Che cosa uccide i nostri ulivi?

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RACALE. Ulivi di terra salentina ancora sotto assedio. Il fenomeno si espande e lo fa con velocità galoppante. Gli esperti lavorano senza sosta per trovare una soluzione. Si è riunito ancora il tavolo tecnico degli specialisti dell’Osservatorio fitosanitario della Regione Puglia, del Dipartimento di scienze del suolo della pianta e dell’ambiente dell’Università di Bari, del Centro nazionale delle ricerche, del Consorzio di difesa e dell’Ufficio provinciale agricoltura di Lecce per discutere dell’emergenza. È la dorsale jonica degli agri di Gallipoli, Alezio, Matino, Casarano, Melissano, Sannicola, Tuglie, Parabita, Taviano e Racale ad essere colpito dal “male senza nome”.

«All’inizio la patologia è stata confusa con la lebbra dell’ulivo; poi è emerso chiaramente che si trattava di qualcosa di mai visto prima», ha dichiarato Amedeo Falcone, presidente del Consorzio per la difesa delle coltivazioni intensive della provincia di Lecce. (Codile). «Abbiamo pure pensato che si trattava del lepidottero “zeuzzera pyrina”, ma poi questa ipotesi è stata accantonata. Certo è che questo fenomeno deve essere appurato quanto rima: l’olivicoltura jonica è una delle migliori del Salento», ha detto Benedetto De Serio della Coldiretti. «Le campagne del Salento potrebbero diventare presto set di un film di Dario Argento: spettrali», è il terribile scenario prefigurato dal direttore del Consorzio agrario provinciale, Mino Perlangeli, che ha evidenziato le terapie seguite e risultate finora infruttuose. Queste solo alcune delle preoccupazioni e delle paure in circolazione in queste settimane, a cui non sfugge – al momento – proprio nessuno. Ecco cosa ha detto Antonio Guairo, che coordina gli specialisti di varia provenienza riuniti intorno al capezzale degli ulivi: «Una moria così rapida e generalizzata non ha precedenti per l’olivo; ottomila ettari risultano già colpiti dalla malattia».

«è necessario un intervento urgente delle autorità competenti affinché si realizzino adeguate misure di cura e prevenzione prima che la patologia si diffonda in tutto il Salento», è l’allarme del coordinatore tecnico del Consorzio salentino olivicoltori, Giacomo Luigi Stifani, che teme per la produzione di quest’anno.

«Capisco l’ansia di chi ha a cuore il problema –  spiega a Piazzasalento Vincenzo Parisi del Codile, esperto impegnato nel gruppo di tecnici – ma al momento non abbiamo la soluzione, stiamo effettuando dei sopralluoghi in tutta l’area interessata. Negli ultimi giorni siamo stati a Racale e Alezio. Stiamo seguendo delle tracce ma sarebbe prematuro dire che abbiamo individuato la causa. Fare dei trattamenti che non sono giustificati da diagnosi esatta significa immettere sostanze tossiche nell’ambiente, alterarne gli equilibri biologici  oltre a creare un danno economico ai produttori». Allora, che fare? «L’unico consiglio che possiamo dare è quello di asportare la parte secca della chioma, senza esagerare con grossi tagli, perché le piante in questo periodo stanno in succhio e quindi non vanno esposte a stress ulteriori. Ad oggi non ci sono rimedi.  Senza la diagnosi non è pensabile prescrivere una terapia», raccomanda Parisi.

(ha collaborato Prisca Manco)

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