Casa cercasi per stare insieme

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Tuglie. Affittare una stanza tra amici. Sembra essere questo il nuovo modo di incontrarsi tra i ragazzi di Tuglie. Attraversando il paese in lungo e in largo, ci si può accorgere di come questo fenomeno si sia diffuso non solo nelle strade del centro, ma anche in quelle di periferia.

Le casette più vecchiotte, anche se carenti di alcune comodità, ma di costo mensile inferiore, sono quelle più richieste: ora vengono utilizzate come luoghi di incontro, “base operativa” per organizzare delle attività.

Ma cosa spinge questi ragazzi ad affittare una casa solo per loro? I diretti interessati rispondono lamentando una carenza di “punti di ritrovo” per i giovani e un completo disinteressamento da parte delle istituzioni locali nei loro confronti.

«Non ci piace fermarci per pochi minuti in luoghi pubblici, dove non saremmo liberi di parlare di fatti privati, né potremmo, ad esempio suonare uno strumento, vedere un film, giocare – affermano alcuni di loro – preferiamo avere un posto tutto nostro in cui rifugiarci. Inoltre, i nostri genitori sono più tranquilli,
sanno che non siamo per strada e possono venire a controllarci quando vogliono».

Viene da pensare se questo non sia solo un modo alternativo di isolamento dal resto del paese e dal contesto sociale.

«Certo che no – rispondono – anzi, noi vorremmo essere più coinvolti nella vita sociale del paese o che avessimo più opportunità per il tempo libero, sarebbe l’ideale se esistesse e soprattutto funzionasse una struttura che soddisfacesse le nostre esigenze e riunisse, ad esempio la possibilità di ascoltare e fare musica, di usare mezzi tecnologici, di cimentarsi in attività artistiche, culturali, sportive, magari sotto la guida e la supervisione di qualche adulto esperto. E pensare che a Tuglie ci sono tanti edifici inutilizzati».

Riunirsi in gruppo all’interno di queste “stanze” è positivo? Secondo la psicologa Adriana De Giorgi: «La casetta può diventare il luogo dove il ragazzo può transitare verso la costruzione di un mondo affettivo autonomo. I nostri adolescenti, nati con i media elettronici, hanno meno strumenti per interagire con la complessità, per cui si appiattiscono sul virtuale e si ritirano dal mondo, non a caso si parla di analfabetismo emotivo ed affettivo».

«Credo che “le stanze” dei giovani – conclude la psicologa – siano uno spazio di passaggio sufficientemente “sano”, il problema è che un adolescente nella società post moderna vive un senso di disorientamento che modifica la percezione di sé e del proprio ruolo sociale, per questo i ragazzi preferiscono rimanere tra i loro amici».

Federica Sabato

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