Tormento depuratore tra scarichi e cause

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Lo strano colore delle acque allo sbocco della condotta del depuratore di via Scalelle

Gallipoli. Mentre a Nardò è ancora viva la protesta e il tam tam virtuale del “No tub” per fronteggiare la realizzazione della condotta sottomarina sul litorale di Torre Inserraglio (per allontanare dalla costa lo sversamento dei reflui del depuratore di Porto Cesareo), proseguendo a ritroso sul litorale nord verso Rivabella, prosegue la battaglia del Comune di Gallipoli per risolvere l’annosa questione degli scarichi a mare del depuratore consortile.

Se ne riparlerà il 4 ottobre prossimo dinnanzi al Tar, quando i giudici amministrativi si esprimeranno sui ricorsi e la richiesta di risarcimento danni avanzata dal legale Bartolo Ravenna per conto dell’amministrazione comunale per smuovere la risoluzione degli scarichi a mare sul litorale gallipolino e bloccare la stessa condotta di Nardò-Porto Cesareo. Con la fitodepurazione ancora in alto mare e la condotta sottomarina per il litorale nord gallipolino mai realizzata, e ora addirittura esclusa, la questione resta ancora bloccata.

E per la stagione estiva già lo scorso anno l’assessore regionale Fabiano Amati aveva dato disposizione di attivare l’impianto di affinamento delle acque reflue per il riutilizzo in agricoltura per irrigare i campi. Una soluzione pur sempre tampone, e che anche quest’anno dovrebbe essere attivata con l’accordo principalmente con la Provincia e il Consorzio di bonifica Ugento-Li Foggi.

Tornando alla battaglia giudiziaria lo scorso 2 febbraio la decisione del Tar era stata rinviata a fine maggio proprio per consentire al Comune di estendere l’azione di responsabilità all’Autorità idrica regionale e alla Provincia di Lecce alle quali secondo quanto eccepito dalla Regione Puglia, sarebbero da “ascrivere l’inerzia nella risoluzione della problematica degli scarichi a mare del depuratore”.

Ora la sentenza di merito è attesa per ottobre. Provincia e Autorità idrica erano già state invitate entro il tempo massimo di tre mesi, a bloccare gli scarichi a mare e a trovare un’alternativa alla condotta sottomarina che la Regione Puglia non vuole realizzare e finanziare sulla costa gallipolina, anche perché non più prevista nella programmazione delle opere territoriali.

Il Comune non ci sta, ed eccepisce che in mancanza di soluzioni alternative demandate al tavolo di coordinamento della Provincia e al quale prendono parte anche i comuni del comprensorio (oltre a Gallipoli, Alezio, Tuglie e Sannicola), quello della condotta sottomarina, realizzabile in due anni e per un costo di circa 4milioni di euro, resta pur sempre un intervento realizzabile e fattibile per arginare il danno ambientale.

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