Carnevale, quando dominavano le feste in casa e le mascherate improvvisate. FOTOGALLERY

Nel segno del fuoco è iniziato anche quest’anno il Carnevale con le “focare” e “focaredde” nella festa di S. Antonio Abate che ne segna l’inizio; terminerà il 17 febbraio, martedì grasso che precede il mercoledì delle Ceneri e quindi la Quaresima. Il legame S.Antonio-fuoco è dovuto a leggende popolari che vogliono il santo in lotta con il male, il demonio, e quindi con il fuoco eterno. Da “padrone del fuoco” a guaritore dell’herpes zoster, volgarmente definito “fuoco di  S. Antonio”, il passo è breve.  La tradizione della “focara” in passato coinvolgeva tutti, in particolar modo i bambini che si impegnavano a raccogliere legna e accatastarla molti giorni prima dell’accensione. Poi a fuoco spento, i carboni servivano per riscaldare la casa nel braciere, e la cenere in segno propiziatorio veniva diffusa nelle campagne (la stagione agricola si faceva iniziare con S.Antonio e finire con S. Martino, l’11 novembre).

Dal 17 gennaio partiva l’organizzazione delle feste di Carnevale di cui qui si dà una piccola documentazione fotografica. Quando tutto era a dimensione più semplice, dominavano le feste domestiche e i veglioni cittadini. Si orgazzavano “mascherate” con quattro salti in famiglia, e il piacere era tutto nello scegliere la maschera da impersonare, nel programmare le visite agli amici, sfidarli a essere riconosciuti. Le famiglie più in vista organizzavano veglioni in cui gli abiti erano scelti con cura, venivano invitati animatori per allietare le serate.  Per i bambini feste negli oratori parrocchiali, nelle scuole,  filastrocche mandate a memoria, stelle filanti e coriandoli a volontà. Quando non c’erano soldi per comprarli, i bambini si impegnavano a tagliare i fogli di giornali a pezzi piccolissimi. Le cronache di inizi del secolo scorso raccontano di gente che negli ultimi giorni di Carnevale si riversava per strada sotto una pioggia di “candellini” colorati e “mendule ricce” che potevano anche far male, tra  bambini che facevano a gara per raccoglierli da terra. L’attenzione di tutti, allora, come ora, focalizzata  agli ultimi giorni di Carnevale con le grandi sfilate di carri e i funerali dei personaggi simbolo: “lu Paulinu” a Lecce e nella Grecìa salentina e  “lu Titoru” a Gallipoli. Qui martedì a mezzanotte il campanone della chiesa di S. Francesco suonava a morto:”Chiangi chiangi campanone/è spicciatu lu Carniale/Sona a mortu, campanone:/ ane ccisu lu Carniale” (don Luciano Solidoro).

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