Che passione. Ma quanto mi costi

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L’asd Real Racale in una partitella amichevole

Attenzione! Il pallone si sta lentamente “sgonfiando”, specialmente quello che rotola sui polverosi campi di periferia. La crisi si fa sentire anche, e soprattutto, nel settore del calcio dilettantistico. Diverse società sono fallite, altre stringono i denti per sopravvivere al periodo nero. Sono sempre di meno quanti decidono di investire tempo e denaro per il calcio di periferia che coinvolge sempre meno appassionati.

Chi continua ad investire lo fa soprattutto per passione mentre man mano che si sale di categoria il calcio diventa un business, spesso legato all’attività principale dell’imprenditore.

I costi di una stagione agonistica variano a seconda della categoria. Quelli sostenuti in Eccellenza dal Real Racale, per esempio, sono notevolmente superiori a quelli della Seconda categoria dell’Atletico Racale, ma le voci di spesa sono simili. Innanzitutto l’iscrizione, che in Eccellenza si aggira sui 6mila euro (caparra esclusa) per la squadra maggiore e 1.500 euro per la Juniores. La cifra comprende diritti d’associazione, l’assicurazione per ogni tesserato e un acconto per le spese organizzative. In Seconda la tassa scende a circa 4mila euro. A ciò si aggiungano le spese vive: vitto e alloggio, contratti  o rimborsi spese per calciatori e personale (allenatori, medico sociale, dirigenti), spese ordinarie (pagamento del custode dell’impianto, trasferte, trasporti, utenze) e per il kit da calcio (completi da gara e d’allenamento, scarpe, palloni, attrezzatura varia).

«Una squadra di Eccellenza che punti alla serie D costa dai 500mila euro in su», spiega Ilvo Stanca, esperto di calcio dilettantistico. Considerando che con gli incassi al botteghino si coprono, a malapena, le spese per una trasferta di medio raggio, il quadro è completo. Non dissimili, in proporzione, i costi in Seconda  Categoria. «Il nostro budget si aggira sui ventimila euro – afferma il presidente dell’Atletico Racale, Lorenzo Alfarano – ma gli sponsor, per via della crisi, sono sempre di meno». La “mazzata”, poi, è arrivata con la nascita delle pay-tv, che tengono lontani dai campi gli appassionati di calcio, invitandoli a restare comodi in poltrona a tifare per gli squadroni di serie A. Che cosa fare, allora, per salvare la baracca? Serve un cambio di rotta: «Molti calciatori dilettanti – puntualizza Stanca – pretendono ingaggi da professionisti, ma questo non è più possibile. Bisogna ritrovare quello spirito di trent’anni fa, quando il calcio era solo puro divertimento». Il rischio di un ulteriore ridimensionamento, quindi, è sempre – e più che mai – dietro l’angolo.

Marco Montagna

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