Dopo oltre 24 anni individuato il killer della bimba uccisa dal clan

La piccola Angelica Pirtoli

CASARANO. Dopo 24 anni la magistratura ha individuato senza ombra di dubbi e arrestato Biagio Toma, il presunto esecutore materiale dell’omicidio di Angelica Pirtoli, 2 anni e mezzo di Casarano come sua madre Paola Rizzello, il vero obiettivo della spedizione omicida maturata per ordine del capoclan Luigi Giannelli di Parabita. Toma era già in carcere per scontare altre condanne per traffico di droga e altro ed ora andrà sotto processo per questo infamante delitto, particolarmente efferato: la bimba, ferita di striscio da una delle due fucilate che avevano ammazzato sua madre, era stata finita fracassandone il corpicino contro un muretto di campagna tra Casarano e e la collina di Sant’Eleuterio.

Non doveva trovarsi lì con la madre Angelica. La sua presenza aveva in un primo momento scombussolato i piani di Toma e di suo cognato Luigi De Matteis. Infatti, compiuto l’assassinio della Rizzello – sposata con un onesto camionista ma protagonista di passioni proibite come quella col boss Giannelli, tanto da suscitare le ire della moglie Anna De Matteis – i due killer si era allontanati lasciando accanto al cadavere la bimba in lacrime. Il mandante a nome del clan con base a Parabita, Donato Mercuri, li rimandò indietro per finire l’operazione senza testimoni.

Ventiquattro anni sono passati ma non invano. La giustizia aveva già colpito i mandanti ma – per un incredibile caso burocratico – l’uccisore l’aveva scampata fino a quando quel voluminoso fascicolo è capito nelle mani dello stesso magistrato che aveva sostenuto l’accusa contro i primi; Giannelli, sua moglie e Mercuri erano finiti all’ergastolo. Il sostituto procuratore Giuseppe Capoccia ha riannodato i fili: un primo racconto di un pentito, Luigi De Matteis nel 1999 poi confermato in aula nel 2001; poi la confessione di Massimo Donadei, anch’egli di Parabita, nel 2005; infine la deposizione di un testimone del maggio scorso, il quale sarebbe stato contattato da Toma per fargli spostare i due corpi. Da qui l’ordinanza di arresto per un caso tornato subito di rilievo nazionale. Come quel bimbo sciolto nell’acido in Sicilia per uno scontro tra mafiosi. Episodi che difficilmente si cancelleranno nell’immaginario di tante persone in cui le piccole vittime, uniche innocenti, non potranno mai essere risarcite. Semmai richiamate come moniti degli abissi umani: a Parabita in un luogo confiscato dalla magistrature, è sorto il Parco Angelica, un cuore pulsante di musica, teatro, incontri, discussioni e pensieri. Uno è sempre rivolto ad Angelica.

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