A pranzo c’è il re Murat

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La coppia regale in piazza Vittorio Emanuele II. Foto di Emiliano Picciolo

Alezio. Sotto lo sguardo austero del re Gioacchino Murat, i sudditi hanno dato prova della loro fedeltà, con un caloroso saluto al suo passaggio, sventolando le bandierine e gridando “Viva il re”.

Sua maestà, dall’alto della carrozza che lo portava verso il banchetto allestito in suo onore, non si è scomposto ed ha salutato la folla con un gesto della mano. Accanto a lui la consorte, Carolina Bonaparte, sorella minore di Napoleone.

La banda festosa precedeva il corteo. Una volta arrivati sul sagrato della Lizza, il re ha preso posto alla tavolata, ai suoi lati gli altri componenti della famiglia reale. A turno, i sudditi hanno reso omaggio portando sul tavolo graditi doni (il re era goloso), frutto dei loro sacrifici.

Poi, sempre con fare solenne, Murat ha dato inizio alle danze, ballando con la sua regina un vorticoso walzer (appena diffuso in Europa venne considerato un ballo scandaloso, per via del modo troppo stretto di ballare), lasciando dopo il centro della piazza agli altri commensali. Fuochi d’artificio per suggellare la festa che poi è proseguita con la degustazione di piatti tipici e allegria generale.

Tutto è stato ricostruito fin nei minimi dettagli, ogni gesto, ogni cosa, dai vestiti al modo di comportarsi durante un pranzo ufficiale, sono stati tratti dal modo di vivere della società dell’800. La seconda edizione del “Corteo storico Murattiano” è stata, ancora una volta, la dimostrazione che la storia è spettacolare. Non è stata semplice da organizzare, viste le ristrettezze economiche di tutti, ma fortemente voluta, perchè dalla storia si traggono esempi ed insegnamenti.

I ringraziamenti per la buona riuscita della manifestazione sono andati, in primis, alla professoressa Tina Levantaci della Pro Loco, che ha condotto gli studi necessari per la completa ricostruzione della serata. A lei il compito di raccontare cosa succedeva in quei tempi. «Ringrazio anche le associazioni che hanno dato un contributo; il Comune e tutti coloro che, lavorando in silenzio e dietro le quinte, hanno reso possibile lo spettacolo, dalle sarte ai parrucchieri», ha concluso la prof. Levantaci.

Ilaria Lia

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