Condannato ma “a sua insaputa”

PostinoMATINO. Condannato ma “a sua insaputa”. L’espressione (di recente molto alla moda) è quanto mai vera nel caso del 60enne di Matino che ha scoperto di essere stato addirittura condannato, con l’accusa di ricettazione, senza, però, aver mai avuto modo di difendersi davanti al giudice. Questo, almeno, quanto sostenuto dall’uomo che ha invocato, a più riprese, un (a suo dire) “clamoroso” errore di notifica per provare a sfuggire alla sentenza comminatagli. Inutile invocare i mali e le lungaggini della giustizia italiana perchè, questa volta, il responsabile della “bagarre giudiziaria” non è un giudice, ma un postino, finito ora,a  sua volta, sotto inchiesta con l’accusa di falso ideologico commesso da pubblico ufficiale in atti pubblici (questa l’ipotesi d’accusa formulata dal Pubblico ministero che ha già chiuso l’inchiesta).

Il postino in questione (di Melissano) avrebbe omesso di notificare la sentenza secondo le modalità indicate dall’imputato, ovvero a casa sua. Non avendo trovato direttamente l’imputato, anzichè procedere secondo quanto previsto dalla legge in materia, ovvero mediante l’affissione dell’avviso sulla porta del domicilio, avrebbe, invece, attestato di aver immesso l’avviso di deposito nella cassetta postale del 60enne che, però, non aveva previsto alcun deposito di questo tipo. In sostanza l’imputato non sarebbe venuto a conoscenza del fatto che, in sua contumacia, il tribunale di Casarano aveva emesso (il 22 marzo di due anni fa) una sentenza di condanna per ricettazione.

La sentenza è ora passata in giudicato anche se il 60enne ha riferito di non aver mai ricevuto l’estratto della sentenza in questione nè altri atti processuali che lo riguardassero proprio per un “difetto di notifica”. La Corte d’Appello di Lecce ha pure rigettato il ricorso presentato per scadenza dei normali termini previsti dalla legge. Se per il 60enne la “compiuta giacenza” ha determinato una condanna definitiva, per il postino c’è invece ora la possibilità di stringere i tempi processuali chiedendo di poter patteggiare la pena. Il dipendente delle poste è assistito dagli avvocati Francesco Baldassarre e Valeria Priore.

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