L'ex lingua morta invade la Rete

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Nicola G. De Donno

Simu Salentini. “Parla in italiano”, intimavano i genitori ai loro bambini che a contatto con i coetanei avevano familiarizzato con quella seconda lingua che a loro sembrava più espressiva e colorita. “Parla in italiano”, dicevano i  maestri agli alunni che si lasciavano andare a termini e a costrutti dialettali.

Le motivazioni erano di ordine diverso. Per i genitori il dialetto era il retaggio sgradito di tempi difficili, da non riportare alla memoria, tempi non diffusamente “scolarizzati” e tanto meno “laureati”. Per i docenti, invece ed  erroneamente, l’uso del dialetto impediva l’apprendimento corretto della lingua italiana. Solo in tempi  relativamente recenti si è capito che la conoscenza del dialetto può essere strumentale a quella dell’italiano.

“Parla in dialetto, viva il dialetto salentino” è il messaggio che ora con sfumature e spessore diversi viene fuori dalle innumerevoli maglie della Rete, giacchè questa lingua che sembrava morta, si è dimostrata talmente viva e vegeta che è al centro di incontri, gruppi e iniziative sul social network più diffuso, Facebook.

È questo il fenomeno più eclatante e in continua espansione negli ultimi anni, amplificato dalla diffusione sempre più ampia dei social network. Riesce difficile districarsi negli innumerevoli siti in cui l’identità salentina, insieme “allu sule, lu mare e lu jentu” viene coniugata con il dialetto. Siti  di viaggi che dedicano sezioni al dialetto (Salentoviaggi2000.com), il “primo portale in lingua salentina” (lusalentinu.it), comunità  come “Divulga il dialetto salentino, Corso gratuito di dialetto salentino”,  blog con  richiesta di collaborare per annotare detti e proverbi popolari (terronecontento.blogspot.com), siti come salentovirtuale.com in cui c’è una sezione “quizzando” dedicata alla pizzica e ai proverbi salentini, dialettario, vocabolario, raccolte di poesie sempre in vernacolo.

A proposito di poesia, non si è spenta la musa dialettale che ha ispirato i tre poeti che sono ormai antologizzati e considerati il punto più alto dell’espressione vernacolare salentina: Nicola G. De Donno, Erminio Caputo e Pietro Gatti. Si continuano a pubblicare testi di poesie e racconti in dialetto, si bandiscono concorsi, si invitano gli studenti a conoscere la produzione locale. Tutto sembra dare ragione a quello che sostenava De Donno nei suoi testi e nei suoi numerosi interventi: non c’è niente che non possa essere espresso adeguatamente con il dialetto.

Lo avranno anche pensato i ragazzi “creativi” che hanno realizzato doppiaggi esilaranti in dialetto salentino  di spezzoni di film famosi e li hanno diffusi su  You Tube. Fa un certo effetto sentire Rambo-Stallone o la tenera Amelie  parlare la nostra lingua quotidiana. E che dire dell’intervista a Bob Marley  che disserta di zanzare e di Autan?

C’è però chi supera l’estemporaneità della produzione dialettale e si propone di fare un  lavoro sistematico non solo di raccolta, ma anche di studio. È il caso del prof. Giuseppe Presicce che ha iniziato a lavorare su un repertorio del dialetto scorranese, chiaramente non limitato al singolo paese tenendo come punto illustre di riferimento il “Vocabolario dei dialetti salentini” i Gerhard Rohlfs.

Il sito è www.dialettosalentino.it. L’approccio è tecnico e culturale, curato l’aspetto etimologico che aiuta chi vuol andare a fondo al problema delle nobili origini del dialetto salentino.

In Rete, su Fb c’è un altro esempio che va sottolineato per ampiezza di partecipazione e per sistematicità di impegno e riguarda Alezio. Così viene presentata l’iniziativa:”Tutti  gli aletini (autoctoni e soprattutto emigranti) si trovano su ’’Enciclopedia termini dialettali latini,detti, proverbi ricette antiche.

L’iniziativa nasce il 4 febbraio 2011 con l’intento di raccogliere con l’aiuto di tutti i compaesani vocaboli dialettali, anche caduti in disuso, foto del passato, personaggi storici di una volta, i metodi della nonna quando qualcuno si ammalava, filastrocche e poesie dialettali,tradizioni di Alezio. Il materiale raccolto è davvero tanto, ed è diventato un vero e proprio ’’luogo di incontro’’ tra gli Aletini” Il gruppo conta 627 membri ed è destinato a crescere. Ma altri gruppi si formano solo per ritrovarsi, sparsi nel mondo ma con un “marchio” indelebile, come “Caddhipulini per sempre” o “Picciuttari nel mondo” di Alezio,  come gli emigrati da Casarano, Racale, “Caddhistini” di Alliste

Dopo anni di abbandono/uso elitario del dialetto, si può parlare  ora di rinascita? È solo moda? Di certo, il riscatto è in corso.

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