Casarano – A incastrarlo, nel maggio del 2014, fu la prova del Dna (svolta dai Ris di Roma) grazie alla quale i carabinieri riuscirono ad identificarlo quale responsabile della rapina del novembre di tre anni prima alle poste di Patù (in tre, armi in pugno, portarono via 15mila euro). Ora il 46enne Donato Parrotto, di Casarano, ha patteggiato cinque anni di reclusione accordati dal pubblico ministero del Tribunale di Lecce che ha tirato le fila per ben 13 rapine compiute dall’uomo insieme ad altri complici. La pena ha pure tenuto conto delle attenuante concessa per aver collaborato con gli inquirenti per venire a capo di tale lunga sequela: alle poste di Morciano di Leuca e a quelle di Montesano Salentino, poi a varie stazioni servizio tra Ugento, Casarano (la Q8), Ruffano, e supermercati (Ugento), tabaccherie (Gemini) e pure farmacie (Ruffano). Particolarmente violento il modo di operare della banda che non perdeva tempo ad usare le mani per picchiare o a sparare in aria per intimorire. Nel ritrovare un’auto (una Fiat Uno) rubata ad Ugento ed utilizzata per alcuni colpi, i carabinieri ritrovarono corso di una perquisizione un fucile a canne mozze col calcio tagliato e carico con due cartucce e un passamontagna. Già condannati con il rito abbreviato gli altri complici: otto anni e due mesi per Daniele Deiana, tre anni e otto mesi ad Andrea Minicozzi e tre anni e cinque mesi a Davide Bruno, tutti di Ugento.

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