Consiglio comunale da sciogliere? Parabita torna ad attendere le decisioni dei giudici amministrativi

Parabita – C’è attesa, a Parabita, per l’esito dell’udienza con la quale il Consiglio di Stato deciderà le sorti dell’Amministrazione comunale guidata da Alfredo Cacciapaglia. I giudici della terza sezione si riuniranno per valutare il ricorso presentato dal Ministero dell’Interno contro la sentenza del Tar Lazio che aveva riabilitato l’Amministrazione parabitana sciolta per “infiltrazioni malavitose”. Oltre al merito della questione, e cioè la liceità del provvedimento di scioglimento applicato il 17 febbraio 2017, i togati romani di Palazzo Spada sono chiamati, al momento, ad esprimersi su due questioni preliminari di fondamentale importanza.

Ricorso “fuori tempo”? – Secondo l’Amministrazione parabitana e secondo i suoi legali, gli avvocati Pietro Quinto e Luciano Ancora, l’Avvocatura dello Stato avrebbe presentato il ricorso per conto del Ministero fuori tempo massimo, a termini scaduti, quando ormai la sentenza del Tar Lazio sarebbe passata in giudicato. La prima risposta che si attende dal Consiglio di Stato, dunque, verte sull’ammissibilità del ricorso stesso. Se il ricorso venisse giudicato tardivo e irricevibile, la partita si chiuderebbe domani stesso ancor prima di cominciare.

Torna il rischio del commissariamento Altro nodo che dovrebbe essere sciolto domani è quello sulla richiesta di sospensiva avanzata dal Ministero. Gli avvocati dello Stato, infatti, in attesa della sentenza ultima e definitiva sulla questione, hanno chiesto di sospendere l’efficacia della sentenza del Tar Lazio, quella che ha riportato in Comune il sindaco Cacciapaglia e la sua squadra. Se la sospensiva fosse accolta, il Comune di Parabita tornerebbe ad essere commissariato. E in questo caso il Governo potrebbe decidere di far tornare a Parabita la stessa triade di commissari uscenti, Andrea Cantadori, Sebastiano Giangrande e Gerardo Quaranta, rimasti in carica fino al 22 marzo, oppure di nominarne di nuovi. Se la richiesta di sospensiva fosse respinta, invece, rimarrebbe in carica il sindaco Alfredo Cacciapaglia.

Il “merito” della questione – Più lunghi i tempi per affrontare il cuore della questione, ovvero lo scioglimento per mafia dell’Amministrazione comunale di Parabita e la permeabilità della sua azione all’influenza della criminalità organizzata. Per il Tar Lazio le vicende penali da cui ha preso il via l’indagine amministrativa (cioè l’arresto dell’ex vicesindaco Giuseppe Provenzano e di altre persone nell’ambito dell’operazione antimafia Coltura), riguardavano solo l’ex vicesindaco e si riferivano a fatti antecedenti alle elezioni del 2015. L’Avvocatura dello Stato, per conto del Ministero dell’Interno e della Prefettura di Lecce, sostiene invece che la vita politico-amministrativa del Comune di Parabita sia stata “compromessa” e che esistono quei requisiti “concreti, univoci e rilevanti” richiesti dalla legge per arrivare ad un provvedimento drastico come lo scioglimento del Consiglio.

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