Contadino illustre, patriota e vicesindaco

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via Generoso Previtero

SIMU SALENTINI –  Via Generoso Previtero, un tempo cuore pulsante del centro storico di Taviano. Oggi una strada come tante altre, che mette in comunicazione due arterie importanti, corso Vittorio Emanuele II° e via Corsica. È stata, però, quasi sicuramente, la prima strada ad essere intitolata ad un contadino tavianese, un contadino che credeva fermamente nell’unità d’Italia.

Siamo nella seconda metà dell’Ottocento e Taviano era l’estrema periferia del Regno delle due Sicilie. Quando i Savoia decisero di annettere anche il Meridione per formare un’unica Italia, si scontrarono con il fenomeno del brigantaggio e delle faide politiche, messe su dai Borbone, che non accettavano l’intrusione dei Savoia. Il contadino Generoso Previtero era, invece, un convinto sostenitore dell’unità d’Italia e nel 1860 si candidò nella lista governativa di Taviano che riuscì a vincere le prime elezioni. Dopo l’Unità, Previtero ricoprì la carica di vice sindaco. In quell’ occasione furono in molti i concittadini che si congratularono con lui.

Taviano aveva, allora circa 3mila abitanti, per lo più contadini, e c’era una discreta presenza di artigiani, commercianti e ricchi possidenti. Era anche praticata la modesta industria casalinga della tessitura. Il tasso di mortalità era elevato per le precarie condizioni igienico-sanitarie, causa di frequenti malattie infettive che colpivano la popolazione. Dopo l’elezione della nuova amministrazione si intensificarono le dimostrazioni a favore dei Borbone.

Particolarmente animata fu la sommossa del 7 aprile 1861, quando un sacerdote cappuccino, don Ambrogio Mosco, schierato a favore dei Borbone, organizzò un raduno di manifestanti che Previtero cercò di disperdere. Nella ressa che seguì fu però pugnalato a morte. Tutti fuggirono e nessuno fu dichiarato colpevole.
Non sappiamo quando gli venne intitolata la strada che ancora oggi porta il suo nome. Una strada molto animata quella tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento: gli anziani seduti sulle soglie, i più piccoli che giocavano per strada, le mamme davanti al fuoco e il profumo dei cibi che si spandeva nelle corti vicine e nei pochi giardini rigogliosi. C’era il forno di nunna ‘Ntonia Barlabà, sempre allegra e spensierata, originaria di Casarano, che cuoceva il pane per tutti. Verso la metà della strada c’era la puteca di mesciu ‘Ntunucciu Palese, artigiano falegname.

Infine c’era lo stabilimento per fare olio e vino, di Donatuccio Bruno che poi dovette chiudere bottega dopo la fine della 2° guerra mondiale. Oggi la strada è abbastanza anonima e restano poche tracce del suo passato. Molte case restano chiuse, dopo la morte degli anziani e altre hanno cambiato aspetto.

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