Due nuovi autovelox per “la strada della morte”

CASARANO. Due nuovi autovelox sulla strada Provinciale n. 71 Casarano-Ruffano per bloccare i troppi incidenti. L’adozione dell’atteso provvedimento è giunta al termine dell’incontro tra le autorità coinvolte svoltosi ieri mattina proprio su quella che è stata definita “la strada della morte”, capace di strappare sei vite nell’arco degli ultimi dodici anni: ultima, in ordine di tempo, quella del giovane Pasquale Paradisi nell’Epifania del 2011.

Quello che già all’epoca venne chiesto anche dal comitato dei residenti di contrada Manfio (attraversata dalla Provinciale) è ora realtà: la strada cambierà classificazione e sarà, in tal modo, possibile elevare i verbali anche senza la contestazione immediata dell’infrazione (vista la ristrettezza della carreggiata). Due saranno le macchinette rilevatrici della velocità che troveranno posto sulla strada: una a postazione fissa sul rettilineo che precede l’accesso al Manfio, da Ruffano verso Casarano, e l’altra del tipo mobile nella direzione opposta, prima dello stesso accesso ma provenendo da Casarano.

Gli automobilisti saranno quindi costretti a rispettare i “ferrei” limiti di velocità (da 50 sino a 30 km/h in alcuni tratti) e gli scontri e i fuoristrada (quasi tutti tra la doppia curva presente tra le contrade Monticelli e Manfio) si spera possano diminuire, se non annullarsi del tutto. Quella dell’alta velocità rimane, infatti, tra le cause principali dei tanti incidenti insieme alla qualità dell’asfalto che, con la pioggia o anche solo con l’umidità, favorisce la perdita del controllo nella guida.

Ieri sulla strada erano presenti i tecnici provinciali insieme a carabinieri e polizia provinciale, al vice prefetto, al sindaco di Ruffano Carlo Russo, all’assessore di Casarano Ottavio De Nuzzo (il sindaco Gianni Stefàno era impegnato fuori sede) ed ai comandanti della polizia municipale dei due centri, Gabriele Marra per Casarano e Federico Perrone per Ruffano. Nulla da fare, ma questo già lo si sapeva, per il progetto di messa in sicurezza da 6 milioni di euro che prevedeva l’allargamento dell’arteria e la sistemazione di due rondò però ben distanti dalle due curve in questione. L’opera era di difficile finanziamento, di dubbia utilità per qualcuno e avrebbe incontrato non pochi ostacoli per i tanti espropri necessari anche per la realizzazione delle complanari.

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