Ugento – S. Maria di Leuca – “Vorrei dire ai giovani, a nome di tutti noi adulti: scusateci se spesso non vi abbiamo dato ascolto; se, anziché aprirvi il cuore, vi abbiamo riempito le orecchie”: questa frase contenuta nell’intervento finale di Francesco, resterà sicuramente tra le più significative del Sinodo dei giovani 2018 conclusosi a Roma pochi giorni fa. Vi hanno partecipato anche giovani salentini, anche loro desiderosi di essere “ascoltati,  riconosciuti, accompagnati”; desiderano che la loro voce sia “ritenuta interessante e utile in campo sociale ed ecclesiale”, come si legge nella relazione introduttiva del documento di 60 pagine che conclude il Sinodo.

Quel senso di lontananza  “Non sempre la Chiesa ha avuto questo atteggiamento – si prosegue in questa autocritica neanche tanto velata  della Chiesa – spesso sacerdoti e vescovi, oberati da molti impegni, faticano a trovare tempo per il servizio dell’ascolto. Di qui, la necessità di preparare adeguatamente anche laici, che siano in grado di accompagnare le giovani generazioni”. Anche l’ordinario militare per l’Italia mons. Santo Marcianò, nella lettera dal titolo “È bello essere giovane”, si è soffermato sulle linee guida ai preti impegnati coi giovani militari, indicando loro la “pastorale dell’ascolto” come accoglienza, “che deve continuare però pure al di fuori dell’orario di servizio”.

I destinatari, i ragazzi italiani, sono impegnati adesso a fare proprio queste impegnative conclusioni (da venerdì 9 a domenica 11 novembre a Roma si svolgerà un modulo formativo per responsabili del Settore Giovani di Azione cattolica). Intanto c’è chi è pronto, stimolato da piazzasalento.it, a raccontare riflessioni, emozioni, gioie legate a qualcuno di questi 25 giorni di Sinodo. Dalla diocesi di Ugento-Santa Maria di Leuca, guidata da monsignor Vito Angiuli, rispondono:

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Come giovane in cammino, ho vissuto anch’io il fermento di questo evento di grazia che è stato il sinodo dei vescovi sui giovani, fede e discernimento vocazionale. Sono temi che mi stanno a cuore come giovane in primis e in secondo luogo per il cammino di ricerca vocazionale che sto vivendo da qualche anno –dice Aurelio Sanapo, 23 anni di Tricase, (il quarto da sinistra nella fila degli inginocchiati) studente presso la Facoltà teologica pugliese di Molfetta. “Anche se non ero presente a Roma il 27 ottobre, ho partecipato però ai Cammini diocesani in preparazione al Sinodo convergendo, insieme ad altre 200 diocesi italiane, a Roma per l’incontro con Papa Francesco l’11 e il 12 di agosto al Circo Massimo, (dopo la sottoscrizione cioè della Carta di Leuca, il 10 agosto scorso). La logica del cammino, andando proprio alla radice del nome, non poteva che essere quella più efficace e vincente – prosegue Sanapo – La fatica è stata tanta ma arrivare a Roma e sentirsi parte essenziale di una Chiesa giovane e viva è stata la più bella ricompensa. Dalla condivisione del posto per dormire ad una foto scattata con altri gruppi, da un abbraccio con persone già conosciute ad altre nuove amicizie. È stato bello poi vedere l’esempio di tanti giovani sacerdoti, religiosi e religiose che si sono dati da fare sempre col sorriso e con una dinamicità disarmante, incoraggiati dal santo Padre”.

Erica Maruccia

Erica Maruccia di Torre Paduli di Ruffano, 18 anni appena compiuti, studentessa al quinto anno del liceo scientifico di Casarano, si rallegra per un altro aspetto: “E’ certamente sorprendente il fatto che quest’anno il Papa abbia deciso di indire un sinodo che ponesse proprio noi giovani al centro dell’attenzione della Chiesa. Per troppo tempo – dice convinta – noi giovani siamo stati messi da parte, per troppo tempo la Chiesa ha creduto di potersi comportare con un ragazzo così come con un anziano. Ma penso che l’epoca appena passata abbia obbligato la Chiesa e un po’ in tutto il mondo a fare un passo indietro di fronte a tante generazioni di ragazzi sempre più demotivati e spinti a chinare il capo (sui libri, sul cellulare, davanti alle ingiustizie,…) piuttosto che a sollevare lo sguardo verso la maestosità di un mondo che un Padre folle d’Amore ha creato apposta per loro”. Insomma, un sinodo-svolta, “come se quel passo indietro della Chiesa – continua Enrica – sia servito a far prendere la rincorsa alla scoperta dei reali bisogni di adulti e ragazzi”.

Volute dal vescovo Angiuli e da don Davide Russo (il responsabile diocesano della pastorale giovanile) si sono svolte diverse iniziative per avvicinare ed includere i giovani: “Il Cammino dei giovani iniziato a Brindisi e poi proseguito per Lecce, Copertino, Galatina e Alessano, poi conclusosi con la Carta di Leuca; la Veglia la sera prima della visita di Papa Francesco (il 20 aprile) ad Alessano alla tomba di don Tonino Bello, e gli incontri di preghiera e di formazione, e poi ancora le Giornate missionarie per ragazzi, la Settimana teologica sul tema “La famiglia e i giovani”. In così poco tempo – sottolinea la giovane – condividendo la stanchezza ed al tempo stesso la gioia di sentirsi pellegrini, gli occhi di tantissimi giovani si sono accesi ed hanno brillato per essersi sentiti “per la prima volta importanti”. E ancora adesso penso che in ognuno dei loro cuori, così come nel mio, continui ad ardere la speranza di poter essere ascoltati, compresi, accompagnati in un cammino verso il futuro che ci appare ancora come un vicolo cieco; voglio sperare però che la Chiesa riesca scendere dall’altare per venire in mezzo a noi”.

Due versi dell’inno del Sinodo “Vorrei citare – prova a concludere Enrica, un fiume in piena . due versi tratti dal ritornello dell’Inno del sinodo 2018: “Fammi indossare le ali dell’aurora, fammi raggiungere le estremità del mare》, perché, ora che l’opera di “ringiovanimento” della mia comunità è cominciata, noi giovani ci aspettiamo che ci venga restituita la possibilità di vedere ogni aurora, ogni nuovo mattino come un’ala, un’opportunità per reimparare a volare, per tornare a sognare, perché solo sognando potremo fari grandi cose, solo sognando potremo raggiungere le estremità del mare e toccare il Cielo con le nostre mani”.

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