Cosimo Casalino, morto sul lavoro prima dei 30 anni

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MARE INFEDELE Mino Casalino, neppure 30enne, è annegato nel tentativo di districare una cima nelle acque del porto. Faceva parte di una confraternita e dell’associazione “Off Limits”

Gallipoli. L’amico di tutti se n’è andato. Travolto da un beffardo destino. Una morte assurda quella di Cosimo Casalino, detto Mino, che ha funestato quel pomeriggio del 27 aprile scorso. Un malore (una congestione decreterà poi l’autopsia) mentre si immergeva nel suo habitat naturale, quel mare di Gallipoli che lui tanto amava e che rispettava. Una tragedia immane nello specchio d’acqua antistante la banchina del molo Ferrovia del porto mercantile. Lì dove, adagiati e il più delle volte imbrigliati, si ormeggiano i pescherecci della gente di mare.

Una fatalità si è portato via per sempre Mino “Popoff”, così lo chiamavano gli amici. Così lo conoscevano i gallipolini. Il nipote “tu Mariu Popoff” è il ridondante richiamo che riecheggia nell’area portuale nei concitati momenti di quella maledetta sera in cui i gallipolini si sono riversati sulle banchine per capire cosa fosse successo. Un dramma senza fine.

La vittima è lui, il giovane e corpulento Mino Casalino, figlio di “tutti” i pescatori e sempre pronto a dare una mano agli equipaggi e ai motobarca in difficoltà in fase di attracco. Si immergeva spesso nelle acque del porto il giovane gallipolino che ad ottobre avrebbe compiuto 30anni. Era conosciuto come un esperto “sbrogliareti”, un più prosaico ormeggiatore da chiamare in caso di emergenza. Capace di disincagliare le reti o le cime, o recuperare i “corpi morti” dove ancorare le paranze. Un’attività che Mino svolgeva più per dedizione e senso dell’aiuto verso il prossimo, che non per mestiere. Certo, serviva anche per arrotondare un po’ la giornata, perché qualche euro in più i pescatori lo elargivano per il suo intervento.

Non sarà più così, purtroppo. Un ragazzo gioviale e impegnato, Mino “Popoff”. Una vita vissuta tra i vicoli e i meandri della città vecchia. Nei tempi in cui gli amici si chiamavano bussando al portone di casa e non con sms, email, profili facebook o diavolerie tecnologiche dei tempi moderni. Il suo quartier generale era la chiesa della Purità, dove Mino ha condiviso la vita sociale e anche religiosa. Era un “confratello” e partecipava attivamente ai riti della Settimana santa, alle processioni, ai concerti di passione, alla festa di Santa Cristina. Impareggiabili i suoi travestimenti carnascialeschi con il gruppo dell’associazione “Off Limits” di cui faceva parte e che con un drappo commemorativo tengono in vita il ricordo del loro amico: “Mino sempre con Noi”. E così sia.

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