C'è chi può essere lento e chi proprio no

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DiFernando D'Aprile, direttore di Piazzasalento questa estate ci aveva colpito la fiorente filosofia dello slow feet, i piedi lenti che si vanno diffondendo tra escursioni saporite (timo e formaggi di masseria) e biciclettate culturali (furnieddhri e ville). Andare in giro senza frenesie, eccitarsi con visioni e profumi improvvisi, assaporare la gentilezza di un sorriso… Si può davvero camminando o pedalando – contando quindi solo sulle proprie forze, altro segnale decente – guardare e vedere, oltre le apparenze, usando il tempo necessario.  Parafrasando Noam Chomsky (“la brevità è un trucco”), si potrebbe ricavare l’ammonimento “la velocità è un trucco”…

Invece s’impongono le grida di chi ha visto stravolta – di nuovo – la propria vita dalla maleducazione altrui, a volte persino violenta. Si prenda Gallipoli, una delle capitali turistiche nazionali: persone sequestrate in casa a Baia verde dalle auto parcheggiate dappertutto; decibel illimitati e poi clackson irati per gli ingorghi in zona Lido San Giovanni; regole e relax banditi fino all’alba anche nel centro storico; non va meglio a Rivabella. L’ondata di sdegno è tale e tanta che diventa rischioso filosofeggiare sulla bellezza della lentezza: tanti  amministratori pubblici sono andati troppo lentamente incontro ai problemi, sempre quelli.

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