze vere dichiarano che la “regina” del Salento è Ugento: 400mila euro incamerati contro i poco più di 300mila della “città bella”. Segue a distanza Nardò.

Se non per fatti di cronaca nera (nella media con altri centri molto attrattivi); se ci sono alcune criticità persistenti nell’organizzazione locale della stagione clou (temi trattati nei precedenti due servizi Il “caso Gallipoli”/1 e Il “caso Gallipoli”/2), per la mole di risorse sotterranee, il “caso Gallipoli” allora esiste? Naturalmente non ci sono dati, ma stime desumibili sì. Si pensi intanto che la Regione certifica che solo un turista su cinque è “in chiaro”, dichiarato, ufficiale. Ma nella classifica dei vacanzieri invisibili Gallipoli è in cima alla classifica con Lecce e Ugento. Tra le conseguenze – l’utilizzo di un ambiente pregiato senza giusti ritorni per la comunità – eccone un’altra: tanta moneta non arriva ad irrorare adeguatamente i tanti addetti che fanno vivere bar, ristoranti, stabilimenti balneari, imprese di pulizie, fornitori di servizi vari. Si parla di retribuzioni nei due mesi centrali di 400 euro a settimana (per quattro ore giornaliere che diventano il doppio nel fine settimana ma con la stessa paga), senza giorno di riposo; di voucher di 10 euro usati per “coprire” la prestazione e l’aggiunta di contanti per arrivare ai 25 canonici. Anche quest’anno – ne sono convinti al sindacato – a fine stagione ci sarà la pioggia di vertenze degli ormai ex addetti; in moltissimi casi finiranno con transazioni concordate per evitare lunghi processi. Intanto il fiume di euro scorre, insensibile alle vicende umane. Ma dove va a finire? Se ne parlerà nel prossimo servizio. E forse si potrà intravedere in cosa consiste davvero il “caso Gallipoli”.

In attesa delle escursioni nel gallipolino di fine settembre, tornano a Lecce le passeggiate in bicicletta con Salento Bici Tour per il progetto “#Aocchichiusi”, rivolto a persone con bisogni speciali e sponsorizzato da PugliaPromozione. Dopo le uscite del 26 e del 27 agosto, questa volta l’appuntamento è per sabato 2 e domenica 3 settembre, sempre nel capoluogo. «L’iniziativa – affermano i promotori – apre una nuova frontiera per il turismo pugliese dando ai non vedenti la possibilità di andare sulle due ruote in tandem o tre ruote in risciò per godere delle bellezze turistiche». Per l’occasione, i partecipanti potranno “toccare con mano”, ad esempio, i profili dei palazzi, delle piazze e del barocco leccese grazie a delle stampe in rilievo. Un’altra particolarità del progetto è che a essere coinvolti non saranno solo i non vedenti, ma anche i ‘normodotati’, cioè tutti i turisti o i cittadini di Lecce.  Se i non vedenti andranno in risciò gli altri potranno seguire con le biciclette: arrivati però nei punti di interesse tutti i partecipanti verranno bendati e “guarderanno” la realtà con un’altra prospettiva. 

«L’idea di proporre il turismo in bicicletta e in risciò per i non vedenti – afferma Carlo Cascione, responsabile di Salento Bici Tour – nasce anche dal fatto che la bicicletta e i risciò consentono un’esperienza del mondo che coinvolge tutti i sensi». Al progetto partecipano anche Sonia Ligorio di Veloservice e anche Woytek Krawiec, un ragazzo polacco che è in Italia grazie a un progetto di “Erasmus per giovani imprenditori” rivolto al turismo per non vedenti. A fine settembre si utilizzeranno i tandem per le escursioni nei paesi dell’entroterra Gallipolino (Tuglie, Alezio, Aradeo, Seclì, Neviano) all’interno del Sac Salento di mare e di pietre, con dei veri e propri percorsi ciclo-turistici tra i vari paesi.

L’inaugurazione Boncuri

NARDÒ. Non è andata proprio giù a “Diritti a Sud”, associazione riconosciuta da tutti in prima linea per impegno ed esperienza a fianco dei migranti,  quella frase pronunciata dal sindaco Giuseppe Mellone lo scorso 23 agosto a Boncuri nel corso dell’inaugurazione del “villaggio accoglienza” per i lavoratori stranieri. “Chi oggi non gioisce è amico degli schiavisti”, aveva detto il primo cittadino. L’associazione, in un primo tempo coinvolta dall’Amministrazione comunale nella gestione della Masseria Boncuri, respinge questa equazione e ne spiega in una lunga nota le ragioni. «Noi non crediamo ci sia molto da festeggiare – fa sapere il sodalizio presieduto da Rosa Vaglio – la strada da fare è ancora tanta. Quegli angusti container chiusi in un recinto, per quanto siano comunque un tetto sulla testa delle persone, non sono contemplati nella nostra idea di accoglienza». La polemica è nata proprio attorno alla nascita della foresteria per lavoratori stranieri che la Regione Puglia ha fatto allestire in via Lecce (Nardò e Foggia sono i primi due esperimenti sul territorio regionale). Ed è proprio questo modello – container da quattro posti letto ciascuno con aria condizionata; cucina, bagni e presidio medico – accessibile esclusivamente ai lavoratori, ad essere contestato da “Diritti a Sud”. Per diverse ragioni. «La stagione di raccolta è ormai più che conclusa – rilevano gli attivisti dell’associazione – e i migranti sono stati spostati dal campo delle tende ai container insieme ai 16 che da novembre 2016 vivevano all’interno della masseria. Il nuovo campo arriva con estremo ritardo ma più di tutto ci preoccupa l’immediato futuro: dove andranno a finire queste persone quando il 30 settembre il neonato campo sarà chiuso e smontato? Alcuni rimarranno a Nardò, altri addirittura torneranno finito il lavoro nel Foggiano. Ci sono dei lavoratori che hanno dei contratti di lavoro fino a dicembre». Per “Diritti a Sud” si deve ancora parlare di “ghetti”. «Noi crediamo – proseguono – che non si possa sgomberare un ghetto clandestino creandone uno istituzionale, chiuso e quasi militarizzato nel quale inizialmente è stato impedito l’accesso anche a noi, che dal 2009 abbiamo un rapporto diretto con quasi ognuno dei ragazzi che ora sono lì dentro. Sappiamo benissimo – concludono – che un container climatizzato è meglio di una tenda ma non sopportiamo di sentir dire che la soluzione a tutti i problemi sia stata trovata».

L’ex sindaco e parlamentare Rino Dell’Anna solleva invece altri dubbi e fa i conti in tasca alle istituzioni coinvolte nell’allestimento della foresteria: «La Regione Puglia – scrive – ha finanziato i moduli abitativi, il Ministero dell’Interno ha stanziato 60mila euro per videosorveglianza, letti e acqua potabile, il Comune di Nardò ha messo a disposizione Masseria Boncuri (fabbricati e terreni adiacenti) e venti tende da campo, l’Asl di Lecce si è fatta carico dell’assistenza sanitaria, le associazioni datoriali di spianare e pulire l’area circostante, il Centro per l’impiego di attivare uno sportello operativo». Tutto chiaro? Non proprio. Per l’ex primo cittadino “viene il sospetto che il “villaggio dell’accoglienza” in caso di emergenza possa diventare un ricovero di cittadini stranieri entrati in maniera irregolare in Italia e quindi essere destinato a Centro di primo soccorso e accoglienza (Cpsa), Centro di accoglienza (Cda) e centro di accoglienza per richiedenti asilo (Cara). Il protocollo sottoscritto che non contiene in merito alcuna precisazione fa molto pensare”.

Un’altra perplessità arriva via reti sociali dall’avvocato Donatella Tanzariello del Consiglio italiano per i rifugiati: «Sicuramente i container climatizzati risultano essere un grosso passo avanti per i lavoratori rispetto alle tende o baracche, ma la recinzione, l’esclusione dal campo dei migranti che lavorano in nero perché irregolari, la presenza all’interno dei caporali e il negato accesso a quei soggetti associativi che non hanno sottoscritto il protocollo, dimostra che la strada è ancora tutta in salita. Per contrastare il caporalato la istituzionalizzazione dell’accoglienza non basta, occorrono servizi ispettivi più incisivi e tutela delle posizioni soggettive di vulnerabilità. Via le sbarre da Boncuri!». Note critiche sono state emesse anche dal Pd, da Articolo 1 e dall’associazione “Nardò Bene Comune”.

GAGLIANO DEL CAPO. La comunità di Gagliano del Capo ha reso l’estremo saluto, questo pomeriggio, a Jasmin Gissela Cherre Quintero, la 23enne dell’Ecuador morta in un incidente stradale sulla Matino-Taviano lo scorso 20 agosto insieme all’amico e coetaneo Ivan De Blasi di Matino. In una chiesa gremita (presenti i familiari ma assente il fidanzato Luigi Ruberti 28enne di Gagliano, l’unico sopravvissuto all’impatto e ancora ricoverato al “Vito Fazzi” di Lecce), il parroco padre Angelo Buccarello ha ricordato la dolcezza di Jasmin, affidandola nelle mani di quella stessa Vergine tanto venerata sia nel Salento che nel Paese sudamericano. Ha rivolto anche un ringraziamento a Davide Rizzo (presente alla cerimonia funebre in prima fila), il 20enne di Taviano primo soccorritore che è riuscito a estrarre Luigi e Jasmin dall’auto prima che andasse a fuoco con all’interno Ivan. Momenti terribili che difficilmente si cancelleranno dalla memoria di chi li ha vissuti. I fedeli hanno tributato un caldo applauso a Davide, definito dal sacerdote “l’angelo custode di Luigi”.
All’uscita dalla chiesa matrice di San Rocco confessore, dove attendevano gli amici dei due fidanzati, i colleghi di Luigi del Servizio civile e molti conoscenti salentini ed ecuadoregni residenti in Italia, è scattato un altro lungo applauso. La bara con il corpo di Jasmin è stata condotta presso il cimitero comunale di via Margherita di Savoia. Ci resterà qualche giorno in attesa che venga prenotato il volo intercontinentale con partenza da Roma Fiumicino che riaccompagnerà per il suo ultimo viaggio terreno la giovane grafica, che aveva il sogno di volare in Giappone e conoscere il mondo accanto al suo amato Luigi.

Jasmin Gissela Cherre Quintero

GAGLIANO DEL CAPO. Domani pomeriggio la comunità di Gagliano del Capo renderà l’estremo saluto a Jasmin Gissela Cherre Quintero, la ragazza 23enne originaria dell’Ecuador morta nell’incidente incidente stradale il 20 agosto scorso sulla Statale all’altezza dello svincolo per Matino-Taviano. Con lei c’erano il fidanzato Luigi Ruberti, 28 anni di Gagliano, estratto miracolosamente dai primi soccorritori prima che l’auto prendesse fuoco, e il loro amico Ivan De Blasi, 23 anni di Matino, morto anch’egli nel terribile impatto.Jasmin, fidanzata da due anni con Luigi, viveva a Tricase e in questo periodo era impegnata nell’organizzazione della manifestazione “Finibus terrae comics” ora annullata.
Le esequie si svolgeranno alle 16.30 nella chiesa parrocchiale di San Rocco confessore e il corteo partirà dall’abitazione del suo compagno, in via Raffaele Protopapa. Dopo il funerale, la salma della ragazza sosterà per alcuni giorni nel cimitero comunale in attesa della prenotazione di un volo aereo che la condurrà per sempre nella sua patria di origine. La partenza dall’aeroporto di Fiumicino è prevista per fine mese.
Ad accompagnarla ci sarà la madre di Jasmin, giunta in Italia per il riconoscimento del corpo nella camera mortuaria del “Vito Fazzi” di Lecce, mentre nel paese sudamericano ci sono ad attenderla la nonna e il padre con altri familiari.
La comunità di Gagliano ha avviato una raccolta fondi presso il bar Centrale di via Margherita di Savoia per fornire alla famiglia Quintero un aiuto economico per le esigenze immediate a cui deve drammaticamente ancora fare fronte.

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MATINO. Non c’è consolazione per la famiglia di Ivan De Blasi. Mamma Erminia, papà Giuseppe e la sorella Lara hanno salutato oggi, per l’ultima volta, il loro amato Ivan, tragicamente scomparso la notte del tra il 19 e il 20 agosto scorsi. Un incidente senza scampo ha stroncato la vita del 23enne, da 2 anni residente a Pordenone dove studiava Scienze e tecniche multimediali. L’altra vittima – Jasmin Cherre Quintero anche lei di 23 anni, riceverà l’estremo saluto dopodomani a Gagliano del Capo, dove viveva col suo compagno.

Inermi le parole di don Roberto Tarantino, formatore presso il Seminario Regionale di Molfetta, che oggi ha celebrato i funerali nella parrocchia del Sacro Cuore unitamente al parroco don Gianni Filoni. «Non c’è una spiegazione a tutto questo, ora è il momento della rabbia e del dolore» ha detto commosso il giovane parroco. La chiesa gremita ha accolto il feretro, la folla si è poi stretta intorno alla famiglia. Anche don Roberto ha invocato a gran voce la necessità di supportare la famiglia. «Abbiamo una responsabilità importante questa sera, siamo coloro che accompagnano Ivan in questo suo ultimo viaggio – ha proseguito – spero che quanti oggi soffrono la perdita di Ivan possano sentire l’affetto grande che in questo momento tutta la città sta riversando quasi a voler colmare un vuoto creatosi in maniera improvvisa e inaspettata». Dopo la celebrazione il corteo ha accompagnato il feretro sino al cimitero. All’ingresso una delle ultime foto di Ivan, lui l’aveva pubblicata lo scorso 15 agosto sul suo profilo Facebook. Un primo piano rubato durante una serata trascorsa insieme ai suoi amici. Una sera come tante. Come quella sera nella quale la sua vita è svanita in un rogo.

Drammatico scontro nella notte sulla strada statale 274 Gallipoli- Santa Maria di Leuca nei pressi dello svincolo per Taviano e Matino. A perdere la vita sono stati i 23enni Ivan De Blasi, di Matino, e Jasmine Giselle Cherre Quintero, originaria dell’Ecuador ma residente a Tricase. Nell’auto c’era anche il fidanzato della ragazza, il 28enne di Gagliano del Capo Luigi Ruberti, che si è miracolosamente salvato.
La dinamica è ancora in fase di ricostruzione. Quello che appare certo è che la Toyota Yaris a bordo della quale erano i tre ragazzi, viaggiava in direzione Santa Maria di Leuca quando, intorno alle 2.30, è avvenuto lo schianto frontale con una Porsche Carrera guidata da un imprenditore di 38 anni di Zollino operante nel settore farmaceutico. Accanto all’uomo sedeva una 24enne di Lecce.L’impatto è stato violentissimo. La Yaris è sbalzata fuori dalla carreggiata ed è finita oltre il guardrail e dopo un volo di circa 5 metri si è schiantata sulla complanare e dopo qualche minuto ha preso fuoco.
Sul posto sono giunti i vigili del fuoco, che hanno dovuto lavorare duramente per tirare fuori dall’auto il corpo carbonizzato del giovane. Il corpo della ragazza, invece, era già fuori dall’abitacolo. Il sopravvissuto è stato trasferito dal 118 al pronto soccorso dell’ospedale di Lecce ed è stato ricoverato con una prognosi di 30 giorni. Quasi illesi il conducente e la passeggera della Porsche.

La ricostruzione della dinamica è in mano ai carabinieri della Compagnia di Casarano e della stazione di Taviano. I corpi sono stati trasferiti nella camera mortuaria del “Vito Fazzi” di Lecce in attesa di ulteriori disposizioni dell’autorità giudiziaria, mentre le auto sono state sequestrate.

Sconcerto e grande dolore nei paesi di origine dei due ragazzi scomparsi. Ivan De Blasi viveva a Pordedone per motivi di studio ed aveva fatto ritorno a Matino (dove la madre è membro della Frates) per le vacanze estive.

SANT’ISIDORO. Era uscito di casa per una battuta di pesca subacquea, da navigato pescatore, ma qualcosa doveva essere andato sorto se i familiari fino a sera tardi non lo avevano visto rincasare. L’allarme alla Capitaneria di porto è partito dai familiari dell’uomo, un anziano, e sono subito scattate le ricerche che hanno portato al ritrovamento, nel tratto di mare tra S. Isidoro e Torre Inserraglio. Di un corpo incastrato con le gambe in una fessura della scogliera.  Gli agenti delle due motovedette impegnate nell’operazione hanno subito chiamato il “118”; giunti sul posto, i sanitari intorno alle 8,45 di oggi non hanno potuto far altro che constatare la morte di A. N., originario di Nardò ma residente da tempo a Fiorano Modenese. L’uomo aveva indosso la muta, pinne e maschera e probabilmente inseguendo una preda era finito per imprigionarsi senza scampo in un passaggio rivelatosi troppo stretto.

 

GALLIPOLI. Sono 22 gli stabilimenti balneari sequestrati e 2.500 i metri quadri di costa restituiti alla fruizione libera della gente. In tutto il Salento. Il resoconto è della Guardia costiera di Gallipoli. Gli ultimi tre casi si sono verificati tra ieri e oggi, in località Padula bianca di Gallipoli (due) e Torre San Giovanni di Ugento.  In uno dei primi due casi nella marina che confina col litorale di Sannicola, il titolare di un lido si era arbitrariamente allargato annettendo 500  metri quadri senza alcun titolo; così 38 ombrelloni e 76 lettini sono finiti sotto sequestro e il titolare denunciato alla magistratura. Nella stessa zona, invece, un lido aperto e funzionante in un’area di 225 metri quadri, non aveva nessuna autorizzazione o concessione; anche qui sequestro di ombrelloni (15) e lettini (30) e denuncia all’autorità giudiziaria del “titolare”.

Un occupazione risultata abusiva infine è stata rilevata a Torre San Giovanni. Su 84 mq erano stati installati undici ombrelloni e dieci lettini. L’epilogo ha seguito le procedure degli altri due casi.

Torre dell’Alto vista da Portoselvaggio foto Fernando Spirito

NARDÒ. Il pericolo veniva dal mare perciò era necessario difendersi. Il Salento, ponte di transito da Oriente a  Occidente, con le sue coste prevalentemente basse, è stato nel passato testimone e vittima anche di sbarchi di inaudita violenza. Valga per tutti l’assalto a Otranto dei Turchi nel 1480 con l’uccisione degli Ottocento Martiri, destinato a rimanere impresso nella memoria e a suggerire strumenti di difesa o soltanto di avvistamento del pericolo. Le pietre, ancora oggi, ci raccontano questa storia di tentativi di difesa sulla costa che da Brindisi percorre tutto il Capo di Leuca fino alle marine di Nardò: sono le Torri costiere che costituivano una prima barriera spesso in relazione con una seconda cinta difensiva formata dalle masserie fortificate.  Per anni abbandonate a un lento degrado, le Torri ora nella maggior parte restaurate, alcune consegnate alla fruizione pubblica, altre di proprietà privata,  continuano a raccontarci stralci di storia. Come fa il bel libro di Cesare De Salve “Torri costiere. La difesa delle coste del Salento al tempo di Carlo V” pubblicato la scorsa estate per i tipi dell’Editrice salentina  con  foto dello Studio De Salve di Tuglie.

Nel 1503 l’Italia meridionale  annessa alla Spagna, divenne “viceregno” e fu proprio Carlo V a immaginare un sistema di protezione delle coste salentine costituito da una serie di torri costiere. Nel 1533 il viceré Don Pedro di Toledo emanò un’ordinanza che imponeva ai privati possessori di torri di ristrutturarle e di renderle agibili ed efficienti. Nel 1563 seguì un’altra ordinanza, questa volta  del viceré Don Perafan de Ribera, che ordinava nuova costruzione di torri.  Avvenne così  che nel 1748 il regno di Napoli contava 379 torri costiere, poco più di 80 nella Terra d’Otranto. Progettate a Napoli, erano costruite da maestranze locali, soprattutto leccesi.

Il testo di De Salve, dopo un breve excursus storico, esamina le diverse tipologie: Torri tipiche del Regno di Napoli; Torri a base circolare, grandi, medie e piccole; Torri della serie di Nardò a base quadrata; Torri tipo masseria; Torri atipiche. Seguono 62 schede da Torre Specchiolla (località Casalabate)   a Torre Castiglione (Porto Cesareo), passando, per citare le più note, da Torre del Serpe, Torre Sant’Emiliano, Torre Vado, Torre Suda, Torre Pizzo, Torre Inserraglio, Torre Lapillo. Un capitolo è dedicato a quelle  scomparse o mai costruite; in conclusione un agevole glossario.

Un testo che invoglia per qualche ora ad andare “via dalla pazza folla” agostana e a ritrovare nelle torri costiere il fascino del racconto della storia. Le pietre, a saperle ascoltare, hanno ancora qualcosa da dirci.

GALLIPOLI. Disordinato e contraddittorio il Ferragosto trascorso ieri a Gallipoli. Atti vandalici, di nuovo un’ambulanza bloccata lungo la litoranea, divieti di sosta e passi carrabili non rispettati, scene di maleducazione. Tutto già visto negli scorsi anni, si dirà. Ma a questo si è contrapposto un dato per nulla confortante: il calo registrato in questi 15 giorni di agosto da molte strutture ricettive rivolte ad un target medio alto di clientela. La domanda è calata e non di poco: dal 10 al 15%, fra tutti il dato dei campeggi sembra essere quello più eloquente, in quanto strutture di grande capienza e che già l’anno scorso avevano tirato la linea del totale a mento 20%. “Anche noi – commenta Michele Minerva del “Camping la Vecchia Torre” – registriamo una forte flessione in questi primi 15 giorni di agosto”.  Il confronto che fanno gli operatori è con i numeri degli ultimi tre anni; quindi vi è una tendenza in atto, su cui riflettere.

“La gente c’è – dicono ad un noleggio di biciclette e motocicli (preferiscono rimanere nell’anonimato) –  ma è sicuramente meno rispetto allo scorso anno; inoltre questo tipo di attività in questi anni si sono moltiplicate e quindi con questo calo si fatica a risultare competitivi e in attivo”. Tutti d’accordo anche sul successo di un giugno sopra la media e il flop di queste settimane in cui erano concentrate le speranze di molti. Ota si guarda al prossimo sabato come ad un punto di svolta per risalire, passato il picco del turismo giovanile e fidando su alcuni ospiti che avevano prenotato – si parla di alberghi – per agosto ed hanno poi preferito spostare il soggiorno o a giugno o a settembre. “E’ in atto una sorta di parabola – continuano – che, a dispetto dell’apparenza, mostra ora una Gallipoli che rientra in uno standard più ragionevole”.

In effetti nei giorni precedenti il 14 la litoranea sud nell’orario di punta risultava scorrevole e il centro storico in notturna chiudeva per buona parte i battenti già intorno alle 2 di notte. La baraonda si è consumata tra il 14 e il 15 anche a causa del concentrarsi di tanti eventi di richiamo nei locali di intrattenimento e nelle spiagge. In zona Lido San Giovanni, dove vige un’ordinanza di divieto di vendita di alcolici dalle 15 del pomeriggio in occasione dei concerti, era in realtà facile reperire bevande alcoliche così come altre sostanze illecite, sia in pieno giorno che di notte. “Ho visto con i miei occhi gli spacciatori all’uscita di un grosso concerto – racconta una lettrice di “Piazzasalento” con le buste di cellophane in mano piene di dosi di diverse droghe”. C’è chi ci fa notare che in qualche locale le capienze massime sarebbero state superate abbondantemente.

Lidi pieni e corsa al lettino lo scenario di giorno; da Lido San Giovanni al canale dei Samari strada intasata di pedoni, ciclisti, auto: un’autoambulanza a sirene spiegate è rimasta di fatto bloccata, Nella notte di ferragosto è stata divelta completamente la staccionata in legno in prossimità del primo lido attrezzato ed ora la situazione si presenta con qualche rischio per i passanti. Disagi e proteste oltre l’ordinario infine a Baia Verde dove “mai come quest’anno – dicono residenti e villeggianti – in tanti se ne sono fregati della zona a traffico limitato”. Lo rileva anche l’associazione lamenta il non rispetto della ztl e gli scarsi controlli per tenere a freno, di giorno e di notte, eccessi, rumori, vandali e spacciatori. “Mai vista una cosa simile – scrivono alcuni interessati sconvolti –  così derisi e irrisi, con auto parcheggiate anche davanti ai dissuasori con passo carrabile, permessi profumatamente pagati al Comune”.

GALLIPOLI. A Nardò dopo due firme solenni di altrettanti accordi intercomunali (coinvolto anche Porto Cesareo ed i suoi reflui), Regione e Comune sono tornati indietro: niente condotta a mare, lunga 2 km, sì al riutilizzo “totale” dei reflui depurati; scarico a mare resta, proprio sotto costa, per i momenti di “troppo pieno”. A Gallipoli, dove la condotta a mare venne decisa alcuni anni fa, non se n’è mai fatto nulla e ancora c’è chi la reclama. A maggior ragione quando il mare, sul litorale nord in località San Leonardo, presenta il conto. “Venite a vedere alle prime ore del mattino – sollecitano gli operatori turistici della zona, costretti a convivere da 15 anni con il divieto di balneazione – quando il mare sotto costa cambia colore (poi l’inclinazione del sole non lo evidenzia più in modo così netto, ndr) e poi qualcuno ci dica come si può  continuare a fare impresa in questa condizione”.

La denuncia arriva in pieno agosto, senza temere che il rimbombo dei media possa nuocere alle attività in essere tra l’inizio della liotrnaea nord e Torre Sabea. Sono esasperati. Né è servito a molto, anzi, il recente protocollo d’intesa sottoscritto da Regione, Aqp, Provincia, Comune e Consorzio di bonifica Ugento li Foggi. In 12 pagine non c’è neanche un accenno alla condotta sottomarina che loro auspicano come soluzione a tutti i problemi. Grazie all’impianto di affinamento di cui è dotato l’impianto depurativo di Gallipoli (al servizio anche di Alezio, Tuglie e Sannicola), si produrranno acque depurate al massimo grado (tabella 4 in gergo) da utilizzare nel distretto irriguo “Brile – Trappeto Raho” di 33 ettari tramite la rete distributiva dl consorzio di bonifica.  Un’altra parte sarà assorbita dall’area di rispetto del depuratore, di circa 6 ettari, in cui in base ad un progetto dell’Acquedotto, verranno impiantati alberi di alto fusto. E il resto dei reflui affinati? Nei momenti della stagione irrigua in cui si verificheranno disponibilità eccessive, le stesse prenderanno la strada dello Jonio, tramite il canale Serrazze che confluisce nel ronco principale di un altro canale, quello dei Samari che sfocia sulla litoranea sud in prossimità dei grandi alberghi. Nella stagione in cui non si innaffiano i campi, quando il surplus sarà quindi maggiore, i reflui non saranno affinati, saranno solo trattati al minimo (tabella 1) e raggiungeranno – proprio com’è adesso – il mare Jonio con sbocco dalla socgliera. Con le conseguenze – cromatiche ma non solo – che si possono vedere a occhio nudo. Nel protocollo  del 3 agosto scorso si stabiliscono anche gli oneri e si stabilisce che questa convenzione tra Istituzioni ed enti durerà fino al 31 dicembre 2018.

Oltre le carte però, starebbero riaffiorando altri orientamenti pro condotta sottomarina. È sicuramente a favore l’assessore alla Tutela del territorio e vicesindaco Cosimo Alemanno. Lo stesso Sindaco Stefano Minerva nei giorni scorsi ha effettuato un sopralluogo con l’assessore regionale all’Ambiente, Anna Maria Curcuruto, a San Leonardo, per far vedere “in diretta” la situazione attuale. Anche in questa occasione si sarebbe parlato della necessità della condotta che porti i reflui depurati al largo. Dando per scontato l’inevitabile scarico a mare quantomeno per i mesi di scarso utilizzo della risorsa idrica, come peraltro ribadito pochi mesi fa dall’allora assessore regionale Giovanni Giannini in un convegno in città, resta da capire il definitivo orientamento del presidente Michele Emiliano che – come si diceva in apertura – la condotta a mare ha azzerato in quel di Nardò per gli scarichi di Nardò e Porto Cesareo.

GALLIPOLI. Su 27 appartamenti preventivamente individuati ed oggi ispezionati, ben 24 sono risultati superaffollati e quindi sanzionabili in base all’ordinanza del Sindaco Stefano Minerva del 12 luglio scorso. Sono i risultati dell’ultima operazione della Guardia di finanza, Compagnia di Gallipoli, nelle zone di Baia verde e Torre San Giovanni della pedata. In 24 abitazione sono state contate 181 persone ospitate, di cui 15 minorenni. Per ogni persona in più rispetto ai parametri in vigore, il proprietario dell’appartamento deve pagare 350 euro, previsto inoltre lo sgombero anche coattivo.

Si rileva che l’anno scorso i controlli di questo tipi nelle zone già note per l’alto numero di alloggi abitati solo durante la stagione estiva, furono soltanto tre. Quest’anno il numero sarà sicuramente superato poichè si prevedono altre verifiche a tappeto.

Dall’inizio dell’estate le Fiamme gialle fanno sapere di aver  ispezionato 84 appartamenti con 496 persone alloggiate; contate 66 violazioni per 177 persone in più e per un totale di 62mila euro di multe. Si tratta, si fa notare inoltre, di un fenomeno “comune a tutte le città a vocazione marcatamente turistica” che inquina pesantemente, tra le altre cose, il mercato legale delle affittanze di alloggi.

Lunghe code per entrare nel parcheggio del porto

GALLIPOLI. “Allora va tutto bene? Se le cose che accadono qui (droga, furti, vendita di alcol senza regole…) succedono anche a Rimini e Riccione, bisogna accettarle?”: le reazioni al primo articolo su il “Caso Gallipoli”/1 non si sono fatte attendere. I più hanno compreso che ci sono fenomeni generali ancorché negativi, diffusi in ogni latitudine. Simili episodi di cronaca nera si assomigliano e sono tipici delle località affollate. Gli spacciatori ad esempio, come i caporali con i braccianti, seguono i flussi disegnati dai gusti giovanili: è il loro mercato e non lo perdono un attimo di vista. Insomma, appare piuttosto azzardato definire Gallipoli un “Caso”, se è per questo.

Ci sono però – ed i più lo sottolineano – fatti e punti critici tipicamente gallipolini. Scrive un lettore: “Possibile che in questa città,chiunque si trovi a fare il sindaco,non riesca mai a programmare la stagione estiva molto prima e nel migliore dei modi? Eppure,sappiamo che tipo di turismo arriva in città ogni anno, sappiamo degli abusi di alcol e droga,sappiamo delle case pollaio,delle bici contro mano,dei tavolini selvaggi, del volume della musica alta sino all’alba…“.

A Rimini, giusto per mantenere un confronto indispensabile cinque-sei anni fa, non cisi accampa in spiaggia: è vitato. Il problema è stato risolto dagli albergatori che hanno riservato parte dei parcheggi per chi vuole dormire in casso a pelo e sotto le stelle ad un passo dal mare. Qui le proteste sono dei bagnanti che – o perché hanno i bimbi piccoli o per motivi di salute – arrivano in spiaggia alle 7 e trovano tende, rifiuti, piccoli wc improvvisati. Come e perché nin si sono ancora trovate soluzioni alle ormaei notissime criticità? Risponde il Sindaco Stefano Minerva, alla sua prima estate (nella precedente era stato appena eletto).

 I vigili urbani stagionali dovevano essere 20, alla fine dei conti oggi sono 10 o poco più: cosa è successo?

“I vigili stabili sono 15; in più altri 12 ora sono operativi sebbene siano stagionali. Proprio in questi giorni stiamo completando il concorso per la selezione di nuovi vigili per avvalerci di altre unità. Purtroppo la burocrazia ha allungato i tempi ma anche su questo l’Amministrazione ha voluto dare una svolta. Tra le recenti Amministrazioni nessuna si era preoccupata di ampliare il corpo di Polizia municipale. Qualcosa si muove, lo dico sempre, dateci tempo e fiducia”.

Nelle riunioni in Prefettura si è parlato di rinforzare le forze dell’ordine sul territorio, oltre che di coordinamento? Se sì, quali rinforzi sono giunti a Gallipoli?

“Anche quest’anno abbiamo fatto richiesta di altre unità, ma ne sono giunte in numero ridotto. Questo perché i ‘problemi’ non sono presenti solo sul territorio gallipolino, come qualcuno vuole far credere, quindi le forze sono state spalmate su tutta la zona. La verità è anche che i rinforzi non bastano mai!”.

Dopo le 2 con la cessazione del servizio di polizia municipale, il centro storico perde il suo fascino e diventa terra di nessuno per clamore e abusi vari: che si fa?

“In realtà, non noto la situazione peggiorata rispetto agli anni scorsi: il rispetto delle regole è richiesto, si cerca con i controlli di far fronte all’inciviltà e alla maleducazione. Sicuramente non è l’oasi di pace e tranquillità che vorremmo, ma la situazione è in ripresa. Tanti i blitz e i controlli effettuati: alcuni hanno scelto il rispetto, altri continuano con gli illeciti. Quel che è certo è che noi ci proviamo veramente a riportare ordine, decoro e rispetto. L’ostacolo peggiore? Chi si lamenta senza dare un vero contributo”.

I parcheggi al servizio dei lidi sembrano funzionare; restano vuoti e semisconosciuti e senza servizio navette – servizio annunciato dal Comune, del  resto – quelli alle porte della città, soprattutto sul versante nord (ingresso da Lecce): cosa è successo?

“Ci abbiamo messo un po’ ad ingranare, è vero. I tempi sono slittati per via di alcuni ritardi che non sono sempre dipesi da noi. Tutte le aree individuate si possono utilizzare, ma quello in via Lecce non è ancora attrezzato. Non appena tutto sarà come previsto provvederemo anche ad apporre la dovuta segnaletica. Il sistema dei parcheggi è veramente una sfida complessa che sono sicuro supereremo alla grande”.

Il parcheggio nel porto resta un imbuto infernale.

“L’altra sera hanno gridato al caos: sono intervenuto sul posto, ma il parcheggio dell’area ‘Blue Salento’ era semi-vuoto e alcuni si ostinavano a voler andare nell’area portuale, per avvicinarsi una manciata di metri in più. Il problema peggiore è che ancora noi gallipolini siamo convinti che l’unico modo per raggiungere un luogo sia quello di arrivarci in macchina a ridosso della meta. Nelle altre culture o più semplicemente quando si viaggia, si tende sempre a muoversi a piedi. Perché nella nostra città questo metodo non funziona? Capisco che è difficile, ma a migliorarsi non sempre è richiesto tanto impegno, a volte basta solo la volontà. Non nego che il caos si crei, ma quando vi sono tante macchine risulta poi inevitabile”.

Rifiuti e servizi di raccolta: com’è stato l’impatto con il nuovo gestore? Dei servizi nuovi?

Assolutamente tranquillo, dopo un periodo di assestamento la nuova ditta ha ingranato regolarmente. Anzi, da qualche giorno, è attivo il terzo turno: operatori ecologici sono dunque operativi anche in tarda serata. Purtroppo il senso civico a volte è del tutto assente: mi chiedo se non fosse più semplice prestare maggiore attenzione ed avere più cura del proprio paese invece che lamentarsi della sporcizia in città. Dobbiamo amare di più la nostra Gallipoli;abbiamo una fortuna immensa e non ce ne rendiamo conto.

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Sbarco di migranti a Leuca

LEUCA. A volte la storia gioca con gli uomini e ieri, proprio mentre era in corso la cerimonia di apertura della “Carta di Leuca” dove convergono esperienze da tutti i paesi del “Mare nostrum”, un veliero con a bordo 87 disperati è approdato nonostante il cordone di sicurezza stretto intorno alla manifestazione. L’ennesimo sbarco avvenuto quest’anno (gli ultimi a Leuca il 5 giugno, con 78 persone, e l’8 giugno, con altre 43).
A bordo 42 uomini, 20 donne e 25 bambini che hanno viaggiato in condizioni disumane dopo essere partiti probabilmente da un porto turco. Un viaggio al limite della sopravvivenza soprattutto per i tantissimi bambini e per gli anziani del gruppo, sotto il sole cocente, con una temperatura elevatissima e con pochi viveri: sulla massicciata di cemento del molo foraneo sono state almeno tre le donne che sono svenute cadendo a terra sotto gli occhi degli operatori dell’agenzia Frontex e dell’Unhcr.
Alla festa dei giovani partecipanti al meeting ha fatto da specchio la spensieratezza dei piccoli migranti, inconsapevoli dei “grandi giochi” che governano l’ordine mondiale e verso cui la stessa “Carta di Leuca” si rivolge, sperando di arginare le sofferenze delle popolazioni del Medio Oriente e del Nord Africa martoriate dalle guerre. Il bilancio finale è stato di due presunti scafisti fermati per essere identificati e di due donne condotte in ambulanza nell’ospedale di Tricase per ulteriori controlli medici.
La cerimonia di apertura del meeting, “disturbata” per diversi minuti dal suono delle sirene e dal volo di un elicottero delle Fiamme gialle, è proseguita con le musiche completamente diverse di un concerto bandistico. E chissà se queste due facce della stessa società umana abbiano capito di essersi sfiorate, anche se per un solo istante.

PORTO CESAREO. Maxi sequestro di 2.500 ricci di mare, all’alba di oggi, da parte della Guardia costiera di Gallipoli all’interno dell’Area marina protetta di Porto Cesareo. I militari, anche grazie all’ausilio del sistema di videosorveglianza installato sulle torri costiere gestite dal Consorzio dell’Area marina protetta, hanno individuato due imbarcazioni, delle quali una iscritta quale barca da pesca professionale e l’altra appartenente ad un pescatore di frodo. Nell’illecita attività di pesca sono state coinvolti in tutti sette persone. La Guardia costiera è intervenuta con due motovedette e con alcune pattuglie da terra. I militari hanno sequestrato tutte le attrezzature subacquee ed entrambe le imbarcazioni rigettando in mare il pescato. Le sette persone coinvolte sono state denunciate all’Autorità giudiziaria mentre sono stati elevati verbali per un totale di 8.000 euro. A  carico del pescatore professionale, in aggiunta, è stato avviato l’iter amministrativo per l’assegnazione dei punti sulla licenza per la grave infrazione commessa. L’operazione conferma l’alta attenzione della Guardia costiera nel settore della pesca soprattutto in questo periodo estivo nel quale la richiesta di prodotti ittici è in costante aumento.

 

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GALLIPOLI. Vendita abusiva di alcol, sanzionati nuovamente esercenti; due di loro segnalati alla Prefettura. Diciassettenne precipita dalla terrazza dell’albergo. Un chilo di cocaina e quattro di marijuana; arrestati due spacciatori incensurati. Turista aggredito e rapinato in pieno centro. Dallo zaino del predone da spiaggia spunta un tesoro. A spasso con la famiglia e con diverse dosi di cocaina. Sono i titoli di cronaca nera dei giornali pubblicati dal 5 al 9 agosto scorsi a Rimini e Riccione, notizie purtroppo tipiche della stagione e dei luoghi ad alta concentrazione di turisti per lo più giovani. Simili a quelle in circolazione sul “caso” Gallipoli, assurto pure quest’anno alle cronache di tutta Italia come la terra di nessuno aperta a tutte le scorribande. La città jonica non sembra un caso da studio neanche restringendo l’osservazione e il confronto ad altre località rinomate del Salento. Pochi giorni da due diciassettenni provenienti da Avezzano (Abruzzo) e con alloggi a Gallipoli, sono state beccate mentre spacciavano Mdma (micidiale droga sintetica) a Santa Cesarea terme, nei pressi di una nota discoteca. Da altre parti di questa provincia si segnalano sui media episodi frequenti di zuffe per accaparrarsi un pezzo di spiaggia, peraltro piena di rifiuti abbandonati, come a Torra Chianca, una delle marine di Lecce. Il parcheggio selvaggio blocca gli autobus in quella località; si denuncia anche il “vezzo” di lavare l’auto in mezzo alla strada. Più giù e sempre sull’Adriatico, a Roca (Melendugno) sui giornali è comparsa la denuncia dei villeggianti di una “situazione anarchica, senza regola alcuna”; nell’altra marina di Melendugno, Torre dell’Orso, è stata sgomberata dalle forze dell’ordine una pineta diventata bivacco e “mercatino” del tutto illegale. Di lidi totalmente abusivi se ne sono rinvenuti e continuano ad essere individuati e sequestrati da Porto Cesareo, sullo Jonio, a Pescoluse di Salve, vicino Leuca (Gallipoli, almeno finora, nell’elenco non c’è).

“Tutto il mondo è paese”, ha commentato un lettore di Piazzasalento in uno dei servizi pubblicati, presentatosi come un viaggiatore di lunga esperienza. Certo è meglio avere comunque un quadro di riferimento più ampio, un contesto adeguato prima di lasciarsi andare a commenti stroncanti ristretti solo a quanto accade nel proprio paese. Anche poliziotti e carabinieri, nel loro primo comunicato congiunto con cui sollecitano la collaborazione dei cittadini, non hanno tralasciato di sottolineare che  l’afflusso di così tanti turisti “è anche una tentazione per quei malintenzionati che volessero perpetrare reati , soprattutto di tipo predatorio”. Gli utenti delle reti sociali sono stati messi sull’avviso dal Sindaco Minerva: casi di diffamazione e attacchi infondati alla città non verranno più tollererati, ha avvertito il primo cittadino. Per Minerva ci sarebbe anche una guerra preordinata di alcuni media contro una città ed un territorio che hanno tolto primati ed affari ad altri competitori italiani. Forse c’è anche questo ma appare certo che il “caso Gallipoli” non si regge molto in piedi. Gallipoli non è Gomorra, pur presentando aspetti di alta criticità propri e da non sottovalutare. La criminalità organizzata? La programmazione troppo carente? Sono altri capitoli infatti (di cui si dirà) di una situazione complessa; se caso nazionale è, lo è per via del forte richiamo che continua a sprigionare, al pari di pochissime altre località per vacanze.

 

Rivabella

RIVABELLA. Fa tappa a Rivabella la quarta edizione del tour “Giù le mani dal nostro mare” promosso dal Movimento 5 Stelle. Gli attivisti di Gallipoli e Galatone, insieme ad altri anche da Galatina, Casarano, Aradeo. Tricase, Parabita, Taurisano, Gagliano del Capo, Presicce ed altri centri del leccese, si sono dati appuntamento presso la spiaggia a nord di Gallipoli, giovedì 10 agosto dalle 10 alle 13, per sensibilizzare bagnanti e cittadini sui temi delle concessioni demaniali e delle spiagge libere nonché sulla tutela del mare da trivellazioni e gasdotti e sui depuratori. «Di fronte alle spiagge di Gallipoli oltre 4000 km quadrati di mare interessano per la ricerca di idrocarburi. Un autentico “mostro” che stravolgerebbe la vocazione turistica del nostro mare», fanno sapere i promotori. Ci sarà anche l’infopoint “No ai gasdotti” e presso i banchetti sarà possibile sottoscrivere la petizione a tutela dell’invaso del Pertusillo che fornisce acqua potabile ai pugliesi “e che attualmente è messo in pericolo da contaminazioni di idrocarburi ed altri inquinanti provenienti dalle attività petrolifere della zona».

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Le immagini che scorrono e scorreranno sugli schermi fino a sera tardi ed in parte anche domani, sono le ultime che hanno il sapore...