Salve – E’ il 1915, l’Italia entra in guerra. Servivano soldati da mandare al fronte e lui, Vincenzo Passaseo (foto), classe 1891, di Salve, a 24 anni partì: era il 26 luglio. Dinnanzi a lui l’ignoto e la paura che forse non sarebbe mai più ritornato, come scrisse nel suo diario: “Volsi l’ultimo sguardo a loro, dissi addio fratelli, addio bella Italia, addio genitori cari”. Nelle cento pagine del suo diario ci sono anche le vere tragedie viste con i propri occhi:  “D’una parte e dall’altra si vedevano cascare i nostri morti come le foglie delle piante nei primi dell’autunno”.

La convivenza con la morte ricorda su tutto Vincenzo, partito contadino innestatore,  in quelle pagine ingiallite; poi le ferite ad un’ascella e poi a una gamba. Il giorno successivo era già prigioniero a Mauthausen: erano le 10.30 precise, nell’allora Gard Oberdonau, ora Alta Austria, costretto a svolgere pesanti attività senza avere il conforto di un vitto e di un trattamento adeguati: pane raffermo e zuppa di bucce di patata, condizioni insostenibili, pure l’acqua scarseggiava.

Tempi terribili in cui però c’è sempre spazio per altro. Eccolo nel diario il ricordo dell’amore tanto lontano. “Ecco il giorno della beata Lucia, dove mi ricordai della Santa Lucia del 1914 che la passai in casa della mia fidanzata e da quest’anno lo dovuta passare dentro alle pene e i tormenti, ma del resto restai contento che questo giorno si parlava pienamente di pace, dicendo che ormai le nazioni sono stanche…”. Un amore, con la indimenticabile fidanzata di Morciano di Leuca, che dopo la fine della lunga guerra, si conclude al suo ritorno con le nozze il 13 febbraio del 1921.

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Quella data misteriosa Si possono forse immaginare, ma forse nemmeno tanto, le sofferenze e i patimenti di una prigionia. Si ritorna, felici, ma anche impregnati di una malinconia che non va via fino agli ultimi giorni della vita: ci sono giornate che si vorrebbero dimenticare, ma che tornano alla memoria e il “non scritto” diventa un urlo, così come gli scritti di Vincenzo Passaseo dell’11 dicembre: “Di questo giorno solo è che mi voglio scordare e basta”, ma nessuno sa perché.

Febbraio 1919, la guerra è terminata ma Vincenzo riuscirà a tornare a casa solo dopo tre mesi. Nelle pagine del suo diario (78 e 79) parla del ritorno alla sua “bella Italia”. Il tragitto passa dall’Ungheria, poi per Belgrado, Sofia sino a Salonicco, in Grecia, dove viene imbarcato su un vapore austriaco. Toccante il passaggio dal Capo di Leuca: “Vedevo la cappella e il faro e poi tutte le posizioni conosciute prima dell’orribile guerra. Potete credere come il nostro cuore festeggiava dopo lunghi anni che più non si vedeva terra italiana…”.

Il diario mi è stato donato poiché porto lo stesso nome di mio nonno – racconta oggi Vincenzo Passaseo, ex sindaco di Salve. Ero molto piccolo e per me è stata una consegna importante, un faro illuminante. Tra le righe di questo diario ho fondato le radici di un senso comunitario che non si è più affievolito”.

Irene Dongiovanni

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