Centro storico di Nardò, l’interesse torna: b&b e non solo

piazzaSalandraANDREA VITALENardò. Undici chiese, un seminario vescovile, palazzi, monastero, teatro comunale e sedile: per estensione è il secondo centro storico della provincia dopo quello di Lecce, il capoluogo. Di questo si parla quando ci si riferisce al centro storico di Nardò. Decine in questi anni le attività che hanno chiuso i battenti per sempre o si sono spostate altrove, magari in aree ritenute economicamente più “appetibili” o semplicemente più comode: tabaccherie, farmacie, vinerie. Altre invece continuano a scommettere sulla città vecchia.
Persino il salone di un tatuatore, da qualche mese, ha fatto capolino in corso Vittorio Emanuele.

Alla “fuga” dei tanti fa da contraltare un vivace turismo culturale di italiani e stranieri che, soprattutto d’estate, arrivano qui in cerca di Barocco e monumenti, dando vita così un’interessante “industria” della ricettività (più di dieci b&b).
Il geologo Andrea Vitale (foto a sinistra), in uno studio pubblicato alcuni anni fa e condotto insieme a Giovanni Leucci, Paolo Sansò e Patrizia Giannaccari, ha spiegato: «Negli ultimi decenni si sono verificati numerosi fenomeni di crollo di edifici. Se analizziamo il periodo che va dal 1962 al 2004, a Nardò si contano 17 fenomeni di dissesto: tutti all’interno della vecchia cinta muraria. La zona con la massima concentrazione di tali eventi è quella attorno a piazza Salandra. I danni maggiori si hanno dal 1990 in poi».

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