Ma c’è chi vuole tornare a nascere in casa

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Casarano. Si chiude il punto nascita in alcuni ospedali, come Gallipoli e Casarano, ma  potrebbe diventarlo ogni casa dei futuri genitori.

Si diffonde anche in Puglia la cultura del parto in casa per contrasto  alla tendenza di eccessiva medicalizzazione di quello che è un evento naturale da vivere con serenità quando non ci sia la presenza di particolari patologie. È quanto mette in evidenza un gruppo di donne che stanno firmando una petizione da inviare al presidente Vendola, agli assessori regionali alla sanità e del Welfare, al presidente della commissione assistenza sanitaria.

La richiesta è quella che in alcune regioni è già una realtà: un riconoscimento normativo e sociale del parto a domicilio con l’obiettivo di favorire la libertà discelta da parte della donna circa le modalità con cui tale evento debba svolgersi. Intanto chiedono che sia varata una delibera che possa garantire un giusto contributo economico per chi desidera ricorrere al parto a domicilio con l’assistenza di liberi professionisti. In nessun caso, infatti, si può mettere a rischio la salute della donna e del bimbo.

In Italia il parto domiciliare è previsto dalla normativa vigente e non mancano, a livello regionale, riconoscimenti normativi del parto extraospedaliero come legittima scelta della donna che ha diritto ad assistenza gratuita, nella duplice modalità di erogazione di un servizio pubblico o contributo per spese di assistenza privata. Il parto extraospedaliero è rimborsato di fatto in Emilia Romagna nelle Marche, in  Piemonte nel Lazio, nelle  province autonome di Trento e Bolzano.

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