Mafia e calcio, esclusioni in agguato

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Racale. Chi ha ruoli importanti  nei club  calcistici dei campionati dilettanti dovrà anche essere munito di certificato antimafia: è il senso principale dell’accordo stipulato a Lecce tra la Prefettura e la Federazione italiana gioco calcio  provinciale.

Se ne parlava da mesi, si è appreso, tra il vertice del Palazzo del governo, attualmente retti dalla dottoressa Giuliana Perrotta e il procuratore capo della Direzione distrettuale antimafia, dottor Cataldo Motta, magistrato di grande esperienza in materia. Una volta ottenuto il via libera dal  ministero dell’Interno, si può passare alla messa in pratica dell’intesa secondo cui le Figc potrà estromettere dai campionati dilettantistici società nei cui ranghi figurino persone segnalate dalla Prefettura.

«Poiché la situazione si trascina da tempo – ha dichiarato il prefetto – ho lanciato l’idea del protocollo di legalità. Parliamo di persone che hanno un ruolo chiave all’interno delle società sportive. Sembra che a Roma questo progetto sia molto piaciuto tanto che non escluso che Lecce faccia da apripista in materia. Ora la Federazione dovrà elaborare un codice etico». L’esclusione dai campionati, va precisato, durerà tanto quanto la permanenza nella società dei personaggi indesiderati.

In effetti, è da tempo che il dottor Motta ha lanciato l’allarme: mentre nella sua relazione di quest’anno ha parlato velocemente di società calcistiche sospette, l’anno scorso il magistrato andò più nello specifico indicando alcuni casi, tra cui il Galatina in consiglio d’amministrazione uno dei capi storici della criminalità organizzata di quella zona), il Monteroni (due persone vicine al clan Tornese), il Poggiardo (un condannato per traffico di droga), il Racale (presidente condannato in primo grado per traffico di droga ma poi assolto), il Taurisano (presidente condannato per traffico illecito di rifiuti), il Tricase (mansioni di steward ad un condannato per delitti di stampo mafioso).

«Per noi del Coni provinciale – ha commentato il presidente Antonio Pascali – è senz’altro importante questo protocollo d’intesa ed è anche certamente preoccupante. In altre circostanze abbiamo chiesto però che insieme ad una necessaria attività di repressione si mettano in evidenza anche i buoni esempi».

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