Il “caso Gallipoli”/3 – L’oro luccica, se non è nero: l’economia che non giova

GALLIPOLI. Primo esempio. Ha realizzato un nuovo complesso abitativo in città in questi ultimi anni. Quando gli si chiede “come vanno le vendite?“ guarda i cartelli ancora col “vendesi” e dice: “Li avrei venduti già tutti, di sicuro, se solo avessi accettato denaro in contanti”. Ma non è legalmente possibile: Sono immobili da 350-450mila euro l’uno. “Sa quanti commercianti, imprenditori e… altri hanno scatoloni pieni di soldi a casa? Non può immaginare. Ma poiché proviene da attività non dichiarate fiscalmente, non possono che trovare sbocchi non ufficiali”. Qui o altrove.

Secondo esempio. Poco importa se questo episodio è accaduto l’anno scorso o in queste settimane, il senso non muta. Un uomo si ritira a casa nel centro storico a bordo del suo motociclo. È quasi l’alba. Entra, lascia il borsello che porta con sé e va in un’altra stanza. Qualcuno deve averlo seguito o lo stava aspettando conoscendo bene lui e i suoi orari, chissà. Il borsello sparisce, con dentro documenti e soldi. Tanti soldi, tanti da non poter andare a fare denuncia per il furto. Sarebbero altri guai: come giustificare quei 15mila euro in contanti? Cosa dire ai carabinieri? Certo, non la verità: erano il guadagno di due settimane di “apecalessino”. Senza scontrini.

Terzo esempio. Imperversano soprattutto nella città vecchia – così dicono ristoratori e loro dipendenti – gruppi di vacanzieri che cenano e poi spariscono, facendo ricorso a sistemi tra i più fantasiosi. Ma gli autori dei raggiri non possono certo essere ammirati: i danni sono dell’ordine di migliaia di euro. Che fare? Denunciare alle forze dell’ordine, come sarebbe ovvio? Ci pensano ma l’ipotesi viene lasciata cadere; se vengono “quelli”, poi magari fanno domande sul personale, vogliono vedere documenti, controllano qualche conto… No, meglio fare da sé, fare un patto di “mutuo soccorso” e stare con gli occhi aperti. Nel caso con maggiore risonanza, così è stato. Tanti colpi ma nessuno che abbia denunciato, alla fine, qualcun altro. Pure le botte (“sacrosante”) in nero.

A Lecce e in provincia i posti letto sono 87.800 tra alberghi (306: a Riccione sono 400), b&b, case vacanza, camping. Nello stesso periodo – anno 2016 – gli arrivi registrati durante l’estate per il comparto turismo e collegati, sono stati 915mila; molto probabilmente e realmente sono stati molti di più. Dai dati della Camera di commercio di Lecce le tendenze registrate sono in crescita: alloggi e ristorazione +30%; servizi alla persone +11,6;  servizi alle imprese +40%. Da giugno a fine agosto di quest’anno, secondo la Cna Balneatori, il solo turismo marino ha segnato un +23% in Puglia, anche se al primo posto resta l’Emilia Romagna (due punti in più).

Il settore tira e anche se – come a Gallipoli – proprio in agosto si notano flessioni per alberghi e campeggi, la gallina dalle uova d’oro continua a vivere il suo ciclo prezioso. Come il sempre massiccio movimento economico non dichiarato, che agisce senza lasciare tracce, che fa sparire gran parte di quelle “uova d’oro”. Lo dicono, oltre il diffuso e verificato sentire comune, gli incassi dalle tasse di soggiorno. Se la pubblicistica corrente incorona Gallipoli, i soldi incassati da presenze vere dichiarano che la “regina” del Salento è Ugento: 400mila euro incamerati contro i poco più di 300mila della “città bella”. Segue a distanza Nardò.

Se non per fatti di cronaca nera (nella media con altri centri molto attrattivi); se ci sono alcune criticità persistenti nell’organizzazione locale della stagione clou (temi trattati nei precedenti due servizi Il “caso Gallipoli”/1 e Il “caso Gallipoli”/2), per la mole di risorse sotterranee, il “caso Gallipoli” allora esiste? Naturalmente non ci sono dati, ma stime desumibili sì. Si pensi intanto che la Regione certifica che solo un turista su cinque è “in chiaro”, dichiarato, ufficiale. Ma nella classifica dei vacanzieri invisibili Gallipoli è in cima alla classifica con Lecce e Ugento. Tra le conseguenze – l’utilizzo di un ambiente pregiato senza giusti ritorni per la comunità – eccone un’altra: tanta moneta non arriva ad irrorare adeguatamente i tanti addetti che fanno vivere bar, ristoranti, stabilimenti balneari, imprese di pulizie, fornitori di servizi vari. Si parla di retribuzioni nei due mesi centrali di 400 euro a settimana (per quattro ore giornaliere che diventano il doppio nel fine settimana ma con la stessa paga), senza giorno di riposo; di voucher di 10 euro usati per “coprire” la prestazione e l’aggiunta di contanti per arrivare ai 25 canonici. Anche quest’anno – ne sono convinti al sindacato – a fine stagione ci sarà la pioggia di vertenze degli ormai ex addetti; in moltissimi casi finiranno con transazioni concordate per evitare lunghi processi. Intanto il fiume di euro scorre, insensibile alle vicende umane. Ma dove va a finire? Se ne parlerà nel prossimo servizio. E forse si potrà intravedere in cosa consiste davvero il “caso Gallipoli”.

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