Carlo Noira, poliziotto, trovato morto. È mistero

di -
0 1365

Mistero sulla morte di Carlo Noira, poliziotto

Taviano. Sono avvolti nel mistero i motivi per cui Carlo Noira, il poliziotto di 43 anni di Taviano è stato trovato senza vita la sera del 25 aprile. E’ stata  un’overdose come si pensa? Un gesto disperato? Cercheranno di dare una risposta ai quesiti le indagini avviate dai carabinieri della compagnia di Casarano e l’autopsia disposta dal magistrato di turno.

Resta comunque  tanta amarezza per l’accaduto soprattutto nella moglie, Maria Rosaria De Maria e nei due figli, Andrea di 14 anni e Giulia di 10. Disperati anche i genitori e i fratelli: il più grande Sandro fa il finanziere a Casarano e da anni dirige la Protezione civile della città. L’altro fratello, più piccolo, Silvano, lavora come commesso in una farmacia di Taviano.

Tutti, in paese, dipingono  Carlo Noira come un bravo ragazzo, tranquillo e trasparente sotto tutti i punti di vista. Aveva tanti amici e anche se era stato trasferito a Taranto continuava ad abitare con la famiglia a Taviano, in via Torquato Tasso, 60. Negli anni scorsi, però, l’agente di polizia aveva avuto qualche problema con la droga, al punto che era stato sospeso dal lavoro quando era in servizio presso il commissariato di Gallipoli.

Ma un processo lo aveva reintegrato e il ministero dell’Interno lo aveva assegnato al commissariato di Taranto. L’avvocato Biagio Palamà, che lo aveva difeso nel processo lo ricorda così: «Carlo era un ragazzo solare, semplice, amava la vita come la amano i giovani. Era molto attaccato alla sua famiglia, ai figli, soprattutto, che adorava. Quello della droga era stato un momento di debolezza, assolutamente inconsistente e minimale, al punto che i giudici non avevano esitato a reintegrarlo nel servizio di fedele servitore dello stato».

Qualche difficoltà nella nuova sede di lavoro forse l’aveva incontrata, se è vero quanto aggiunge  l’avvocato Palamà: «Certo, forse, a Taranto non si trovava bene o, forse, il trasferimento l’aveva vissuto come una punizione troppo dura. Quell’andare e venire da Taranto, magari, non l’accettava».

Anche i colleghi di lavoro e gli amici del paese sono rimasti sconvolti per l’accaduto e si chiedono  come sia potuta accadere questa tragica fatalità. Carlo, per loro, era un amico a cui chiedere qualsiasi cosa.  E sono convinti, soprattutto, che niente nel suo modo di agire lasciava prevedere una fine così repentina. Adesso che non c’è più resta tanta tristezza nel cuore.       

Rocco Pasca

Commenta la notizia!