Concorsi di poesia dialettale, sono davvero tanti

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Simu Salentini. È impossibile dare conto in poco spazio della fioritura negli ultimi decenni dei concorsi di poesia in dialetto promossi da associazioni e da Amministrazioni comunali. Sono davvero tanti. Per alcuni si è trattato di una iniziativa episodica, altri hanno trovato continuità fino ai nostri giorni. Spulciare tra le cronache e i  risultati dei concorsi  significa anche recuperare i nomi di tanti  che si sono cimentati nella poesia dialettale  senza avere la possibilità di una pubblicazione organica.

Qui ci fermiano su due esperienze, una di Taviano e l’altra di Parabita.

La prima si riferisce alla pubblicazione di un’antologia  “Proposta”, curata da Rocco Pasca, che raccoglie tutti i testi che avevano partecipato al concorso di poesia dialettale bandito dal  circolo “Amici dello sport” negli anni 1975 e 1976. Oronzo Monte, Giuseppe Sabato, Pietro Archimede Lecciso, Ugo Orlando, Sabatino Pippi Chetta,Giorgio De Simone, Antonio Lecci, Roberto Leopizzi, Mastro Scarpa, Antonio Piccinno,Antonio Schito, i nomi dei poeti. I temi sono quelli che carattrizzano la poesia dialettale: la nostalgia per il tempo passato, il ricordo dei propri cari, le bellezze della natura e in questo caso particolare, la marina di Mancaversa che ritorna più volte nei versi dei poeti. Il concorso fu bandito anche negli anni successivi ma da un decennio non si hanno notizie.

La seconda esperienza si riferisce alla 2° edizione del “Premio di poesia in vernacolo salentino, Antonio Lenio” indetto nel 1984 dall’Anspi, Associazione nazionale S. Paolo italiana  di Parabita. La serata conclusiva si tenne nell’aula magna dell’istituto “Giannelli” il 5 aprile con una bella relazione di Aldo Bello, allora caporedattore dei servizi speciali della Rai. La relazione non ci dà notizia dei premiati, ma è una  brillante disamina della produzione dialettale di quegli anni in un contesto più ampio e con una visione più articolata, frutto proprio dell’esperienza di Aldo Bello, che gli fa concludere:”…chi scrive poesia, in lingua o in dialetto, colta o popolare, scrive per l’universale, anche quando fallisce. E in questo senso il poeta non è mai solo…”

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