Con “Città tra le mani” al Polo 3 viaggio “senza valigia” per tutti i bambini

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IMG_3205GALLIPOLI. Realizzare dei percorsi di apprendimento attraverso i cinque sensi che coinvolgano tutti i bambini, anche chi è disabile. È questo l’obiettivo di “Città tra le mani”, l’associazione culturale leccese che lunedì scorso ha dato il via al laboratorio itinerante “Piccoli esploratori sensoriali”, partendo dall’Istituto comprensivo Polo 3 di Gallipoli. L’iniziativa, promossa dal Gal Serre salentine, coinvolgerà le scuole primarie di 14 comuni della provincia, contribuendo a diffondere l’idea di una didattica priva di barriere.
«Desideriamo che i bambini compiano un vero e proprio viaggio senza valigia, che sia destinato a tutti e che porti alla conoscenza del nostro territorio», racconta Claudia Melissa Barbarito (foto), una delle organizzatrici, specificando le attività del laboratorio. «I piccoli esploratori potranno comprendere come si percepisca lo spazio senza l’uso della vista. Riconosceranno gli oggetti sfruttando solo il tatto. Saranno chiamati a identificare i suoni appartenenti al nostro habitat naturale e a dare un nome ad alcune piante, proprie della macchia mediterranea, utilizzando solo l’olfatto».
Ma non è tutto. Le esperienze sensoriali saranno arricchite dal racconto di storia, tradizioni e luoghi, in grado di sollecitare l’immaginazione dei bambini. «A Gallipoli, per esempio, abbiamo parlato del gabbiano corso, una specie tipica della zona» ricorda l’organizzatrice, sottolineando come anche l’aspetto gastronomico rivesta un ruolo principale nella narrazione dell’identità di un luogo.

«I nostri incontri si concludono sempre con la degustazione di un prodotto tipico, che può essere una frisellina, un tarallino o un’albicocca, assaggiata dai bambini di Galatone poiché propria dell’agricoltura locale».
Alla fine del percorso, le esperienze sensoriali e le suggestioni di ogni bimbo saranno raccolte nel manuale dell’esploratore sensoriale. «Quello che abbiamo notato è che le classi rispondono con entusiasmo all’esperienza. È proprio ciò che desideriamo: regalare un percorso identitario unico e alla portata di tutti. La disabilità non deve più essere un limite», conclude Barbarito.

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