Che sarà del Carnevale

Gallipoli.  Per il Carnevale a Gallipoli è scattato l’anno zero. Il commissario Ciclosi, prima di congedarsi, con propria delibera ha bandito un concorso per una gara di appalto per l’individuazione di una società per l’organizzazione, a proprie spese,  del 71° Carnevale.

La scadenza del bando, consultabile sul sito del Comune, è fissata al 15 dicembre. Possono partecipare enti, agenzie, media, associazioni, società, cooperative legalmente costituite, con esperienza organizzativa di spettacoli, eventi culturali e turistici. La prossima edizione del carnevale al Comune non costerà nulla.

Il progetto dovrà prevedere:  la sfilata dei gruppi mascherati e dei carri, la  “Focareddha” del 17 gennaio 2012, uno spettacolo musicale, laboratori di cartapesta per gli alunni delle scuole del territorio ed ai cittadini che vogliano parteciparvi. Oltre ai concerti, eventi musicali, durante il periodo del carnevale e spettacoli di artisti di strada.

Che fine farà, ora, l’associazione del Carnevale, presieduta da Gino Cuppone, che per svariate edizioni ha mantenuto viva la tradizione, seppur con grandi sacrifici?

«L’associazione Carnevale di Gallipoli – dice Cuppone – per il momento si è dimessa, nonostante ancora facciamo parte dell’associazione nazionale ed internazionale “Città del Carnevale”, e i numerosi inviti che ci arrivano da ogni parte d’Europa, per partecipare a convegni e manifestazioni. A Gallipoli c’è  bisogno della Fondazione e che vengano approvate delle delibere di protocollo di intesa tra Comune, Provincia e Regione, come avvenuto per Putignano».

I carristi, intanto, non hanno ancora neppure smontato i carri della passata edizione. Cosimo Perrone (vincitore  2011), Stefano e Salvatore Coppola, Franco Monterosso, Giovanni Pacciolla e Gabriele Mercuri in coro esprimono scetticismo. «Abbiamo appreso qualcosa dai giornali – dicono -. I tempi sono ristretti. L’anno scorso i lavori erano già iniziati. E per potere realizzare i carri abbiamo bisogno di un maggior numero di operai».  I carristi, non lo dicono ma lo fanno intendere che hanno bisogno soprattutto di garanzie economiche, perché non sono intenzionati a rimetterci.

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