Chi va e chi viene tra vita e distacchi

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I primi visitatori della mostra a Casa Betania, dopo la serata di presentazione dell'iniziativa acura dell'associazione "Interferenze". Il bel lavoro, fatto col contributo di tante famiglie di emigranti aletini, sarà visitabile durante i giorni della Festa della Lizza dalle 21 in poi

Alezio. Zi’ Mmino in due parole descrive uno stravolgimento non da poco: «Io dormivo qua e la mucca là – indica con la mano – nella stessa baracca, a 1.600 metri d’altezza in mezzo alla neve». Basta.

Che c’è altro da dire sull’impatto non proprio lieve con la desiderata Svizzera di mezzo secolo fa? Un altro Mmino, con evidente disagio, dice invece che nel Bergamsco fu trattato peggio che nella Confederazione elvetica. Anna interviene per mettere, accanto agli uomini, le loro donne, degne compagne: «Quando chiedevamo qualcosa a nostra madre, a me ed ai miei due fratelli la risposta era sempre quella, “Non si può, sirata stae in Svizzera cu ‘nde facimu la casa”». Inutile aggiungere che il tetto sotto cui proteggere la famiglia vide la luce.

Sono solo tre delle tante voci che sono uscite dal guscio per  farsi ascoltare la sera che l’associazione “Interferenze” ha presentato l’esposizione di foto e documenti sull’emigrazione salentina. Sarà stato l’intenso saluto del presidente Riccardo Botto ad aprire lo scrigno dei ricordi, quelli non proprio piacevoli, anzi sofferenti e imbarazzanti, impastati con atmosfere ostili,  rifiuti brutali, distacchi forzati, povertà.

Per ringraziare quanti avevano messo a disposizione immagini, lettere, certificati, pezzi della propria vita in fondo, Botto ha immaginato una “medicina prodigiosa”: «Una scatolina di pillole rosa “Condivisione 10 mg” con scritto sul bugiardino “combatte la diffidenza, riduce vle differenze, favorisce la fratellanza”. E la cosa straordinaria è che non ha effetti collaterali. Condividere significa mettere a  disposizione… E’ quello che hanno fatto le persone ritratte nelle foto, entreremo nelle loro case, nelle loro vite, col rispetto che meritano le persone che ci danno ospitalità».

Oppure è stato il fatto che, come scritto nei manifestini, si sarebbe dato “ampio spazio alle testimonianze”. Così è stato: dopo il saluto del sindaco ed una interessante relazione di Giancarlo Colella (giornalista, autore del libro “Andata e ritorno”), da cui si è appreso che continuiamo ad emigrare, con la laurea in tasca ma in condizioni ovviamente migliori, si è aperto il vado di Pandora. Ed è stata una emozione forte, come quella che riserva  la visione della mostra. Appuntamento a Casa Betania nei giorni 14, 15 e 16 dalle 21 in poi. Ne vale proprio la pena.

 

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