“Cosa è stato Stephen Hawking per un ragazzino che voleva fare lo scienziato”: parla l’astrofisico Cesario Lia di Presicce

Presicce – La scomparsa di Stephen Hawking, noto scienziato di levatura mondiale; l’autore di libri “di scienza” di grandissima divulgazione e diffusione; quella scommessa su una disputa scientifica con in palio l’abbonamento a “Penthouse”; il ruolo di questo “mito” nella fantasia di un 13enne di Presicce – Cesario Lia, 47enne, nato a Tricase, in questi giorni in Vietnam, laureato con lode in Astronomia all’Università di Padova, dottorato di ricerca in Astrofisica svolto presso la Sissa di Trieste. Attualmente è dirigente dei settori ricerca e sviluppo di una azienda del nord Est. E’ spesso in giro per il mondo. “Piazzasalento” nell’occasione pubblica la testimonianza del professore Lia “(nella foto durante una lezione di astrofisica per ragazzi).   

“È morto Stephen Hawking, è stata una sorpresa, devo ammettere che non me lo aspettavo. Avrei dovuto farlo, viste le sue condizioni di salute e la sua età, ma vedete io, come molti di voi, ho conosciuto Hawking leggendo i suoi libri, “Dal Big Bang ai buchi neri” per primo, da piccolo.
Io da grande volevo fare lo scienziato e lui per me è divenuto presto uno di quegli eroi mitologici fuori dal tempo e dallo spazio: come tutti gli eroi mitologici non può morire.
Hawking è stato Titolare della cattedra lucasiana di matematica all’Università di Cambridge, che fu prima di lui di Newton e di Dirac, ma non voglio scrivere nulla della sua storia: uno sguardo a wikipedia potrebbe dirvi della sua vita molto di più e meglio di quanto potrei fare io. Io mi limito a parlare di ciò che è stato per un bambino della provincia di Lecce che da grande voleva fare lo scienziato.
Ricordo in particolare una sua scommessa fatta con l’amico e collega Roger Penrose, altro mito della mia infanzia, in merito ad una disputa scientifica: avevano scommesso un abbonamento annuale alla rivista Penthouse. Vivendo in provincia ed avendo meno di 14 anni, io non avevo idea di cosa si trattasse… doveva essere qualcosa per scienziati. Qualche anno dopo, ricordo ancora con incredulità, il momento in cui scoprì nell’edicola della stazione di Lecce che si trattava di una rivista erotica.
Questo episodio mi ha insegnato molto di più dei mie successivi anni di studio e del mio Dottorato di Ricerca in Astrofisica. Mi ha insegnato che si deve restare umani per cercare di capire quello che umano non è. L’essere umano ha una particolare sfortuna: riesce a concepire l’infinito, ma non riesce a comprenderlo. Hawking non ha mai smesso di cercare di farlo e nel farlo non ha mai smesso di essere profondamente umano.
Non so se è vero che ha lasciato la moglie per la sua infermiera, forse è una bufala e non ho certo voglia di controllare, ma a me piace pensare che sia vero: piace pensare che il mio grande eroe, la persona che cercava di capire cosa ci fosse dietro le Costanti Cosmologiche e di sviluppare una “Teoria del Tutto“, in modo da togliere potere al caso (e forse anche a Dio), sia stato profondamente umano e in qualche modo banale … forse così anche io, così banale, ho il diritto di ragionare su cose così poco umane.
Hawking non ha mai smesso di guardare oltre in maniera umana. Molti grandi uomini di scienza in vecchiaia si sono dedicati a speculazioni filosofiche sulle Costanti Cosmologiche, quasi a cercare un divino che potesse rassicurarli, lui lo ha fatto sempre in maniera concreta partecipando attivamente a progetti decisamente più umani: ricordo, fra tutti, l’idea di progettare una sonda che usando delle vele solari possa raggiungere le stelle.
“Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza” fa dire Dante ad Ulisse. A parte la virtù, è una frase viva e potente in figure come Hawking.
Grazie prof. Hawking per tutto quello che ha insegnato ad un bambino che da grande voleva fare lo scienziato e che grazie a lei e ad altri eroi come lei pensa di esserlo un pochino diventato”.

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