Daniele Manni di Racale tra i 50 migliori professori del mondo

RACALE. È originario di Racale uno dei due “italiani da esportazione”: così il Gramellini de “La Stampa” ha definito i prof italiani in gara, tra 50, per il titolo (e 1 milione di dollari) di “miglior insegnante del mondo” messo in palio dalla Varkey Gems Foundation, fondazione filantropica a Dubai. Lei è Daniela Boscolo, di Rovigo; lui è Daniele Manni, 56 anni, docente d’Informatica dal 1990 all’istituto tecnico economico “Galilei – Costa” di Lecce. Sono stati selezionati per capacità d’innovazione, per il contributo offerto alla comunità e l’incoraggiamento ad abbracciare l’insegnamento. Si aggiunga un atteggiamento vincente nella vita che, almeno nel caso del docente racalino, affonda le sue radici nell’infanzia.

Daniele Manni ha sempre creduto di poter cambiare le cose con sano ottimismo, umiltà e tanto spirito d’iniziativa. «Ogni difficoltà – racconta – ha generato in me volontà di scoperta, mi ha reso curioso». Come quando, a 11 anni, si trasferisce dall’ipermoderno Canada nel Salento dove la televisione funziona solo la sera e gli manca la musica americana, ma convince un negoziante di Casarano (negli anni del liceo scientifico “Vanini”) a procurargli i suoi dischi preferiti.

Il 19enne Daniele continua a scommettere su se stesso, quando s’iscrive alla neonata Facoltà d’Informatica, allora guardata dai più con diffidenza. Da insegnante, conduce vittoriosamente due grosse battaglie: contro il disinteresse degli studenti che coinvolge nella creazione di micro-aziende innovative (ben 22 finora) e, nel 2009, contro il ministro Gelmini che voleva sopprimere l’indirizzo informatico dagli istituti tecnici economici. Insomma, Manni “ha giocato” puntando in alto, ha investito su di sé e sui propri alunni, e ha vinto.

Il verdetto finale, in realtà, è atteso per marzo, ma lui dice: «Basta, fermate tutto. Siamo 9 in Europa e due in Italia. È già un grande onore». D’altra parte, come svela il fratello Renato, “Daniele non ha mai avuto ambizione d’arricchirsi, mosso solo dalle sue passioni. E mamma lo ha sempre appoggiato, considerandolo il saggio della famiglia”. Anche per l’amica Aurelia Trianni, il quasi Nobel per l’insegnamento resta “semplicemente Daniele Manni”. E lui stesso sottolinea che “un vero insegnante non lavora per i soldi né per il riconoscimento sociale, ma per le soddisfazioni in classe”.

Tante quelle avute finora: è stato un suo studente a segnalarlo alla commissione del Premio, e tutti insieme su Facebook gridano “Grazie prof per aver creduto in noi!”. Numerosi i progetti realizzati con loro: in primis la cooperativa “Arianoa” che nasce nel 2004 per dare supporto logistico e fiscale alle varie startup; per la promozione del territorio, tra i tanti, “Repubblica salentina” e il marchio “Dieta med-italiana”. «Ad un certo punto – spiega Manni – ho capito che per renderli cittadini attivi bisognava andare oltre le lezioni tradizionali e farli scendere in campo». Ora camminano da soli su una strada che li porterà lontano: Antonio Scarnera, 16 anni, è digital champion d’Italia.

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