E per pranzo, polpette

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Fiore e Cosimina al loro 50esimo anno di matrimonio

Hanno vissuto mezzo secolo l’uno accanto all’altra superando mille avversità e affrontandole una alla volta, ma sempre nello stesso modo: insieme. E lo festeggiano nella chiesa dell’Immacolata addobbata da “Zumummi” in un trionfo di fiori bianchi e rossi. La sposa incede emozionata con un bouquet di rose rosse decorate oro. Sono Fiore Zefferi e Cosimina Musica di Chiesanuova  e di Sannicola. «Il loro matrimonio – commenta il parroco Don Gino Ruperto – è fondato sulla roccia ed è come una candela che ne accende un’altra e poi un’altra ancora portando la luce dell’amore permettendo loro di affrontare ogni tempesta con prudenza, fortezza, temperanza e giustizia e di essere da esempio per le altre coppie di innamorati»

«Siamo cresciuti a Chiesanuova – racconta lo sposo – e mi sono innamorato di lei che eravamo piccolini, lei aveva 13 anni, io 15. Ho fatto io il primo passo, l’amore era segreto, altrimenti subito sarebbe stato osteggiato». Non era facile conoscersi negli anni ’50 «era impossibile – conferma la sposa – scambiare anche due semplici parole, allora non era come oggi: si usciva di casa solo per andare in chiesa ed era quello il luogo dei nostri furtivi incontri. Eravamo come uccellini in gabbia, appena liberi ci cercavamo. Poi lui partì per il militare»

L’anno della ferma fece prendere la decisione a Fiore, non sarebbe stato più tanto tempo lontano dalla sua amata. «Decidemmo che volevamo un fidanzamento ufficiale – interviene lui – allora mio padre andò a parlare con sua madre perché lei era orfana di padre. Io non potevo esserci, per non influenzare la decisione. Ma le influenze esterne c’erano: il parroco, Don Giorgio De Mitri, un omone alto un metro e 90 e pesante più di un quintale, era contrario: lei era troppo giovane, aveva 16 anni. Avevo sperato di ingraziarmelo andando per lui a piedi a Sannicola e portandogli la “capuzza”, testa di cavallo da fare arrosto, di cui era ghiotto, ma non ero sicuro che avesse funzionato. Nonostante i miei timori, mio padre fu convincente e il fidanzamento fu consentito»

Ma il lavoro a Chiesanuova non c’era così Fiore deve nuovamente partire, stavolta per Milano dove trova un posto da camionista. «Era necessario – racconta Cosimina – affrettare le nozze, perché se non fossi stata sua moglie, non avrei potuto seguirlo. Avevo sempre sognato un bel matrimonio nella chiesa nella piazza centrale di Chiesanuova, ma stava crollando. Bisognava trovare un’altra soluzione». Il matrimonio ebbe luogo nell’ atrio della villa Lovagnini. «Quando guardo le foto, penso ai film dove si sposano nella natura per moda, noi lo facemmo per necessità». La cerimonia allora fu semplice «ci ritrovammo a casa dei miei genitori – aggiunge lui – e il menù nuziale prevedeva polpette e coniglio. Siamo stati a Milano, poi siamo riusciti a tornare, ma siamo dovuti ripartire per la Germania. Più di ogni altra cosa desideravamo crescere le nostre figlie Angela e Maria Teresa nella nostra terra, ma non era possibile. Continuavamo però a fare tutto il necessario per poter tornare, così mia moglie riuscì ad ottenere un lavoro da bidella nella scuola e tornammo ‘fucendu’».

Maria Cristina Talà

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