Dalla crisi libica colpo mortale al porto

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MOLO DESERTO E’ ormai un’immagine consueta vedere il molo in completa solitudine tranne qualche rara comparizione di navigli

Gallipoli. Langue il traffico nel porto mercantile di Gallipoli. Non è una novità ma si direbbe che va sempre peggio. Per vedere una nave mercantile attraccata al molo bisogna aspettare parecchio. Non erano certo queste le aspettative del compianto Franco Zacà, sindaco della città negli anni Sessanta e promotore e presidente del Consorzio per il porto.

Ormai il porto di Gallipoli è attivo, si fa per dire, solo per il traffico di esportazione nei paesi del Nord Africa. Adesso, però, con l’avvento della crisi libica, si è verificato un blocco totale. E così dai dati della Capitaneria di porto di Gallipoli risulta che fino ad agosto solo undici sono state le navi da carico che hanno attraccato al molo foraneo e due navi passeggere. Alla fine dell’anno si potrebbe arrivare a venti.

Prima della crisi libica nel 2010 il porto aveva visto partire 60 navi da carico e 7 passeggeri. Nel 2009 erano state 38 e 5 quelle da crociera, con un picco considerevole nel 2008 con 103 navi e 8 da crociera.

Oggi da Gallipoli partono solo navi che esportano cemento proveniente dalla Colacem di Galatina. Son finiti i tempi in cui,  fino agli anni ‘70, dal porto della città bella partivano navi cariche di vino destinazione Francia e arrivavano cavalli dalla Grecia.

Se si andasse indietro nel tempo e si analizzassero i dati del 1909, forniti dalla Regia dogana, contenuti nella relazione dell’ingegnere Vincenzo D’Elia e di Eduardo Fiorentino su commissione della Regia Camera di commercio ed arti della Provincia di Lecce si potrebbe notare quanto ha perso il porto di Gallipoli.

Tra imbarcazioni a vapore e velieri il porto aveva un movimento di circa 932 unità in entrata e in partenza erano 1234 le unità navali che salpavano. Approdavano qui “La società di Navigazione Generale Italiana”, “Puglia”, “La Genovese”, “La Sicania”, “V. Granata”.

Inoltre approdavano vapori esteri e nazionali noleggiati principalmente per caricare olio d’oliva per la Russia e l’Inghilterra, dove era indicato con la qualifica “Gallipoli olive oil” Tutto ciò garantiva alla Regia dogana di effettuare un introito medio annuo di  142747,56 delle vecchie lire per diritti doganali vari e per ancoraggi.

Ma in entrata il traffico non era da meno: legname da botti e da costruzione, ferro, zolfo, concini chimici, cereali, quasi tutte in transito, dai paesi esteri con i quali si intrattenavano rapporti commerciali, per i paesi dell’hinterland gallipolino.

Solo il legname ed il ferro per botti era destinato per la maggior parte alla industria gallipolina delle botti.

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