E pensare che una volta erano alberi intoccabili

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ulivi tagliati

TAVIANO. Un tonfo al cuore. I denti delle seghe elettriche si conficcano nel tronco e in pochi secondi tracciano una linea che divide inesorabilmente  gli anelli,  il titano si inginocchia, liberando il rumore cupo del corpo che cade, crepando la terra secca e scura che inghiotte per sempre secoli di storia salentina. Il tronco rimane lì, mozzo e piangente e il pensiero corre lontano, in un viaggio nel tempo tra i versi di Bodini “divento ulivo e ruota di un lento carro, siepe di fichi d’India, terra amara dove cresce il tabacco” fino a quelli del  De Santis “t’ia dummannare te lu sangu meu, te nonnuma carusu, ulìa cu sacciu te quanti furesi t’hanne spruatu sta fronza” Invece ora c’è solo il silenzio dell’assenza.

Succede questo in terra salentina, in una particella di terreno in zona “Rau”, nelle campagne tra Taviano e Alezio, in agro di Gallipoli, alcuni esemplari d’ulivo secolari, sentinelle senza tempo di storie di fatica, di sudore e vita tra i campi, vengono segati e trasformati in legna da ardere, giganti di ulivi ridotti in pezzi e venduti, come carne al macello, per  poche centinaia di euro. La cruda realtà è questa: i contadini di una volta non ci sono più, a raccogliere le loro eredità sono spesso figli e nipoti che non hanno alcuna voglia, né capacità di prendersi cura degli uliveti, recentemente, sempre più colpiti da funghi e parassiti, come il rodilegno giallo. Le cure costano, il prezzo dell’olio è ai minimi storici e sovente si decide di abbandonare i campi, a volte addirittura di deturparli, attraverso espianti o abbattimenti, cercando di ricavarne qualche misero profitto. Ciò che non si comprende è che così facendo si uccide il Salento.

La legge regionale  n.14 del 2007 “Tutela e valorizzazione del paesaggio degli ulivi monumentali” fu approvata all’unanimità proprio allo scopo di tutelare gli oltre cinque milioni di ulivi secolari monumentali pugliesi ma la modifica approvata in Commissione ambiente con voti bipartisan consente la deroga ai divieti di danneggiamento, abbattimento, espianto e commercio degli ulivi monumentali e prevede, inoltre, la non applicazione delle prescrizioni previste dalle norme tecniche di attuazione  del Piano urbanistico territoriale tematico per il paesaggio.

Contro le modifiche si sono  espressi nei mesi scorsi Legambiente, Touring Club Italiano, Italia Nostra e Wwf. Il “World wide fund for nature” ha denunciato l’ulteriore ferita inferta ai danni degli ulivi di Puglia, riservandosi di ricorrere nelle sedi opportune.

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