Combattenti e reduci della guerra di liberazione: la guerra, la fame e le scelte difficili

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Pasquale De Cataldis stringe la mano al Presidente Giorgio Napolitano

Matino. Si è svolto lo scorso 11 febbraio l’annuale convegno organizzato dall’Associazione combattenti e reduci della guerra di liberazione inquadrati nei reparti regolari delle forze armate (Ancfargl) della sezione di Matino, di cui è presidente Pasquale De Cataldis. Per l’occasione erano presenti numerose autorità civili e militari tra cui il sindaco di Matino, Giorgio Primiceri, il senatore Giorgio Costa, il presidente provinciale Antonio Gabellone e il generale Luigi Poli, presidente nazionale dell’associazione.

Tanti altri partecipanti, incluse le scuole di Ugento, Alliste e Matino, sono intervenuti per confrontarsi sul tema del convegno, “Soldati salentini, la memoria storica dell’impegno”, un viaggio lungo due secoli di storia dal 1799 ad oggi.

Dai vari interventi sono emersi  racconti e memorie di quei soldati che nel loro piccolo hanno partecipato a far grande la storia d’Italia. Come Agostino Reho, unico sopravvissuto alla strage del Monte Zuccaro, in Piemonte. Insieme ad altri otto compagni rientrava nel servizio segnalamento dell’aeronautica della Repubblica di Salò. Erano tutti disarmati, quando il 12 gennaio 1944 furono attaccati dai partigiani garibaldini: a causa di contrapposizioni insanabili ormai dopo l8 settembre, furono fucilati e gettati in una fossa comune, solo il giovane di Matino, ferito lievemente, riuscì a salvarsi facendosi scudo con i corpi dei compagni morti; poi riuscì a raggiungere il comando di Genova, dove raccontò della strage. All’epoca aveva solo 20 anni e solo dopo avrebbe compreso la complessità e la durezza della guerra fra italiani.

Le testimonianze sono rese ancor più suggestive dai documenti, come le lettere inviate dai soldati alle proprie famiglie «Carissimi genitori con molto piacere scrivo questa mia lettera, facendovi sapere il mio ottimo stato di salute, come pure sono rimasto contento sentire che voi tutti di famiglia godete di ottima salute»: sono le parole di Tommaso Provenzano di Parabita, datata 21 aprile 1942, in piena guerra. Suggestive le lettere e suggestive le immagini, come quella di Rosario Carangelo di Ruffano, ritratto in una foto del 1920 insieme a Gabriele d’Annunzio, suo comandante durante la campagna di riannessione di Fiume.

Così questa associazione  mantiene viva la memoria dei suoi padri e questo convegno, che coinvolge il Salento e non solo, diventa un’occasione per tramandare le loro gesta esempio alle nuove generazioni. Di racconti, foto e aneddoti dei propri cari ha voluto fare tesoro Assuntina Mega di Sannicola, che ha raccolto in “Ricordi d’Etiopia” la storia dello zio Luigi Mega, classe 1899, chiamato alle armi a 18 anni e poi partito come volontario in Etiopia nel 1937. Si legge di battaglie difficili, pensieri e paure, si legge anche di prigionie in quei lunghi cinque anni: «Le nostre speranze di libertà e di lavoro dignitoso morivano ogni giorno di più – racconta il signor Mega – fino a che non siamo stati trasferiti a Nehan per il rimpatrio […] il 13 dicembre 1946 di S.Lucia ero a Sannicola con i miei».

Maria A. Quintana

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