C’era una volta l’orco, poi vinsero i parchi. E la Natura, che è un dono, non un regalo

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fernando d'aprileC’era una volta un orco, ovviamente mostruoso come vuole l’antica tradizione romana. Compariva invariabilmente – sarà stato un maleficio – non appena qualcuno accennava alla messa sotto protezione di un luogo, una serra, un tratto di costa, un sistema. Non appena si pronunciava quel sostantivo, eccolo ringhiare “E così non si potrà più muovere una pietra!”. La paura che diffondeva, non solo per le sue sembianze, più che spesso bloccava tutto e tutti. “E se davvero quel luogo da mettere al riparo dall’incuria diventava poi una riserva chiusa persino alle persone?”.

Non era molto tempo fa che alla parola “parco” c’era chi insorgeva e trovava alleati. Non erano solo speculatori, cementificatori senza scrupoli, abusanti seriali di beni pubblici. Erano anche persone che venivano attanagliate dalle più strambe paure. Accadde così anche quando nacque ufficialmente il parco naturale di Portoselvaggio di Nardò. La gestazione fu lunga e travagliata ma alla fine giunse la legge istitutiva: era il 1980. Quattro anni più tardi, proprio per le sue battaglie contro i violentatori dell’ambiente, veniva uccisa Renata Fonte.

Bisognerà aspettare gli anni 2000 per registrare un cambio di passo senza più allarmi interessati ma in una crescente consapevolezza. Non che fossero venuti meno i catastrofismi; semplicemente, costanti battaglie e mobilitazioni a difesa degli ecosistemi tipici e delicati alla lunga cominciavano a pagare. Ecco nel 2006 vedere la luce il parco Punta Pizzo e Isola di Sant’Andrea di Gallipoli. Dello stesso anno è il parco Costa d’Otranto – Leuca – Bosco di Tricase. Nel 2007 nasce il parco Litorale di Ugento. Dall’Adriatico allo Jonio si cerca di mettere sotto tutela i giacimenti d’incanti.

Succede anche altro. Senza fascicoli burocratici e senza passare da Bari, ecco animarsi dal basso il parco agricolo Paduli, nel cuore del Sud Salento tra Gallipoli e Otranto, tra Supersano, Maglie, Muro e Spongano, in tutto dieci Comuni che sottoscrivono un accordo con cuore e cervelli rivolti a quei cinquemila ettari di ulivi secolari, un tempo bosco di querce. I primi passi sono del 2003; poi nel 2011, c’è infine la “carta”: il protocollo d’intesa con la Regione che ne riconosce la validità in tema di sperimentazione contemplata dal Piano paesaggistico regionale.

Fino ai nostri giorni. A livello romano il governo accoglie la richiesta – in attesa da 11 anni – di un’Area marina protetta che va da Otranto alle Grotte di Castro. “E perché non fino a Tricase e Leuca?” è la domanda che arriva immediata dagli enti locali e dalle associazioni di queste due realtà e di altre (Andrano, Gagliano del Capo). Un emendamento alla Finanziaria avrebbe accolto questa richiesta. Ma, al di là di come finirà, il segnale arriva forte e chiaro. Come quello da Nardò, il cui Comune da anni cerca di entrare a pieno titolo nell’Area marina protetta di Porto Cesareo che arriva fino a Portoselvaggio. Anche lì ci sono i volani della bellezza e della redditività. Nel frattempo, le Scuole più attente ai cambiamenti culturali ed economici di questo territorio, varano indirizzi formativi collegati alla sostenibilità ambientale, alla gestione dei parchi, alle tutele delle biodiversità.

Ci piace chiudere l’anno con questa speranza, che tanto coglie del senso profondo di queste festività. I nuovi occhi con cui guardiano l’essenza singolare ed unica ci rende più umani, più degni, più sensibili. Poiché la Natura ci è stata data in dono. Non in regalo.

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