Nessuno vuole l’“Aurora”

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Melissano. È andato deserto il bando di gara pubblica per l’affidamento in concessione decennale del cine-teatro “Aurora”, in via Canova. Nessuna offerta è giunta sui tavoli dell’Ufficio protocollo entro il termine perentorio delle ore 12 del 5 gennaio scorso.

L’apertura delle eventuali candidature pervenute era prevista per giorno 11 gennaio. Ma così non è stato. La gestione del cinema è attualmente affidata alla società Libera srl, la cui convenzione con il Comune scadrà il prossimo 21 febbraio.

Dagli archivi comunali, emerge che l’autorizzazione all’avvio delle attività cinematografiche venne rilasciata nel 1943 sotto la supervisione del ministero della cultura popolare (“MinCulPop”), l’organo di governo che aveva il compito organizzare la propaganda fascista.

La proprietà era di un consorzio privato, formato da Elia Cuna, Antonio Marsano e Arturo Pindinelli (meglio noto come “Mesciu Arturu”). L’“Aurora”, che subì un lento ed inesorabile declino a partire dagli anni ‘70, in concomitanza con l’apertura del cinema “Eliseo”, è stato poi ristrutturato e rimesso a nuovo dal Comune.

La sua seconda inaugurazione è datata 4 marzo 2001, giorno in cui venne proiettato il primo film, “L’ultimo bacio”. Negli ultimi anni, l’Amministrazione ha cercato di rilanciarlo organizzando eventi culturali, proiezioni e cineforum, ma la risposta del pubblico (salvo rare eccezioni) non è stata soddisfacente.

Il vecchio cinema, forse perché ubicato in  pieno centro storico o per altri e sconosciuti motivi, non ha mai più rispolverato i vecchi fasti  quando fungeva da punto di aggregazione sociale e le sale erano affollate. Non aveva tanta importanza quale film si proiettasse, se un “Kolossal” in stile “Ben Hur”, una commedia di Totò o un documentario dell’Istituto Luce.

Tutte le sedie in legno erano sistematicamente occupate e diverse erano le persone che assistevano agli spettacoli stando in piedi. Un’atmosfera alla “Nuovo Cinema Paradiso”, per intenderci: «Siamo nati tutti là dentro» ricorda Valentino Cuna, che l’“Aurora” l’ha visto nascere e crescere. Ma adesso è tutta un’altra storia.

MM

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