Depuratore, è patto d’acciaio

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SOLUZIONI COMPATIBILI Nella simulazione realizzata dal circolo di Legambiente, si può vedere l’area di “Li Foggi”, a sud di Gallipoli, che potrebbe contenere ed affi nare ulteriormente le acque depurate provenienti dagli impianti in attività nella zona. Stessa funzione per la Vora di Casarano e l’area delle cave dismesse in zona Mater Gratiae, sulla provinciale Alezio-Gallipoli, in modo che pure l’impianto di via Scalelle cessi di sversare in mare a nord della città

Gallipoli. Un patto di ferro per fermare gli scarichi a mare. Lo stringono Legambiente e l’Acquedotto pugliese per la messa a regime di un sistema di fitodepurazione per risolvere la problematica dei depuratori consortili lungo la costa di Gallipoli.

Tanto sul versante nord, quanto su quello a sud. Seguendo il ciclo “virtuoso” intrapreso nel Comune di Melendugno. Dal presidente provinciale di Legambiente, Maurizio Manna giunge il benestare sulla soluzione da tempo annunciata per eliminate la spada di Damocle degli sversamenti dei reflui delle piattaforme depurative nel mare gallipolino. E per di più nel mare del parco naturale regionale del litorale di Punta Pizzo.
Con un doppio progetto che dovrà prevedere il recupero della Vora di Casarano come polmone di espansione delle acque provenienti dal depuratore di Casarano; l’ampliamento e la rinaturalizzazione di vari tratti delle aste fluviali dei due corsi d’acqua, interessanti i comuni di Casarano, Melissano, Taviano, Alezio e Gallipoli, nonché il recupero di una parte consistente di quella che era l’area umida a sud del Canale dei Samari.

Il tutto interessando e ripristinando una area umida di circa 25 ettari che formerebbe una sorta di laghetto “naturale” capace di inglobare le acquee reflue di Taviano e Casarano, ma anche quelle del depuratore cittadino.

Questo per quanto concerne la zona del litorale sud. E sull’altro versante, dove scarica il depuratore consortile di Gallipoli, invece analoga determinazione con l’individuazione in una parte delle cave dismesse di Mater Gratiae come sito di stoccaggio in un apposito bacino rinaturalizzato, per le acque del depuratore consortile di Gallipoli, da cui vengano all’occorrenza immesse nella rete irrigua.

Ciò scongiurerebbe l’ipotesi di una condotta a mare costosa, anacronstica, di problematica manutenzione e anche giuridicamente improponibile, insistendo su un tratto di mare protetto dalle norme comunitarie. Senza contare che da anni e ora da più parti, a iniziare da Legambiente, si vuole l’area marina protetta.
Ma soprattutto consentirebbe di non “gettare” più le acque depurate della piattaforma di Gallipoli che in questo modo finirebbero col diventare finalmente non più problema, ma una risorsa.

È stato questo un concetto ribadito con forza e più volte nei giorni scorsi quando Acquedotto Pugliese ha aperto al pubblico l’impianto di depurazione di via Scalelle e ospitato una delegazione nazionale di Legambiente, in occasione dell’approdo di Goletta Verde nella cittadina jonica.

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